La Trincea – da www.csn-eunics.it

E’ quasi paradossale ricominciare a parlare di sindacato dopo una pausa estiva così dolorosa, che ha visto l’epurazione di numerosi colleghi. Sembra di stare al fronte, durante le battaglie di trincea della prima guerra mondiale, al tempo in cui i generali avevano l’abitudine di decimare i propri stessi eserciti per indurre i soldati a lanciarsi verso morte certa contro le batterie nemiche. Quello stesso disprezzo per le persone, fatti i dovuti rapporti, ci sembra oggi di intravedere dietro le numerosissime sanzioni disciplinari che fioccano su tutti noi, giorno dopo giorno. E’ evidente che qualcuno pensa che in aziende acquisite per pochi euro, anche le stesse persone che ci lavorano dentro valgano altrettanto poco e, perciò, possano essere sbattute fuori in qualsiasi momento, senza danno per le aziende. D’altra parte tutte le leggi sulla precarietà, confermate fino ad oggi anche dall’attuale compagine governativa, non fanno che incentivare l’espulsione dal lavoro degli over-40 e degli over-50 che ancora mantengono un contratto a tempo determinato. Questa azienda non fa che attuare, certo in maniera esagerata rispetto alla media, le linee di tendenza che oggi Confindustria fa proprie a tutti i livelli. Non è un caso che certi attacchi al sindacato operati recentemente dal presidente di Confindustria in persona (“sindacalisti fannulloni” e via dicendo) siano oggi ripetuti pari pari anche dal nostro AD in tanti “editti” ai lavoratori. Il sindacalismo da fastidio ai nostri valorosi imprenditori semplicemente perchè si frappone fra loro ed i dipendenti e così, prima di fare “carne di porco” dei lavoratori può ancora accadere che essi, i valorosi imprenditori, ne debbano dar conto a qualcuno.
In ogni caso, lo ripeteremo fino alla noia, la completa distruzione del sindacato non è per questa azienda che un obiettivo intermedio, da conseguire al più presto per avere mano libera su tutti i lavoratori, per poter disporre trasferimenti, cambi di mansione e riduzioni di salario a volontà, per indurre alle dimissioni i dipendenti non desiderati.
Quando il sindacato si è semplicemente rifiutato di accettare questa strategia aziendale, e questo è accaduto a maggio di quest’anno con la rottura completa delle relazioni sindacali, l’azione di epurazione, già da tempo in atto sui lavoratori, è stata subito estesa ai delegati sindacali che, di punto in bianco, sono stati fatti oggetto di cure “particolari” (demansionamenti, vessazioni diverse, sospensioni, licenziamenti). In alcuni casi il confronto si è spostato nelle aule di tribunale, come è accaduto recentemente a Milano, ed i giudici stanno dando ragione al sindacato che finora ha vinto ben due ricorsi contro l’azienda per comportamento anti-sindacale.
La cosa strana di tutta questa faccenda è che fin dalle sue origini quest’azienda, da quando aveva anche un nome diverso, ha sempre agito così. In tal senso, i nuovi arrivati di EDA non si facciano illusioni. Ad ogni nuova acquisizione è sempre seguita una fase di epurazione massiccia, utilizzando gli stessi strumenti di pressione che oggi conosciamo bene. Insomma, è una lunga storia di soprusi e vessazioni sui lavoratori ma deve anche trattarsi una storia di poteri finanziari “forti” che si stanno muovendo in background. E qui la domanda sorge spontanea: quali appoggi possono garantire una simile totale impunità rispetto al non rispetto di tutte le regole civili? Sarebbe stato logico che il Ministero dell’Industria avesse fornito una qualche risposta a questa domanda ma, fino ad oggi “silenzio totale” o “muro di gomma” come preferite. Così i sindacati nazionali hanno dovuto di nuovo “scalare” il problema alla Presidenza del Consiglio, esattamente come accadde nel “lontano”  giugno 2006. Certo, visto il trattamento di allora, non ci si può aspettare niente di buono.
Chissà se un giorno qualche coraggioso rappresentante delle istituzioni avrà mai il coraggio di dichiarare: “Cari lavoratori e cari sindacalisti, mettetevi l’animo in pace, c’è un preciso disegno finanziario, che noi non ostacoleremo, e nulla sta accadendo per caso…”.
Ma il nostro è il paese della “non etica” istituzionale e imprenditoriale e quindi non c’è da aspettarsi nessuna affermazione chiarificatrice ma solo “muro di gomma ad oltranza”.
Comunque, se davvero avessimo la capacità di capire che non c’è più nessun privilegio residuo da difendere in un’azienda come questa, che stritola diritti e persone, e che tutti, senza delegare nessun livello superiore (che tanto non c’è) dovremmo impegnarci duramente per difendere il nostro diritto al lavoro, forse la storia cambierebbe un po’. Provate a pensare alle lotte per il lavoro di fine ottocento, beh non ci vorrà tanto per trovarci esattamente in quelle stesse condizioni di disagio, di mancanza di diritti, di fame di giustizia, di fame vera e propria e di necessità di operare dei cambiamenti radicali.
Come sempre accade, in situazioni di questo tipo, ci sono due vie di uscita: reagire collettivamente alle ingiustizie, come da sempre fa chi deve affermare le proprie giuste ragioni, investendo tempo, soldi e intelligenza per un futuro migliore oppure sopportare le ingiustizie singolarmente, lasciandosi calpestare senza nemmeno avere la possibilità di dire che non è giusto, sperando che la decimazione tocchi il nostro vicino e non noi che stiamo li a due passi. Il trincerarsi dietro le mille e una motivazioni che portano al disimpegno, anche giustissime se prese singolarmente, non salverà più nessuno.
Ai lavoratori di EDA che dire? Semplicemente, benvenuti nel tritacarne! Sappiate anche che i nuovi proprietari alla mediazione col sindacato preferiscono il rapporto diretto con i singoli lavoratori, perchè in questo modo non hanno contraddittorio e vincono sempre.

Coordinamento Sindacale Nazionale Eunics

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