Un’analisi molto precisa

Riportiamo qui di seguito una mail di una socia di ATDAL riguardo l’iniziativa di Spartaco, che include un’analisi precisa e lucida della situazione attuale. Grazie

Plaudo all’idea del sindacato: è esattamente quello che ci vuole.
Siamo in un’epoca di schiavitù (che non è nè vecchia nè nuova, semplicemente non ha mai smesso di esistere – se non cambiando forma) e quello che serve è ricreare una nuova forma di solidarietà.
Non mi sento affatto responsabile dell’invidualismo imperante che non ho collaborato a costruire, anzi che personalmente ho contrastato in tutte le occasioni, prendendomi spesso anche l’etichetta di nostalgica e illusa (se non di peggio).

D’altronde si può solo andare avanti (almeno per limitare i danni) finchè non si sveglieranno anche quelli che ancora “dormono” nella beata illusione (quella sì) che l’attuale sia “l’unico dei mondi possibili” (anche se tutti vedono che non è affatto il migliore..).

Il messaggio a cui tutti fingono di dover credere è che non si possa avere nulla di diverso, che le regole del gioco siano ormai definite irreversibilmente una volta per tutte. Questo vedo nei discorsi dei colleghi – e conoscenti – giovani. Insoddisfazione, ma anche rassegnazione totale.

Individualismo? Sì, ma solo funzionale a una esasperata logica di “mercato”.
Un individualismo per spezzare la possibilità di aggregazione, stimolare la competizione, lusingando le persone con l’idea del valore individuale, che invece è totalmente negato.
La tendenza è all’esagerata intercambiabilità degli esseri umani, come prodotti sullo scaffale di un gigantesco “usa e getta” delle persone (sono solo io a rabbrividire alla definizione “mercato del lavoro”?)
Quella dalla quale si deve ripartire è la vera centralità del valore umano.

E non è solo l’individualismo a essere il problema della generazione più giovane. E’ l’essere cresciuta senza doversi conquistare niente.
Una generazione che ha trovato tutto scodellato dalle generazioni precedenti e non ha imparato a rimboccarsi le maniche, quindi si affloscia e non combatte.
Questo semmai è stato il vero errore della nostra generazione (io personalmente non ho figli e non intendo colpevolizzare chi li ha. Non è stato il risultato della sola educazione genitoriale, ma anche molto dell’atmosfera collettiva): l’avere reso la vita troppo facile credendo forse anche in prima persona (almeno per un certo periodo) che “le lotte erano finite”.
Non sono un’estimatrice della lotta fine a sè stessa, ma dell’impegno sì.

Ormai tutto è precario, a termine, flessibile, relativo… nel lavoro, ma anche nella vita relazionale e sociale. Cosa nasconde questo?
La mancanza di impegno definitivo e totale verso un obiettivo.

Forse questo insegnamento, se abbiamo abdicato dal passarlo a tempo debito, è il momento che ci impegnamo (anche noi!) a passarlo adesso.
Non penso che le nuove generazioni siano in grado di crearselo. E’ mancato il modello.

Tocca a noi scrollarli dall’apatia e a loro stare sufficientemente male finchè non si daranno una mossa..

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