In questo mondo libero di Ken Loach

Quando ci si accosta ad un film di Ken Loach, si è quasi certi di non rimanere delusi: è ciò che accade anche con questa ultima opera, in cui viene ripreso il tema del lavoro, già trattato in “Riff, Raff” e in “Piovono pietre”, ambientati nell’ Inghilterra di Margareth Tatcher ed in “Paul, Mick e gli altri”, nel periodo della privatizzazione delle ferrovie britanniche.
Il soggetto del film è la discesa all’inferno della classe lavoratrice iniziata nei primi anni ’90 e proseguita all’alba del 2000, cui la globalizzazione ha dato il colpo definitivo con l’ampliamento della platea della forza lavoro disponibile sul mercato mondiale: russi, cinesi, brasiliani, indiani, africani, dell’ Europa dell’ Est , tutti in “offerta” sul mercato delle braccia per salari più bassi e condizioni di vita peggiori di quelle riservate ai colleghi dell’ Europa dell’Ovest.
La protagonista è una giovane donna intraprendente e senza scrupoli, alla quale neppure la disavventura del rapimento del figlio ad opera di un gruppo di immigrati sfruttati insegnerà nulla: siccome nell’epoca della globalizzazione sfrenata, fino ad allora ha preso solo calci nel culo dai padroni, ha deciso di rifarsi organizzando una sorta di agenzia interinale per lavoratori clandestini basata su caporalato, lavoro a giornata, precarietà e morti sul lavoro.
Il dialogo con l’anziano padre, che le rinfaccia il suo cinismo, è illuminante: per lei lui è un fallito, lei invece costruirà qualcosa di importante per sé e per suo figlio, non importa se passando come un carro armato sulle vite degli altri.

416 Visite totali, nessuna visita odierna

Le cooperative di servizi

Buongiorno a tutti.

C’è un settore in Italia che ha anticipato di qualche anno l’ondata della globalizzazione che ha impoverito il paese. Si tratta del settore delle cooperative: le cooperative, che sulla carta nascono come forma di partecipazione del lavoratore agli utili, sono diventate rapidamente un formidabile strumento per pagare meno tasse e meno salari. Soprattutto negli ultimi 5 o 6 anni cooperative nell’ambito dei servizi alle imprese e ai privati sono spuntate come funghi. Non ce n’è da meravigliarsene: con un investimento minimo e nessuna competenza imprenditoriale è possibile gestire una cooperative di facchinaggio, pulizie, addetti reception, guardie giurate. Lo scrivente ha lavorato in un recente passato per alcune di queste cooperative: gli stipendi si aggirano attorno ai 850 – 900 euro mensili sull’orario base.

Tempo fa ho sostenuto un colloquio presso una nota cooperativa nel settore sicurezza con sede a Milano: stipendio sull’orario base 800 euro da cui occorreva detrarre circa 60 euro al mese per pagarsi la divisa ( supervalutata seppure di pessima qualità ) ammortizzabile in circa due anni con l’obbligo di cambiarla ogni sei mesi; detrazione dal salario della quota di partecipazione alla cooperativa pari a circa 60 euro mensili fino alla concorrenza di circa 1500 – 2000 euro. Totale: lo stipendio si riduce a 680 – 700 euro al mese. Cio’ significa che per poter vivere occorre fare almeno 70 – 80 ore di straordinario mensili. I turni sono impossibili da reggere a medio – lungo termine perchè è normale lavorare 12 ore al giorno tutti i giorni per sei giorni alla settimana inclusi turni notturni ( e conseguenti riposi “smontanti” ), domenicali, festivi. Il tempo che un dipendente di una cooperativa di sicurezza e guardiania puo’ dedicare alla famiglia è talmente ridotto che il 50% dei lavoratori dopo due anni nel settore si separano dal coniuge. Le ricadute psicologiche: lavoratori così stanchi da addormentarsi durante i turni notturni ( alla faccia della sicurezza), fenomeni di delazione allo scopo di accaparrarsi le postazioni meno massacranti, litigi, demotivazione e demoralizzazione dilagante.

Ho potuto constatare che la durata media di un dipendente di queste cooperative è di circa due anni ( ma molti si congedano dopo poche settimane o mesi ) dopodichè è inevitabile la “scoppiatura”. Infine mi fa specie che un lavoro del genere, che in certe circostanze può essere pericoloso, venga svolto da donne anche in età avanzata ( basta osservare chi svolge il servizio di guardia giurata davanti ad alcune banche) o da giovani poco più che adolescenti. D’altra parte il vero motivo per cui persone fisicamente impreparate svolgono servizi pericolosi riguarda la necessità di accontentare le compagnie di assicurazione e nulla più.

Non resta che sperare che un indagine giornalistica o istituzionale faccia emergere le brutture di un settore allo sbando.

300 Visite totali, nessuna visita odierna

Referendum: Noi precari esclusi pronti a votare no

Quest’estate il governo Prodi ed i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) hanno sottoscritto un accordo su pensioni e mercato del lavoro che sottoporranno ai lavoratori, che lo dovranno approvare in una consultazione nei posti di lavoro l’8-9-10 ottobre. L’accordo viene presentato da tutti, governo, sindacati ed anche da Confindustria, come il migliore possibile per garantire un futuro ai pensionati e soprattutto ai giovani.
Tutto sembra procedere per il meglio, ma da subito emergono non solo le perplessità di circostanza ma tutte le gravi insufficienze dell’accordo: non cancella ma diluisce soltanto lo «scalone» di Maroni, conferma sostanzialmente la Legge 30 e quindi il futuro di precarietà per milioni di giovani (e meno giovani). Non solo: penalizza le lavoratrici ed i lavoratori, facendoli lavorare più a lungo, rende una beffa il miglior trattamento per i lavori usuranti limitandolo a 5000 lavoratori l’anno, introduce una sorta di scala mobile al contrario tagliando i coefficienti, riduce i contributi per gli straordinari, permette che i contratti a termine durino oltre i 36 mesi, rendendo il destino precario per milioni di giovani per i quali, inoltre, il limite del 60% delle pensioni più basse è solo un’ipotesi allo studio. Ma che bel futuro che ci hanno disegnato!
Per questi motivi questo accordo è stato immediatamente condannato da tutto il sindacalismo di base, dai centri sociali e da tutti coloro che da anni si battono contro la precarietà. Anche la discussione nella Cgil porta la Fiom ad annunciare la propria contrarietà. Un no secco, che potrà avere anche conseguenze sulla consultazione.
Da Montezemolo agli esponenti del partito democratico, passando per i sindacati, un fiume di insulti e di accuse di irresponsabilità per una componente sindacale, la Fiom appunto, che si rifiuta semplicemente di sottoscrivere un accordo che penalizza le lavoratrici e i lavoratori, soprattutto quelli precari e precarie, i disoccupati, i migranti e le migranti, gli studenti e tutti i nuovi lavoratori della conoscenza, della cultura, dello spettacolo, ma anche tutto il mondo della parasubordinazione che è completamente escluso dalle misure previste dall’accordo.
Guarda caso infatti sono proprio questi i soggetti esclusi dalla consultazione dei sindacati confederali a cui invece possono per paradosso partecipare milioni di pensionati dal futuro «garantito». Si legittima così l’accordo senza nulla chiedere a quelli che ne sono più coinvolti. E’ una ferita alla democrazia e alla rappresentanza delle organizzazioni sindacali, sociali e politiche. Una nuova frattura, dopo le molte aperte in questo anno di governo, sulla base di Vicenza, sulla guerra, i diritti civili per le persone glbtq, il tema del securitarismo: troppe, per chi ancora una volta deve sentirsi escluso dalla partecipazione democratica. Troppe per chi pensa che nessuno ha il diritto di decidere escludendo e recintando. Troppe per una generazione di studenti e precari a cui è stato letteralmente rubato il futuro. Non ci vogliono far contare ma non siamo dei fantasmi e vogliamo farci sentire.
Siamo movimenti, sindacati di base, centri sociali, precari, migranti, senza casa, studenti, lavavetri, writers e senza diritti: dobbiamo trovare il coraggio di alzare la voce e di unirci ai guastafeste della Fiom. Dovremmo farlo con assemblee, azioni di denuncia della nostra condizione di precarietà ma soprattutto urlando il nostro no nella consultazione sull’accordo, e anche organizzandoci per andare a votare e per far votare laddove veniamo sfruttati, nei territori, nei Municipi, nei centri sociali, nelle scuole e nelle università, per le strade.
Organizziamo questa partecipazione dal basso partendo da noi ma con la capacita di parlare a tutti, associazioni, cooperative, intellettuali, artisti e mondo della cultura in genere, trasformando la sgrammaticata antipolitica in domanda sociale autorganizzata. Vieni a votare no dal 6 al 10 ottobre. Cerca il seggio piu’ vicino su www.consultazioneprecaria.org

Cobas, Action, M. Marcelli e G. Cremaschi (Rete 28 Aprile Cgil), Csoa Corto Circuito, Factory Occupata, Csoa Spartaco, Csoa La Strada, Spazio Sociale 32, Ass. Movimenti, Comitato quartiere Alberone, Giovani Comunisti/e, Leoncavallo Spa, Csoa Depistaggio, Csoa GrottaKapovolta, Ass. Duumchat hu

386 Visite totali, nessuna visita odierna