Cambiare rotta!

Sono ormai quindici anni, che le pensioni hanno perso gradualmente il loro potere d’acquisto, ed almeno un decennio che il lavoro è diventato prevalentemente precario per i giovani ed i lavoratori in età matura espulsi dalle aziende che ristrutturano, delocalizzano, scompaiono…
Sembra di vivere in una realtà immateriale senza certezze, senza futuro, senza speranza.

Non esistono governi amici: il primo governo dell’ Ulivo promulgò il famigerato pacchetto Treu (1997), che aprì le porte alla flessibilità del lavoro, poi il governo Berlusconi le ha spalancate alla precarietà con la legge Maroni (più nota come legge Biagi) ed i provvedimenti legislativi successivi.
Ora a distanza di dieci anni da quel primo “pacco”, ci lecchiamo ancora le ferite di un mondo del lavoro diventato senza garanzie, senza tutele e quindi senza diritti per i lavoratori. In una parola senza dignità.

E a questo punto che fare?

Bisogna unire le legittime richieste dei pensionati alle giuste rivendicazioni dei precari ed alle lotte dei lavoratori dipendenti. Per cambiare finalmente rotta!

 

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4 thoughts on “Cambiare rotta!

  1. Non c’è dubbio che la situazione dei precari italiani, a meno che non si verifichi un mutamento deciso di rotta, è destinata a sfociare nella catastrofe.
    Ritengo che solo coagulandosi in una grande entità partitica o sindacale i lavoratori possono sperare nel cambiamento. La prima cosa da combattere è la frammentazione: solo un partito o un organizzazione sindacale che si occupi specificatamente dei problemi legati al precariato omettendo del tutto temi non pertinenti, come i diritti degli omosessuali, il problema del bullismo nelle scuole, del dialogo con la sinistra, etc., può duplicare il “miracolo” già accaduto anni fa in occasione dell’emergere della Lega Nord: cioè la nascita di un partito o sindacato dei lavoratori forte, coeso, unito che faccia da elemento di rottura verso il sistema e che si proponga come terza alternativa fra i due poli borghesi.
    Solo di fronte a un interlocutore forte questi saranno costretti a s

  2. Solo di fronte a un interlocutore forte questi saranno costretti a scendere a patti sui temi del lavoro e solo con una forte rappresentanza parlamentare saranno possibili modifiche legislative radicali.

  3. Non abbiamo forza contrattuale, siamo inesistenti per i sindacati,per le forze politiche, di qualsiasi coalizione, che ci tengono nel precariato perchè serviamo come riserva di voti inesauribile nel tempo, che si esaurirebbe se trovassimo qualcosa di definitivo. Secondo me qui si è fatto un errore madornale di valutazione: si è voluto applicare il concetto di impiego all’americana, basato sulla possibilità di crescita e di mobilità,in un paese che è molto diverso, in cui non esiste banca che ti fa un prestito solo sulla base di un progetto, in cui le agenzie interinali sono solo di facciata e le assunzioni funzionano col vecchio metodo di ” conosco un parente di un parente”. Chi ha perso il lavoro deve combattere anni per riaverne un’altro, anche non necessariamente altrettanto qualificato. Così la flessibilità è una scusa per delocalizzare le aziende in paesi dove i diritti sindacali non esistono:cito il caso Unilever-A

  4. Algida di Cagliari, dove da una serie di gratificazione per l’eccellente produzione si è passati nel giro di poco tempo alla chiusura per delocalizzazione nei paesi dell’est,come se niente fosse.
    E’ ora che ci si accorga che la disoccupazione non è più solo un flagello dell’età giovanile e si comincino a fare politiche di reinserimento anche per chi non ha più vent’anni.

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