Francia, ondata di suicidi alla Renault – di Rachele Gonnelli

Ormai è un’epidemia: sei suicidi in pochi mesi alla Renault.
E tutti e sei di operai specializzati e quadri che decidono di togliersi la vita proprio nella fabbrica. Come volessero segnare del proprio sangue quel luogo che li fa soffrire, scegliendo di non abbandonare mai il lavoro che hanno così tanta paura di perdere, da perdere nel frattempo il sonno e la speranza. «Morti di delocalizzazione, denuncia il sindacato francese.
Perché le morti bianche non sono solo per mancanza di misure di sicurezza e caschi. L’ennesimo caso è di martedì 17 luglio e tocca la storia di un “colletto bianco”, un altro dipendente del gruppo automobilistico che si è suicidato nel suo ufficio nello stabilimento di Mulhouse, nell’est della Francia.
Sale così a sei il numero di suicidi di dipendenti dello stesso gruppo dall’inizio dell’anno.
I sindacati hanno espresso «inquietudine» in relazione a «forti pressioni sui luoghi di lavoro». Ricordano che tre dipendenti dello stabilimento Psa Peugeot-Citroen di Mulhouse si erano suicidati a maggio. Un altro caso nello stesso stabilimento era avvenuto ad aprile.
Altri tre casi di suicidi si erano avuti nei mesi scorsi in altre sedi Renault. Secondo il sindacato dei lavoratori l’incremento dei suicidi per motivi di lavoro è dovuto «al clima di ansia che regna nell’impresa», come lo stress legato alle minacce di delocalizzazione o alla «concorrenza tra i giovani ingegneri ed i vecchi tecnici».
Se la Fiat sceglie la Polonia per la nuova auto di punta, la NuovaCinquecento, il gruppo Peugeot-Citroen che ha inglobato la vecchia Renault ha abbandonato lo storico stabilimento di Flins per costruire la Twingo2 nel modernissimo impianto di Novo Mesto in Slovenia.
E già produce 900 mila auto all’anno in Slovacchia, dove oltre a salari che costano un terzo di quelli francesi, già nel 2002 quando la corsa all’Europa dell’est è partita per le case automobilistiche occidentali il governo assicurava sgravi e finanziamenti a fondo perduto talmente consistenti che anche i coreani hanno deciso di delocalizzare lì. Grazie ai contributi statali per l’urbanizzazione delle aree industriali pari al 65% della spesa e altre facilitazioni e agli investimenti, le fabbriche della Slovacchia sono ora molto competitive. Hanno una produttività altissima nelle nuove linee di montaggio informatizzate.
Si calcola che nella nuova fabbrica-modello di Zilina della Kia, per ogni operaio – e sono 10 mila – ci siano tre robot.
Robot, lavoratori meccanici al posto di operai francesi o coreani, come in questo caso. Recentemente il Consiglio economico e sociale, un organo istituzionale consultivo, aveva stimato che ogni giorno in Francia una persona si suicida per motivi legati al proprio lavoro: troppo stress, carichi, precarietà, pressioni psicologiche e di performance, depressione. Difficile tenere il passo.
La Francia si piazza al terzo posto tra le nazioni dove «le depressioni legate al lavoro» sono le più numerose. Al vertice oltre agli Stati Uniti, dove si sa perdere il lavoro spesso significa perdere tutto – casa, auto, protezione sociale medica, relazioni sociali – c’è ora l’Ucraina. Terza la Francia, appunto.
Sono i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nicolas Sarkozy ha vinto le elezioni anche promettendo l’aumento dello Smic – il sussidio di disoccupazione – e la lotta alla precarietà del lavoro.
La disoccupazione è all’8,1 percento in Francia, ai minimi dell’ultimo quarto di secolo. Ma la precarietà del lavoro, generalizzata nei contratti dei giovani, si è estesa anche a fasce d’età non più giovanili.
Solo un anno e mezzo fa i giovani contestavano in piazza il contratto di primo impiego, il Cpe, sorta di salario d’ingresso per usare una teminologia italiana.
Oggi sono i meno giovani che invece di protestare non hanno più la forza.

Da L’UNITA’ del 17 luglio 2007

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2 thoughts on “Francia, ondata di suicidi alla Renault – di Rachele Gonnelli

  1. “Sta diventando sempre e sempre più manifesto che non la fame, non i microbi, non il cancro, ma l’uomo stesso costituisce il pericolo più grave per il genere umano, in quanto non dispone di alcuna protezione adeguata contro le epidemie psichiche, infinitamente più devastatatrici per le loro conseguenze delle più grandi catastrofi naturali.”

    C.G. Jung, L’uomo moderno alla ricerca di un’anima ( in epigrafe al romanzo di Morris West “Proteo” ).

    Il capitale, dopo aver sfruttato la natura, dopo aver sfruttato i popoli del terzo mondo, non ha saputo sottrarsi all’ultima tentazione: sfruttare lo stesso uomo occidentale.
    Le “epidemie psichiche”, come le chiama Jung, null’altro sono se non le conseguenze dell’alienazione indotto dal sistema capitalistico fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

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