Due PRODezze del governo uscente

Il  popolo di centrosinistra piange(!?!) la caduta del governo Prodi e teme il ritorno di Berlusconi.
Questo lo temiamo anche noi!
Tuttavia "non si pensi", che abbiamo le fette di salame sugli occhi.Nell’ultima legge finanziaria ci sono due chicche che sono passate inosservate e sotto silenzio.

La prima è, che insieme al ripristino delle quattro finestre annuali per le pensioni di anzianità, sono state introdotte le quattro finestre annuali anche per le pensioni di vecchiaia. Così chi maturava il diritto al compimento del 65° anno, in precedenza andava in pensione il primo giorno del mese successivo, ora dovrà attendere da tre a nove mesi la sua finestra di uscita.
Questo per chi ha il lavoro.
E chi ha perso il lavoro a quaranta, cinquanta’anni, e non è più ricollocabile, o si barcamena tra lavori precari, avrà da tre a nove mesi di sofferenza in più, in attesa della sospirata pensione!
Se consideriamo che gli ultraquarantenni e gli ultracinquantenni espulsi dal lavoro nell’ultimo decennio sono circa un milione e mezzo, i costi sociali sono presto calcolati.

La seconda chicca è, che è sì stato abbassato da sei a tre anni il periodo di tempo necessario per il ricongiungimento dei periodi contributivi ma solo per le casse di Inps, Inpddap, enti previdenziali di professionisiti e quant’altro, esclusi i lavoratori parasubordinati della gestione separata dell’Inps.
Per la cronaca i lavoratori atipici nel nostro paese sono ormai cinque milioni e mezzo.
Di questi sette milioni di lavoratori al governo Prodi non è fregato nulla!

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Norberto Bobbio diceva sulle differenze tra destra e sinistra

«Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza».

«La differenza fra sinistra e destra è fra chi prova un senso di sofferenza di fronte alle disuguaglianze e chi invece non lo prova e ritiene, in sostanza, che al contrario esse producano benessere e quindi debbano essere sostenute. In questa contrapposizione vedo il nucleo fondamentale di ciò che è sinistra e di ciò che è destra»

«Sarei tentato di dire che la distinzione va al di là delle semplici idee politiche, è un elemento quasi antropologico».

Ora, se io concordo con questo, qualcuno potrebbe spiegarmi: “Che cavolo sta facendo questo organismo geneticamente modificato e mostruoso che siede sui banchi della sinistra e che somiglia così tanto alla destra? E chi si è fregato la vera sinistra di cui parla Bobbio?”

viviana v. (dal sito Ciardulli Domenico)

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Gallino: l’impresa irresponsabile

Luciano Gallino ne “L’impresa irresponsabile” ( ed. Einaudi ) traccia un breve e puntuale profilo della Storia del capitalismo occidentale e lo fa denunciandone le storture in modo obiettivo e documentato.

L’analisi della filosofia economica che guida la storia del capitalismo occidentale si sviluppa in tre fasi:

1) Capitalismo familiare o dinastico

2) Capitalismo manageriale produttivista

3) Capitalismo manageriale azionista.

Nella prima fase le grandi imprese industriali sono guidate dal fondatore che quasi sempre si identifica col proprietario: è la fase del “compromesso fordista” basato sul principio, adottato da Henry Ford nella sua fabbrica di automobili, secondo cui l’etica d’impresa ha come linea guida, quella di reinvestire i dividendi maturati al termine dell’anno amministrativo. Ciò significa che, conformemente alla visione keynesiana, solo una parte dei dividendi vieni distribuita fra gli azionisti mentre il resto viene impiegato per ampliare la capacità produttiva dell’impresa e quindi per incrementare i posti di lavoro. In questa fase il capitalismo ha ancora una connotazione sociale.

Nella seconda fase il proprietario delega le funzioni direttive al consiglio di amministarzione costituito da top manager: pur con questa diversa fisionomia l’impresa tuttavia continua ad avere una doppia finalità: la soddisfazione degli azionisti e l’espansione produttiva col suo correlato sociale. Cambiano però i programmi economici che prevedono aumenti del fatturato nel breve periodo senza pianificazioni a lunga scadenza.

Nella terza fase i manager risentono delle teorie economiche di Milton Fridman e della scuola liberista a partire dalla presidenza Reagan: l’impresa etica è quella che si preoccupa solo ed esclusivamente della soddisfazione degli azionisti indipendentemente da qualsiasi considerazione di carattere sociale. E’ l’anticamera dell’ “impresa irresponsabile” ossia dell’impresa che non rispetta le norme che più tardi verranno definite R.S.I. ( Responsabilità Sociale d’Impresa ) o C.S.R. ( Corporate Social Responsability ): conta solo la distribuzione del dividendo fra gli azionisti senza scrupoli di ordine salariale, ambientale, di sviluppo, sicurezza del lavoro.

Per Gallino l’unico antidoto contro l'”impresa irresponsabile” è l’adozione per legge, e non solo su base volontaristica, delle norme etiche contenute nelle R.S.I. da parte delle imprese. Per ora solo la Francia pare muoversi in questa direzione.

Libro estremamente interessante.

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