Klassenkampf globalisieren!

Nuove norme per il superamento del precariato e la dignità del lavoro, recita la locandina che annuncia l’assemblea di ieri sera a Bergamo.
Sono presenti illustri relatori come il professor Alleva del Centro diritti del lavoro della Sinistra Europea, ed il professor Garibaldo, che ha sostituito all’ultimo momento il sociologo Gallino dell’Università degli Studi di Torino.
I due esperti ci hanno presentato con dovizia di particolari la legislazione del lavoro attuale che discende dal pacchetto Treu e dalla legge Maroni (meglio conosciuta come legge Biagi), spiegandoci che il libro bianco di Biagi sviluppò il libro verde dell’Unione europea sui nuovi indirizzi che dovevano regolare i rapporti di lavoro.
L’orientamento esplicito del libro verde dell’Unione europea è per la personalizzazione sempre più marcata del rapporto di lavoro, il famoso contratto ‘ad personam’, sperimentato già dalle multinazionali a partire dalla metà degli anni ’90: su un nucleo ristretto di lavoratori, ad elevata professionalità si fanno forti investimenti in termini di formazione e di retribuzione, lasciando alla grande massa degli altri l’onere di dimostrare di ‘meritare’ un posto di lavoro, sia pure di bassa qualifica; in sintesi dal diritto al lavoro, compagno del diritto alla studio degli anni ’70 alla ‘occupabilità’ del lavoratore del nuovo millennio.
Il professor Alleva ci ha inoltre presentato un disegno di legge, di cui è estensore, su una nuova legislazione del lavoro, che superi le norme della precarietà e stabilizzi i rapporti di lavoro, smascherando le differenze inesistenti nei fatti tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori parasubordinati.
Ha dovuto però ammettere, suo malgrado, che il presidente della Commissione lavoro del Senato Pagliarini disponibile all’immediata calendarizzazione per la discussione del disegno di legge, era tuttavia dubbioso su una sua approvazione, senza una forte spinta dal basso dei lavoratori e dei sindacati.

Ora però, fatto il quadro della situazione, ci siamo accorti che manca la cornice: l’involuzione del mercato del lavoro si è realizzato in concomitanza con la caduta del muro di Berlino e del dissolvimento dell’Unione sovietica.
Sulla scena mondiale è rimasto solo il capitalismo: i lavoratori sono scomparsi perché i padroni non hanno più bisogno di trattarli ‘bene’, dal momento che le sirene di un paese socialista non possono più incantarli.
Allora forse è meglio allargare gli orizzonti, comprendere che le nostre sorti dipendono soprattutto dalle scelte del G8 ed in primis dall’America di Bush, e fare nostro lo slogan dei ragazzi di Rostock “Klassenkampf globalisieren”: globalizzare la lotta di classe!

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4 thoughts on “Klassenkampf globalisieren!

  1. Ciao a tutti.

    Volevo riprendere l’ultima parte del post di Fedele relativo al fatto che i lavoratori, non più richiamati dalle “sirene” socialiste, sono più facilmente manipolabili dal turbocapitalismo ora dominante.
    Volevo a questo proposito richiamare l’attenzione a un altro tipo di “sirene” ossia le categorie che indeboliscono il vigore rivendicativo del lavoratore precario mediante lo strumento nefasto della cosiddetta “modalità adattiva”.
    Quest’ultima consiste semplicemente nel sostenere la tesi per cui occorre adattarsi alle circostanze e alla attuale congiuntura storico – economica per sopravvivere.
    Chi sono i diffusori della teoria della “modalità adattiva” che rende manipolabili e ricattabili i lavoratori è presto detto:

    1) Ovviamente il mondo dell’impresa in generale il quale sostiene che le circostanze economiche attuale hanno valore necessitante, cioè inevitabile, e Ciao a tutti.

  2. il quale sostiene che le circostanze economiche attuale hanno valore necessitante, cioè inevitabile, e che occorre adattarsi in attesa di una congiuntura economica più favorevole. Questa prima “fonte di contagio” finge di ignorare che non stiamo vivendo un momento storico provvisorio ma, al contrario, una svolta epocale dopo la quale nulla sarà più come prima se non si provvede per tempo.

    2) Ampi settori del mondo clericale tramite una continua svalutazione della sfera materiale, peraltro indispensabile alla vita non solo fisica ma anche psichica o, se si preferisce, spirituale. Tale concezione è evidentemente strumentale agli interessi dei ceti privilegiati.

    3) Ampi settori del mondo della psicologia: qui il discorso potrebbe dilungarsi molto. In sostanza in nome dello slogan “potere è volere” il mondo della psicologia ha sempre sostenuto la necessità per l’individuo di adattarsi al clima sociale pena il degrado d

  3. pena il degrado dell’individuo stesso fra la categoria dei nevrotici o dei disadattati. E’ chiaro a tutti come una simile concezione depauperi spaventosamente la capacità rivendicativa dei lavoratori i quali, come insegna la storia, quando hanno ottenuto qualcosa ci sono riusciti grazie al rifiuto ostinato di adattarsi a un modello sociale ingiusto. Tralascio le considerazioni sul conculcamento delle naturali aspirazioni di ciascuno alla realizzazione della propria “vocazione” indotto da questa impostazione psicologica.

    4) Una parte dei lavoratori extracomunitari anche qui per motivi evidenti: costoro, in quanto capaci di una capacità adattiva straordinaria, divulgano con l’esempio stesso del loro stile di vita, quanto sia necessario adeguarsi a qualsiasi cosa per sopravvivere. Mi spiace dirlo ma finchè non acquisiranno la chiara percezione dell’ ingiustizia dello sfruttamento cui sono sottoposti a cura del sistema turbocapitalista vigente, rappresen

  4. a cura del sistema turbocapitalista vigente, rappresentano un agente negativo per il lavoratore precario italiano. In questo senso i sindacati avranno ( o dovrebbero avere ) molto da lavorare.

    E’ chiaro che morte le sirene del comunismo, è quanto mai necessario che il lavoratore oggi si guardi da questi altri richiami finalizzati a privarlo della percezione del proprio disagio e ad inoculargli il germe della sfiducia e della rassegnazione.

    Un caro saluto a tutti.

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