Dai lager ai call center

…Infatti, se prendiamo qualunque manuale di storia del nazismo e cerchiamo di capire i motivi economici che avrebbero potuto spingere il Reich alla costruzione dei campi, ci accorgiamo senza troppe difficoltà che la deportazione fu un vero e proprio business. Le industrie più famose (dalla I.G. Farben, alla OSRAM, alla Bayer, alla stessa Organizzazione Todt solo per citarne alcune), traevano un profitto considerevole dalla deportazione. Le fabbriche private, che costituivano la maggior parte degli “acquirenti” dei deportati, pagavano, generalmente, circa tre marchi giornalieri ad operaio per una giornata lavorativa di dodici ore. Questi soldi, una cifra irrisoria rispetto ai soldi che avrebbero dovuto sborsare per un operaio civile, non erano pagati ai deportati, come sembra ovvio, ma alle SS.
Considerando che un deportato di sesso femminile veniva a costare quotidianamente al Reich all’incirca un marco e 22 centesimi, mentre un deportato di sesso maschile costava un marco e 34 centesimi, i conti sono facilmente ottenibili. Il profitto medio giornaliero per ogni deportato maschio per il Reich era di circa uno e 66 centesimi, mentre per ogni deportato donna era di circa un marco e 78 centesimi.
Non dimentichiamo che le imprese statali (come la Luftwaffe, la stessa Todt, l’esercito, gli armamenti, l’organizzazione Speer, etc.), evidentemente, avevano tutto da guadagnare su un lavoro effettuato (quasi) gratuitamente.
Quindi, i detenuti hanno senza dubbio, almeno in molti casi, contribuito a mantenere il Reich, e quindi, paradosso dei paradossi, la stessa guerra e ideologia che li aveva resi schiavi e privati dell’individualità. (fonte: Wikipedia)
Se per gioco sostituiamo alla parola Reich la parola globalizzazione, sistema economico mondiale attualmente vigente, alle industrie di allora le imprese economiche più potenti di oggi, alle SS gli imprenditori dei call-center e dei contact-center, che lavorano per i suddetti committenti, alla parola detenuti, i lavoratori, avremo in parallelo la condizione dei precari di oggi: sfruttati, sottopagati, a rischio sopravvivenza per l’immediato e per il futuro, quando andranno in pensione, se mai ci arriveranno…

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