Le cooperative di servizi

Buongiorno a tutti.

C’è un settore in Italia che ha anticipato di qualche anno l’ondata della globalizzazione che ha impoverito il paese. Si tratta del settore delle cooperative: le cooperative, che sulla carta nascono come forma di partecipazione del lavoratore agli utili, sono diventate rapidamente un formidabile strumento per pagare meno tasse e meno salari. Soprattutto negli ultimi 5 o 6 anni cooperative nell’ambito dei servizi alle imprese e ai privati sono spuntate come funghi. Non ce n’è da meravigliarsene: con un investimento minimo e nessuna competenza imprenditoriale è possibile gestire una cooperative di facchinaggio, pulizie, addetti reception, guardie giurate. Lo scrivente ha lavorato in un recente passato per alcune di queste cooperative: gli stipendi si aggirano attorno ai 850 – 900 euro mensili sull’orario base.

Tempo fa ho sostenuto un colloquio presso una nota cooperativa nel settore sicurezza con sede a Milano: stipendio sull’orario base 800 euro da cui occorreva detrarre circa 60 euro al mese per pagarsi la divisa ( supervalutata seppure di pessima qualità ) ammortizzabile in circa due anni con l’obbligo di cambiarla ogni sei mesi; detrazione dal salario della quota di partecipazione alla cooperativa pari a circa 60 euro mensili fino alla concorrenza di circa 1500 – 2000 euro. Totale: lo stipendio si riduce a 680 – 700 euro al mese. Cio’ significa che per poter vivere occorre fare almeno 70 – 80 ore di straordinario mensili. I turni sono impossibili da reggere a medio – lungo termine perchè è normale lavorare 12 ore al giorno tutti i giorni per sei giorni alla settimana inclusi turni notturni ( e conseguenti riposi “smontanti” ), domenicali, festivi. Il tempo che un dipendente di una cooperativa di sicurezza e guardiania puo’ dedicare alla famiglia è talmente ridotto che il 50% dei lavoratori dopo due anni nel settore si separano dal coniuge. Le ricadute psicologiche: lavoratori così stanchi da addormentarsi durante i turni notturni ( alla faccia della sicurezza), fenomeni di delazione allo scopo di accaparrarsi le postazioni meno massacranti, litigi, demotivazione e demoralizzazione dilagante.

Ho potuto constatare che la durata media di un dipendente di queste cooperative è di circa due anni ( ma molti si congedano dopo poche settimane o mesi ) dopodichè è inevitabile la “scoppiatura”. Infine mi fa specie che un lavoro del genere, che in certe circostanze può essere pericoloso, venga svolto da donne anche in età avanzata ( basta osservare chi svolge il servizio di guardia giurata davanti ad alcune banche) o da giovani poco più che adolescenti. D’altra parte il vero motivo per cui persone fisicamente impreparate svolgono servizi pericolosi riguarda la necessità di accontentare le compagnie di assicurazione e nulla più.

Non resta che sperare che un indagine giornalistica o istituzionale faccia emergere le brutture di un settore allo sbando.

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2 thoughts on “Le cooperative di servizi

  1. Caro Marco,
    anche se i gazzettieri di regime si fregano le mani per l’esito del referendum sul protocolo del Welfare, noi precari giovani ed in età matura siamo tutti allo sbando: lor signori fingono di ignorare che dal referendum sono stati praticamente esclusi i tre milioni di precari e i due milioni almeno di lavoratori in nero, che in totale fa cinque, proprio come quanti hanno potuto esprimersi!

  2. Ci ho lavorato per ben 4 anni. Assolutamente in nero, pena il decurtamento del 20% dello stipendio, che era allora di 200 mila lire alla settimana, rigorosamente cottimista in agricoltura, vietatissima dalla legge, con percentuale di mobbing altissimo.Ho avuto un’infortunio legato a cesoie non adatte e sono rimasta un mese senza l’uso della mano per infiammazione del tendine. Un mese senza stipendio. Il tutto, frodando l’INPS che sapeva di assistere la metà dei lavoratori effettivi e per di più stagionali. Le altre ragazze venivano licenziate ogni tre mesi , mentre i restanti mesi lavoravano in nero.

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