Aldo Nove: “Mi chiamo Roberta,ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…”

La classe operaia va all’ inferno: si potrebbe così riassumere il contenuto del libro di Aldo Nove (ed. Einaudi ).

Una serie di 14 interviste precedute da un breve commento dell’autore: testimonianze che per una volta non passano attraverso il filtro dei leader politici o sindacali ma che ci giungono dalla viva voce dei precari stessi, quelli veri, quelli di cui tutti parlano ma che nessuno ascolta.
Non un libro sulla precarietà ma dalla precarietà.

Il dato emergente in tutti gli intervistati riguarda l’angoscia del futuro, il loro vivere l’aggressività del quotidiano in una sorta di iperrealismo allucinato dove ogni pensiero, ogni facoltà, ogni aspirazione, ogni energia psicofisica vengono fagocitate dalla bruta necessità di doversi adattare a un mercato del lavoro iniquo.

La civiltà dei consumi finalmente getta la maschera e mostra il suo vero volto: dopo aver lusingato per decenni i ceti umili con la promessa di un avvenire di benessere allo scopo di allontanarli dall’orbita socialista ora, che quest’ultima minaccia pare sventata, cadono le ultime ipocrisie e, attraverso il libro di Nove, gettiamo uno sguardo sullo spettacolo di macerie umane che quella civiltà ha prodotto.

La civiltà dei consumi dopo aver sfruttato la natura e il Terzo mondo non ha voluto sottrarsi all’ultima tentazione: quella di trasformare lo stesso uomo occidentale, di cui è figlia, in merce vendibile, acquistabile, contrattabile, manipolabile.

E c’è l’impressione che l’umanità dolente che Nove ci presenta come in una visione dantesca, non sia frutto di un errore di pianificazione o sia solo l’effetto transitorio di un sistema che prima o poi provvederà a correggersi da solo come vuole la teoria della

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10 thoughts on “Aldo Nove: “Mi chiamo Roberta,ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…”

  1. suggerirei una confezione regalo all’assessore al lavoro della regione Sardegna, che afferma che c’è una forte domanda di lavoratori ultraquarantenni e a tutti quelli col salame sugli occhi.Infine, copia a Confindustria.
    Vi ho linkato sul mio blog.

  2. se clicchi sul mio nome nel commento, ti appare il mio blog, che è di tipo tecnico, si occupa di scienze e problemi dei biologi perennemente disoccupati.Praticamente mi sono linkata da sola! Ciao

  3. Rosi,

    ho detto un occhiata veloce al tuo blog: devo farti i complimenti perchè mi sembra molto ben fatto.
    Circa la Sardegna sul libro di Aldo Nove c’è una testimonianza fra le più toccanti che abbia mai sentito: è la storia di un pastore sardo con tanto di partita iva, uno dei tanti “imprenditori di se stessi” reclamizzati dalla civiltà turbocapitalista, che fanno la fame.
    Le grandi imprese che producono alimentari hanno formato un cartello ( esattamente come le industrie petrolifere o le società di assicurazioni) per comprare il latte ovino a un prezzo imposto naturalmente molto conveniente per loro. Risultato: le industrie casearie italiane prosperano, i pastori sardi fanno la fame. Il latte sardo, comprato a prezzi di svendita dalle industrie di cui sopra, viene esportato in Turchia, dove la mano d’opera costa meno, e impiegato per produrre il pecorino sardo. A questo punto il formaggio confezionato viene importato

  4. A questo punto il formaggio confezionato viene importato in Italia, etichettato col marchio D.O.P. e rivenduto sul mercato italiano.
    La competizione economica e la necessità della flessibilità proclamata dai regimi degli ultimi decenni esiste solo a bassi livelli: ad alti livelli ( leggi politica dei prezzi bloccati, ossia i “cartelli” delle grandi industrie) vige in realtà una rigidità strutturale tale da eliminare qualsiasi tipo di competizione nell’offerta dei prodotti: ognuno ha la sua fetta di mercato praticamente intoccabile.
    Noi non viviamo in un regime liberale, noi viviamo in un regime totalmente inedito mai verificatosi nella storia dell’umanità peggiore, per i ceti a basso reddito, dello stesso liberalismo.
    Ne parlerò forse in un prossimo post.

    Un caro saluto.

  5. Questo annoso problema del latte è molto sentito dalle nostre comunità.Abbiamo un cartello di pochi trasformatori e se la scampano solo i consorziati. Ma conviene ancora formare cooperative?
    Grazie per i complimenti, avete per caso seguito stamattina l’intervento su RAI1 dell’economista c***ola? Sono rimasta basita dalla quantità enorme di stupidaggini a commento del precariato.Cercatevelo, era indignato persino il moderatore.E vi posso assicurare che molte persone qui che hanno il lavoro fisso, la pensano allo stesso modo. Quando la finiranno di dire che è una ostra scelta?

  6. Cara Rosi,
    ho letto sul tuo blog l’articolo che hai dedicato all’ economista c***ola, riguardo il suo intervento ad una recente trasmissione su Rai 1.
    Il problema, secondo me, è che questo soggetto legato ad un ben noto carro di partito, ha la possibilità di sparare le sue cazzate, proprio in virtù di questo legame, mentre ai giovani precari ed ai precari in età matura, questa opportunità è concessa con il contagocce: io sono stato invitato a Racconti di vita del 29 aprile di quest’anno da Giovanni Anversa su Rai Tre, Raffaella D’Alessandro di ATDAL Lazio è andata a Cominciamo Bene su Rai 2 qualche settimana fa.
    Ma abbiamo ancora troppo poca audience!
    Ho scritto di recente a Riccardo Iacona per la sua prossima trasmissione

  7. Mi ha risposto subito, ringraziandomi per la segnalazione.
    Stiamo a vedere se succede qualcosa.
    Ciao.

    Fedele

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