Precarietà n.1

Presentando per la prima volta il nostro sito Spartaco – Movimento per la liberazione dalla schiavitù del precariato, affermai la mia volontà  di costruire un sindacato dei precari giovani e maturi per liberarci da questa condizione.
Questo è il grande problema del mondo sviluppato in Italia, in Europa come in Nordamerica: in tutto il mondo i lavoratori vivono una situazione di sfruttamento paragonabile forse alla condizione dei proletari degli albori del novecento.
Infatti sostengo che i precari di oggi sono come i proletari di allora, anche se conosco le condizioni di lavoro e di vita degli operai, seppure inquadrati come dipendenti.
Ma la nostra lotta ed il nostro movimento non vuole mettersi in contrapposizione agli operai ed agli impiegati, inquadrati regolarmente, anche loro a rischio precarizzazione, ma piuttosto cercare dei punti di contatto e fare un’alleanza contro i padroni di sempre.
Padroni che nei paesi del primo mondo sfruttano come quelli “delle ferriere” e nei paesi dell’Europa dell’Est sfruttano e riducono in schiavitù uomini e donne, con l’aggiunta della schiavitù sessuale per le giovani donne, spedite come carne da marciapiede nell’Europa più ricca. Per non dire di quanto succede nei paesi dell’estremo oriente come il Nepal o la Birmania, in cui le ragazze e le bambine vengono costrette con l’inganno nei bordelli indiani o thailandesi.
Se quello che abbiamo oggi è l’impero del Bene, evviva l’impero del Male, viene da esclamare!
Dal crollo dell’Unione Sovietica le condizioni di lavoro e di vita sono peggiorate per i lavoratori in tutto il mondo industrializzato, i paesi del terzo e quarto mondo sono almeno trenta volte più poveri che nel 1968.
E allora che fare?
Oggi l’unico faro di socialismo rimasto acceso è la Cuba di Fidel Castro, che con la sua stoica resistenza all’embargo imposto dagli Stati Uniti, ha costituito un punto di riferimento per i paesi del Sudamerica ed ha permesso così l’affermarsi di governi progressisti in quella parte del globo, con l’eccezione del Messico, in odore di brogli elettorali.
Ma come non rallegrarsi che oggi Brasile, Argentina, Cile, Bolivia, Venezuela ed altri ancora sono governati da presidenti democratici, e non più da assassini e torturatori!
Io credo che i lavoratori europei e nordamericani oggi debbano guardare all’anelito di liberazione che spira dal Sudamerica, in primis dalla Cuba di Fidel Castro, per rovesciare questo mondo di sfruttatori e predoni.
Come dimostrano le guerre combattute in Iraq ed in Afghanistan, dove i paesi capitalisti mandano le truppe perché lì c’è il petrolio oppure perché ha vitale importanza strategica; in Ruanda e Darfur invece, dove non c’ è nulla, le popolazioni locali sono lasciate libere di scannarsi, anzi qui l’affare è vendere loro le armi, così si possono rinnovare ed ammodernare gli arsenali dei paesi ricchi.

 

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