Per l’anno che verrà

A distanza di un anno dalla nascita di Spartaco.eu è indispensabile fare un bilancio di quel che si è fatto, e di quel che resta fare.
Essere intervenuti nel dibattito dei siti e dei blog dei precari è un fatto positivo, perché in un coro c’è bisogno di tutti i toni di voce.
Noi abbiamo cercato di fare la nostra parte, scrivendo e pubblicando quanto ci è sembrato utile per dare il nostro contributo di idee e di testimonianze.
Un fatto negativo è non essere riusciti a far incontrare intorno ad un tavolo almeno alcuni dei responsabili dei siti/blog dei precari, anche se all’inizio di quest’anno ci abbiamo provato.
Dobbiamo ritentare!

Divisi, ognuno per sé, non contiamo nulla.

Un coordinamento dei siti e dei blog a livello regionale ed in seguito nazionale darebbe più forza alle nostra domanda di lavoro stabile e di giustizia sociale, con l’intento di superare le divisioni tra lavoratori precari giovani e maturi, scoraggiati (quelli che il lavoro non lo cercano più, perché non sperano più di trovarlo), esternalizzati, in mobilità, in cassaintegrazione, licenziati, in considerazione del fatto che “il buco nero in fondo” è per tutti la disoccupazione o una misera pensione.
Infine un coordinamento dei siti e dei blog dei precari ci metterebbe in una posizione più favorevole nei confronti di partiti e sindacati sensibili alle nostre rivendicazioni e disposti con i fatti a sostenerle.
Un buon anno di lotte e di vittorie a tutti!

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Noi, cinquantenni, cestinati dalla società

Io, come Paolo, come gli altri.
Buongiorno, sono Paolo, quello che era senza lavoro e si è suicidato. Ovvero sono come lui, io come tanti altri. Tantissimi. Troppi.
Ho quasi cinquanta anni e da quattro sono senza lavoro. Io sono ancora vivo, ovvero il cuore batte, ma la definizione di “vivo” comincia a diventarmi vaga. Mi trascino come un inutile animale, vuoto e senza scopo. Ho mandato curriculum a chiunque, ho cercato lavoro anche come commesso nei supermercati, nella grande distribuzione, come pony express, qualsiasi cosa. Ma, a differenza di Paolo, non ho nemmeno ricevuto un “grazie per ora non abbiamo bisogno di lei”. Ho ricevuto solo il silenzio. Non valgo nemmeno una risposta.
Dopo venticinque anni di lavoro, l’azienda per la quale lavoravo da dodici anni ha deciso che il settore dello sviluppo software non le interessava più e così lo ha chiuso, mandando a casa tutti quelli che c’erano dentro. Senza guardare in faccia nessuno.
Le nuove leggi sul lavoro lo hanno consentito, il sindacato (la Cgil) ha fatto spallucce, i colleghi sono spariti, gli amici dissolti, tranne pochissimi, ed io a casa. Ho dato la colpa a Berlusconi ed al suo governo di ladri e profittatori ma poi il nuovo governo non ha cambiato le cose.
Noi siamo invisibili, fantasmi di cui nessuno si occupa, nessuna manifestazione, nessuna protesta, nessuna bandiera. Anche il compagno Bertinotti promuove grandi manifestazioni per il lavoro dei giovani, sacrosanto, dimenticando però il lavoro dei “vecchi”.
Ho preso quei pochi soldi di liquidazione ed una cifra per “non fare troppe storie”, tanto il posto lo avrei perso comunque e non avrei avuto la buonuscita. Da allora campo con quei soldi, con i risparmi che avevo e con qualche consulenza che di tanto in tanto riesco a fare. Parlo di me, nelle frasi dico “io” ma, ripeto, lo so benissimo che siamo un esercito noi che a cinquanta anni siamo stati cestinati dalla società. Una società che evidentemente può fare a meno dell’esperienza, o pensa di poterlo fare. Io, che ho gestito progetti da milioni di euro, ora sono inutile e come me persone molto più in gamba di me.
Questo non è il nostro mondo. Questa società difende gli interessi di tutti, in tutto il mondo, e non guarda le persone che ci vivono intorno. Certo poi c’è l’ironia di questo Stato che mi ha mandato a casa gli agenti della Agenzia delle Entrate perché dichiaravo troppo poco e la cosa era sospetta. Poi la guerra tra disperati, che ha fatto sì, che qualcuno il mese scorso mi rubasse i panni stessi ad asciugare sul terrazzo. Ecco la realtà, non il gossip delle prime pagine. I soldi che ho da parte presto finiranno, allora mi manterrà mia moglie, precaria anche lei, oppure laverò vetri ai semafori, oppure imparerò a rubare, oppure sarò Paolo in tutto e per tutto. Dipenderà solo dal coraggio che avrò quando succederà.

Fabio Lagatta via e-mail

Da Liberazione 28 Novembre 2007

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Chi ci ridarà quello che abbiamo perso per sempre?

Pubblichiamo la lettera di una socia indirizzata al presidente di Atdal

…E’ diventato buio, o meglio il buio s’è impossessato di noi…

In questi anni persone giovani e over, donne e uomini si sono battuti alla una continua ricerca di equilibrio senza abbandonarsi a pianger su se stessi, ma hanno elaborato piani di sopravvivenza utilizzando tutta quell’elasticità mentale, lavorativa ed esistenziale così largamente declamatata dai “ nostri supervisori” (politici, datori di lavoro, agenzie interinali etc.) la differenza fra noi e loro sono una scrivania e una “poltrona”; una pseudo-barricata , minima se si vuole, ma così efficace da non lasciar arrivare la giusta e totale corrispondenza fra le due fazioni.
Da una parte il datore di lavoro con obiettivi ben precisi: massima rendita con poca spesa, quindi la/il giovane è il candidato migliore, contratti a progetto o similari, poche spese, nessuna garanzia di lavoro a tempo indeterminato… si cambia la dicitura della mansione e il gioco è fatto(come dice il proverbio? Fatta la legge, trovato l’inganno) tanto son giovani…(conosco giovani di 28/30 anni che non hanno ancora un lavoro fisso non si possono permettere una casa una famiglia perché son giovani) .Dall’altra parte un popolo sempre più over (perché i giovani prima o poi diventano vecchi basta guardare le offerte di lavoro – cercasi impiegato… operaio… ingegnere… centralinista… operatore ecologico… max 26 anni…) alla disperata ricerca di un reinserimento o un miglioramento dell’occupazione.
Le agenzie interinali sono, per me, una forma di razzismo evoluta.
Ti chiamano ti mettono in mano quintalate di carta, ti chiedono la mansione, e tu stai là a guardare la ragazza/o 23enne che ti sta intervistando con aria compiaciuta distante per niente interessata a ciò che le/gli stai dicendo (e dentro di te ti domandi ma dove son capitata/o?)sorridi e tenti di fare presente che hanno anche in archivio un curriculum ben dettagliato…ma la ragazza/o imperterrita continua il suo soliloquio… -sa la posizione X è stata già coperta… (sorriso compiaciuto…, vecchietta/o dove credi di andare??…) apri la bocca per reclamare…ma la “selezionatrice/ore” ti previene dicendoti… che comunque era necessario per la tua iscrizione per la banca dati…non si sa mai…
È qui che il buio cade e ti avvolge… improvvisamente… È un buio fatto di menefreghismo, di supponenza, che sa di abbandono, di svalutazione, un buio d’anarchia cattiva, dove tutti si permettono tutto, anche di usare il tuo tempo la tua speranza per la farsa di un “non si sa mai!”
A 53 anni credo di potermi permettere di urlare che non ne posso più… che io come milioni di persone giovani e meno, non ne possiamo più!!! Che i miei figli non ne possono più! Siamo stanchi dei lavori precari, siamo stanchi di alzarci al mattino mendicando un’occupazione seria dove lavoratore e datore di lavoro s’incontrano per edificare, progettare, costruire una solida alleanza proficua per tutti e due, siamo stanchi di NON AVERE PIU’ UN FUTURO E UNA GIUSTA PENSIONE (e chi ci arriverà alla pensione? Se già noi 50enni siamo “fuori”… i ns figli che faranno?).
I politici parlano seduti comodamente sulle loro poltrone pre-riscaldate dai loro predecessori poltrone ben pagate, rassicuranti , poltrone a tempo indeterminato (al massimo possono cambiare il colore, ma la pelle è sempre “certa”) ci chiedono sacrifici, ci tolgono un pezzo di qua un pezzo di là, chiedono i ns voti perché LORO cambieranno tutto…
Non è cambiato nulla, il buio è rimasto tale , anzi in quest’orgia “INCOLORE” s’aggirano ombre di un passato oramai troppo lontano e di un futuro improbabile… CHI CI RIDARÁ QUELLO CHE ABBIAMO PERSO PER SEMPRE???

Luisi Maria Clara “OVER”

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