I lunghi giorni dell’addio

Silvestro, Attila, Musetto, Snatch

Oggi, che il tempo si è rimesso al brutto e piove, ho un po’ più di tempo per riflettere e raccogliere le idee, caro Silvestro.
Ho deciso che non terrò più un altro gatto: a me sembra ingiusta, anche se aiuta gli esseri umani a vivere, questa pratica di tenere in casa animali d’affezione o da compagnia, perché soprattutto chi vive in appartamento e non dispone di un giardino per farli uscire, deve castrarli o sterilizzarli.
E questa è una prima violenza!
Poi costringerli ad abitare nei nostri spazi ampi o angusti che siano, è una seconda forma di violenza nei loro confronti, abituati da millenni a vivere nell’ambiente naturale e a muoversi liberamente.
Infine stando insieme a noi, devono subire le nostre nevrosi e quelle dei vicini di sopra, di sotto e di fianco, e non sempre è un bel campionario di umanità, anzi!
Per tutto ciò, Silvestro, non cercherò nessun altro gatto che possa prendere il tuo posto, e ti sarò grato per tutta la vita dell’amore che ci hai dato, e che voglio credere di aver ricambiato al meglio delle nostre capacità.
Addio Silvestro, sarai sempre nel nostro cuore e nella nostra mente!

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Ciao, Silvestro!

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Questo, tu lo sai, non è il banale saluto di amici che si incontrano, ma il saluto di addio di amici per la vita come te e me: tu un gatto, io un essere umano, e dico che tu eri molto migliore di me, anche se ho la presunzione di pensare di non essere così gramo come essere umano, perché non bastono, non torturo e non uccido gli altri esseri viventi.

E mi piacerebbe avere tra le mani coloro che fanno ciò, per fargli assaggiare quanto sono pesanti le mie mani!

Oggi purtroppo ti devo salutare, perché te ne sei andato in silenzio, senza disturbare in punta di zampe, sul nostro letto, dove avevi passato tante notti, pago della nostra compagnia, e piango mentre scrivo queste cose, perché non ho avuto nessun amico come te, Silvestro.

E ti chiedo perdono, se non ho saputo difendere e proteggere di più la tua vita, di quanto tu hai saputo fare con la mia.

Ciao, Silvestro!

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Istat: “2,2 milioni di famiglie senza lavoro. Spesa sociale inefficiente, peggio di noi solo la Grecia”

Nel suo rapporto annuale 2016, l’istituto di statistica spiega che un minore su cinque è in condizione di povertà, mentre cresce la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Sei giovani su 10 vivono a casa dai genitori, uno su quattro non studia e non lavora. E si prevede che nel 2025 il tasso di occupazione resti ai livelli del 2010

Famiglie senza lavoro in aumento, una spesa sociale inefficiente, una crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Questo è il quadro fornito dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat, relativo al 2015. La fotografia scattata dall’istituto mostra che 6 giovani su 10 vivono ancora con i genitori, mentre uno su quattro non studia e non lavora. Il tutto in un contesto economico debole, con i prezzi che ristagnano o calano e un mercato del lavoro incerto: nel 2025, l’istituto prevede che l’occupazione rimanga ferma a un livello simile al 2010.

Oltre 2 milioni di famiglie senza lavoro. Un minore su 5 in condizione di povertà – In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L’incremento ha riguardato di più le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.

I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, scontando un peggioramento della loro condizione relativa anche rispetto alle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per i minori, che tra il 1997 e il 2011 era oscillata su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è stata di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.

La spesa sociale è inefficiente, peggio di noi solo la Grecia. E aumenta la disuguaglianza – Il sistema di protezione sociale italiano è tra quelli europei “uno dei meno efficaci“. Lo rileva il Rapporto annuale Istat 2016, evidenziando come “la spesa pensionistica comprime il resto dei trasferimenti sociali”, aumentando il rischio povertà. Nel 2014 il tasso delle persone a rischio si riduceva dopo il trasferimenti di 5,3 punti (dal 24,7% al 19,4%) a fronte di una riduzione media nell’Ue di 8,9 punti. Solo in Grecia il sistema di aiuti è meno efficiente che in Italia.

In Italia, sottolinea l’Istat, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito (misurata attraverso l’indice di Gini sui redditi individuali lordi da lavoro) è aumentata da 0,40 a 0,51 tra il 1990 e il 2010; si tratta dell’incremento più alto tra i paesi per i quali sono disponibili i dati.

Sei giovani su 10 a casa dai genitori. Il 25% non studia e non lavora – La generazione dei bamboccioni non molla: nel 2014 più di 6 giovani su 10 (62,5%) tra i 18 e i 34 anni hanno vissuto ancora a casa con i genitori. Il dato ha riguardato nel 68% dei casi i ragazzi e nel 57% le ragazze. Nel contesto europeo l’Italia si schiera quindi in pieno con le medie dei paesi mediterranei (“dove i legami sono ‘fortì”), a fronte di una media Ue del 48,1%.

Sono più di 2,3 milioni nel 2015 i giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione (Neet), di cui tre su quattro vorrebbero lavorare. I Neet sono aumentati di oltre mezzo milione sul 2008 ma diminuiscono di 64mila unità nell’ultimo anno (-2,7%). L’incidenza dei Neet sui giovani di 15-29 anni è al 25,7%(+6,4 punti percentuali su 2008 e -0,6 punti su 2014).

Dopo la laurea i giovani non cercano lavoro, ma continuano a studiare – Rispetto a una ventina di anni fa sono quasi raddoppiati i giovani che a tre anni dalla laurea non cercano lavoro, la maggior parte perché ha deciso di continuare a studiare. A tre anni dal conseguimento del titolo, nel 1991 i laureati occupati erano il 77,1%. Questo valore è sceso al 72% nel 2015, anno nel quale non cercano lavoro circa il 12,5% dei giovani laureati, quasi il doppio di quelli del 1991 (6,6%). Quest’ultimo dato va letto – spiegano i ricercatori – assieme al fenomeno della prosecuzione delle attività di formazione: nel 2015, infatti, il 78,7% di coloro che dichiarano di non cercare lavoro risultano impegnati in dottorati, master, stage o ulteriori corsi di laurea, quando nel 1991 la stessa quota era pari a 59,7%.

Mercato del lavoro incerto: nel 2025 la stessa occupazione del 2010 – Nel 2016 l’andamento dei prezzi “appare ancora molto debole” e quello del mercato del lavoro “è incerto“. Lo afferma l’Istat nell’ultimo rapporto annuale, ritenendo “plausibile”, per il primo semestre, il succedersi di periodi di debole crescita tendenziale dei prezzi e di episodi deflazionistici. La ripresa dei consumi risulta infatti insufficiente a bilanciare il calo dei prezzi energetici. Allo stesso tempo, il mercato del lavoro nei primi tre mesi 2016 mostra una sostanziale stabilità degli occupati. L’Istat prevede inoltre, in un esercizio statistico, “un miglioramento piuttosto modesto del grado di utilizzo dell’offerta di lavoro” nei prossimi anni. Nel 2025 il tasso di occupazione potrebbe così restare “prossimo a quello del 2010, a meno che non intervengano politiche di sostegno alla domanda di beni e servizi e un ampliamento della base produttiva”.

Aumentano gli occupati, ma dal 2008 scende l’incidenza del lavoro stabile. Nel 2015 gli occupati in Italia sono 22,5 milioni, 186mila in più sull’anno (+0,8%). L’anno scorso il contratto a tempo indeterminato è stato il più diffuso: vi hanno fatto ricorso quasi due terzi delle aziende manifatturiere e del terziario. Nonostante l’aumento dei contratti fissi, l’incidenza del lavoro standard sul totale degli occupati è scesa al 73,4% nel 2015 dal 77% del 2008 con 1,3 milioni di occupati in meno. A trainare le assunzioni, in particolare nelle imprese manifatturiere, sono stati in primis gli sgravi contributivi.

La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Nel 2015 minimo storico per le nascite – Al 1° gennaio 2016 la stima della popolazione italiana è di 60,7 milioni di residenti (-139mila sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania. Nel desolante quadro demografico si inserisce il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488mila, 15mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna.

Il fatto quotidiano    20 mag 2016

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Il fascismo di ieri, il fascismo di oggi

La banca americana JP Morgan ha dettato alla politica la sua linea per il presente e il futuro: gli Stati di tutto il mondo devono essere gestiti come aziende, in cui l’unico fine da perseguire è il profitto per banchieri e finanzieri, con la cancellazione delle Costituzioni, dei diritti per i lavoratori e dello stato sociale.

Questo è il programma del governo Renzi in Italia, premier di estrazione socialista (sic!)
Figuriamoci se fosse stato un fascista dichiarato.
La verità è, come ha scritto Luciano Gallino nei suoi libri, che i governi sia di centro-destra che di centro-sinistra perseguono ormai da molti anni in tutto il mondo i dettami di politica economica neoliberista, che rispondono alle linee guida di JP Morgan.
E allora che fare?
Anzicché correre dietro alle stronzate del ns. premier e del ministro Padoan, dobbiamo ribellarci!
Perché è vero, ciò che hanno già detto in passato politologi onesti e di chiara fama, e che è stato ribadito ieri sera da Di Majo del M5S nella trasmissione “8 e mezzo” di Lilli Gruber: oggi i golpe, almeno in Europa e in Italia, non si fanno più con i carri armati, ma mettendo il bavaglio all’informazione con le concentrazioni editoriali e le nomine di direttori di testata genuflessi (il Referendum sulle trivellazioni in mare docet) e stravolgendo la nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Glielo chiede JP Morgan!

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Putin shock: “I Politici Italiani? In Russia molti già sarebbero morti!”

– Da Mosca le parole durissime del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nei confronti del governo Italiano.

Dal Cremlino Putin è stato raggiunto da un giornalista, Mike Underhill, che gli ha sottoposto personalmente diverse domande riguardo le varie politiche internazionali.

Una delle domande sottoposte a Putin è stata quella di descrivere e commentare la “situazione Italiana” in questo momento storico particolarmente difficile. Il presidente ha risposto energicamente e duramente alla domanda sostenendo che la politica Italiana sia “morta”.

Una delle tesi proposte da Putin è quella che i politici Italiani, essendo governanti di uno Stato da un irrilevante peso internazionale, si siano svenduti ai migliori offerenti.

In questo caso si riferisce alla questione Franco-Tedesca oltre a quella Americana, che secondo il presidente ha schiacciato e annullato qualsiasi potere politico Italiano nei confronti della comunità internazionale.

A proposito della corruzione dilagante italiana, Putin esprime un pensiero sulla classe politica del Bel Paese: ” Io amo l’Italia, uno dei paesi più affascinanti del mondo. Un posto magnifico che ho avuto il piacere di conoscere” – ” Mi dispiace vedere che in Italia la classe politica si sia svenduta ad interessi bassi e privi di senso. In Russia a meno che non si parli di cifre davvero indicibili, i nostri dirigenti preferiscono perseguire gli interessi della Nazione piuttosto che  quelli personali.” – ” Ho sentito parlare di uomini politici italiani avere accettato mazzette da manager di banche e istituti di credito Tedeschi affinché votassero o meno proposte di legge fondamentali – Questo in Russia non potrebbe accadere – Quando noi dirigenti abbiamo anche un solo sospetto di corruzione legata a un nostro politico questo è tenuto a dimettersi immediatamente” e conclude: “Noi russi amiamo la nostra coscienza nazionale, la storia ce lo insegna, e dunque qualsiasi politico si azzardasse a tradire la fiducia del suo popolo questo rischierebbe seriamente la morte” e infine: ” I Politici Italiani? In Russia alcuni di loro sarebbero già morti”
Spiazzanti, dure e assordanti le parole proferite da Putin, uno dei capi politici più carismatici ed amati del nostro tempo. Una lezione di politica alla nostra classe dirigente ma anche a noi Italiani.

Sì, perchè, in sostanza, Putin ritiene non meritevole un popolo che oltraggiato, non riesce a farsi sentire.

Questa nient’altro che l’ennesimo atto di derisione da parte di altre nazioni. Riuscirà un giorno l’Italia a ergersi quale grande potenza, svestendo il ruolo da “ultimo della classe” quale ricopre ormai da molto tempo?  Ai posteri l’ardua sentenza.

Posted on maggio 6, 2016 by Video in Rete

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BREAKING! TTIP leaks: Greenpeace Olanda rivela i testi segreti del TTIP

Avevamo ragione: confermati rischi per clima, ambiente e sicurezza dei consumatori

I cittadini hanno diritto di sapere: Greenpeace Olanda pubblica oggi su www.ttip-leaks.org parte dei testi negoziali del TTIP per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. È la prima volta che i cittadini europei possono confrontare le posizioni negoziali dell’UE e degli USA.

Questi documenti svelano che noi e la società civile avevamo ragione a essere preoccupati: con questi negoziati segreti rischiamo di perdere i progressi acquisiti con grandi sacrifici nella tutela ambientale e nella salute pubblica!

Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e dei consumatori, quattro gli aspetti seriamente preoccupanti:
•Tutele ambientali acquisite da tempo sembra siano sparite

Nessuno dei capitoli che abbiamo visto fa alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, OMC) permette agli stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante.
•La protezione del clima sarà più difficile con il TTIP

Gli Accordi sul Clima di Parigi chiariscono un punto: dobbiamo mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Ma non c’è alcun riferimento alla protezione del clima nei testi ottenuti.
•La fine del principio di precauzione

Il principio di precauzione, inglobato nel Trattato UE, non è menzionato nei capitoli sulla “Cooperazione Regolatoria”, né in nessuno degli altri 12 capitoli ottenuti. D’altra parte, la richiesta USA per un approccio “basato sui rischi” che si propone di gestire le sostanze pericolose piuttosto che evitarle, è evidente in vari capitoli. Questo approccio mina le capacità del legislatore di definire misure preventive, per esempio rispetto a sostanze controverse come le sostanze chimiche note quali interferenti endocrine (c.d. hormone disruptors).
•Porte aperte all’ingerenza dell’industria e delle multinazionali

Mentre le proposte contenute nei documenti pubblicati minacciano la protezione dell’ambiente e dei consumatori, il grande business ha quello che vuole. Le grandi aziende ottengono garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi.

I documenti mostrano chiaramente che mentre la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, l’industria ha avuto invece una voce privilegiata su decisioni importanti.

Il rapporto pubblico reso noto di recente dall’UE ha solo un piccolo riferimento al contributo delle imprese, mentre i documenti citano ripetutamente il bisogno di ulteriori consultazioni con le aziende e menzionano in modo esplicito come siano stati raccolti i pareri delle medesime.

I documenti pubblicati da Greenpeace Olanda constano di 248 pagine in un linguaggio legale tecnicamente complesso: 13 capitoli di “testo consolidato” del TTIP più una nota interna dell’UE sullo stato del negoziato (Tactical State of Play of TTIP Negotiations – March 2016). Greenpeace Olanda ha lavorato assieme al rinomato network di ricerca tedesco di NDR, WDR and Süddeutscher Zeitung. Fino ad ora i rappresentanti eletti avevano potuto vedere parte di questi documenti in stanze di sicurezza, con guardie, senza consulenti esperti e senza poterne discutere con nessuno. Con questa pubblicazione, milioni di cittadini hanno la possibilità di verificare l’operato dei propri governi e discuterne con i loro rappresentanti.

Chi ha cura delle questioni ambientali, del benessere degli animali, dei diritti dei lavoratori o della privacy su internet dovrebbe essere preoccupato per quel che c’è in questi documenti. Il TTIP, si svela per ciò che davvero è: un grande trasferimento di poteri democratici dai cittadini al grande business.

Per fermare il TTIP, tutelare i diritti e i beni comuni e costruire un altro modello sociale ed economico, equo e democratico, ti aspettiamo sabato 7 maggio 2016 a Roma per un grande appuntamento nazionale!

da Greenpeacenews 2 maggio 2016

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La Resistenza di ieri, la Resistenza di oggi

“alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,

ma nessuno o pochi si domandano:

se avessi fatto  anch’io il mio dovere

se avessi cercato  di far valere la mia volontà

sarebbe successo ciò che è successo?”

Antonio Gramsci

Quest’anno ad Assago, durante la manifestazione organizzata dal Comune per il 25 aprile davanti al monumento dedicato ai nostri partigiani, c’è stato anche il mio intervento in qualità di presidente dell’ Anpi di Assago.

E dire quel che andavo pensando da tempo: ” Non è questa l’ Italia per cui hanno combattuto e sono morti i Partigiani: gli spazi di democrazia si stanno restringendo in Italia, in Europa e in tutto il mondo.

Basti pensare al TTIP, quello sciagurato Trattato transatlantico di partnerariato per il commercio e gli investimenti, condotto in gran segreto tra Unione europea e Stati uniti d’America e che sarà una corda al collo per tutti i popoli.

Basti pensare nel nostro paese alla Riforma costituzionale del Senato e alla legge elettorale dell’italicum, che consegneranno il Parlamento al Premier di turno e che ne disporrà a suo piacimento; allo scippo del Referendum sull’ acqua pubblica, votato dal 54% degli aventi diritto al voto e vinto a larghissima maggioranza dai cittadini, che la vogliono affidata a mani pubbliche e che è stato disatteso nella legge appena approvata; basti pensare al recente Referendum sulle trivellazioni in mare, per cui il Presidente del consiglio ha invitato ad andare appunto al mare, quale mare se poi sarà inquinato?

E poi le trivellazioni nei territori, in Basilicata, dove gli effetti si vedono da anni con l’ aumento delle malattie e le morti per tumore e che ci saranno anche qua, sul nostro territorio a causa di una concessione già data alla società Appenine Energy per estrarre gas nel comune di Zibido S. Giacomo, concessione che si estende fino ad Assago.

E ho taciuto del Ponte sullo stretto di Messina e del Muos sempre in Sicilia, del Tav in val di Susa e della variante di valico tra Liguria e Piemonte, delle opere inutili già realizzate come la Brebemi e la Tangenziale est esterna e della progettata Tangenziale ovest esterna, con un’ulteriore scempio e consumo di territorio.

No! Non era questa l’Italia che sognavano i Partigiani!

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