Una società dove non c’è posto per tutti

Dal sito web dell’amico e socio ATDAL Over40 e Lavoro Over40 Pietro Pacelli (www.pietropacelli.com) il quale ha dedicato una sezione del sito all’argomento che interessa le nostre Associazioni

Una società dove non c’è posto per tutti Gli over 40? A riposo forzato (e non retribuito) Per non parlare di chi ha superato i 50 anni; in una Società dove vale solo la giovinezza, il successo, la forma fisica, la bellezza, i lustrini e le luci sfavillanti, non c’è posto per chi ha un qualsivoglia problema, sia esso fisico, psicologico o anche anagrafico.
Le discriminazioni sono in una fase crescente.
Dopo gli handicappati, i diversi e i poveri, tocca alle persone considerate anziane subire processi di allontanamento e di delegittimazione intollerabili.
Questa doveva essere la Società delle opportunità (per tutti) e della solidarietà (per chi ne aveva bisogno).
Ma ormai si avvia, sempre più, a divenire il luogo dove vale soltanto la ricchezza (di chi la possiede già), senza che nessuna si chieda come sia stata costruita. Vi sono persone che nuotano nell’oro e delle quali si conosce il passato non certo lodevole. Nessuno gli fa domande; quasi tutti li trattano con riverenza.
Un tempo, nelle Società che noi amiamo definire barbare, il culto della persona anziana era sacro ed inviolabile; spesso ad esse competeva occuparsi non solo dell’educazione dei più giovani, ma anche del controllo dello stato.
A loro spettava proclamare una guerra, firmare una pace, emanare una legge, stilare una costituzione.
Oggi non è più così; la nostra Società è passata con disinvoltura, cinismo e spietatezza all’eccesso opposto.
In questo caso, però, esiste un problema.
Gli over 40 (o gli over 50-60…etc.) non sono un peso, ma una risorsa.
A parte il fatto che a quell’età qualcuno deve ancora mettere su famiglia, e quindi ripiombare, per dovere d’ufficio, nella fascia “giovanile”, un quaranta-cinquantenne dispone di conoscenze, esperienze, professionalità e capacità che potrebbero e dovrebbero essere valorizzate anche dalla più dura Società del profitto e dell’apparire.
Ma allora perché si discrimina una risorsa? La triste ragione va ricercata nell’assunto che il pregiudizio, una volta tanto, supera le ragioni dell’economia, la sovrastruttura si vendica della struttura, l’effimero del concreto, l’esteriorità della sostanza.

E’ triste ma è così: esistono controtendenze in qualche realtà sensibile, dove Amministratori dotati di rispetto, coscienza e intelligenza agiscono in controtendenza, invertendo la rotta e adottando politiche mirate ed efficaci; è giusto dare questi riconoscimenti laddove essi si verifichino. Purtroppo, però, si tratta di gocce che evaporano in un mare di indifferenza e di ostilità.
Allora è indispensabile, come sempre avviene, che chi si trova in quella situazione reagisca.
Chi si limita a subire soltanto è destinato inevitabilmente alla più crudele delle prospettive: l’accettazione del proprio destino che non è mai barbaro e cinico, ma sempre imposto o subito.
In questa Società prevale la forza. Allora gli over 40 o 50 devono divenire una forza e pretendere con la determinazione e l’organizzazione quel rispetto e quella dignità che vengono loro negate senza nemmeno troppo nasconderlo.
Le attuali organizzazioni ATDAL e Lavoro over 40 costituiscono un buon inizio, ma occorre un forte salto di qualità e di potenza.
Non ci si deve affidare alle leggerissime leggi di tutela leggiadra e ininfluente che ogni tanto vengono qua e là abbozzate, discusse e, talvolta, anche promulgate. Bisogna essere consapevoli che questi sono problemi strutturali, duri e tenaci, che hanno fortemente radicato nell’economia più profonda,che si sedimentano nella coscienza delle giovani generazioni e si consolidano, si solidificano, formano nuove culture della separazione, della differenza, della discriminazione.
Chi sta in quella posizione non deve rinchiudersi in casa, deve uscire, partecipare alle battaglie giustissime che vengono condotte e impegnarsi al massimo. Perché vincere questa battaglia per la dignità non è soltanto possibile.
E’ anche bello.

Riguardo “Una società dove non c’è posto per tutti”, concordo con la Sua analisi, ed aggiungo: finora ATDAL ha battuto la strada di smuovere le istituzioni (Parlamento, Regione Lombardia) per ottenere leggi di sostegno al reddito ed accompagnamento alla pensione per chi ha almeno trent’anni di contributi, mentre Lavoro Over 40 almeno a Milano cerca il dialogo con le imprese per eliminare la discriminazione anagrafica dalle ricerche di personale.
Mi rendo conto che siamo ancora all’anno zero, ma la realtà milanese è rappresentata da persone non facili da mobilitare (alla manifestazione del “may day” dei precari il 1° maggio di quest’anno con lo striscione di ATDAL eravamo in dodici su centomila persone); d’altra parte Lavoro Over 40 a Milano è su posizioni assai più moderate, si rifiuta di fare politica, scambiando la pratica politica con la pratica partitica.

Ed invece il Suo documento è giustamente molto politico, almeno nell’accezione con cui si intendeva la politica nel ’68! E da qui possiamo ricominciare.

 

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