Un altro mondo è possibile

Premier laburista cancella la precarietà …in Australia. (da Liberazione del 21 marzo)
Kevin Rudd, premier del governo laburista australiano, ha decretato la fine dell’impopolare legislazione detta workchoices , introdotta dal precedente governo conservatore. Ha cancellato cioé gli Awas, i contratti di lavoro individuali che consentono al datore di lavoro di licenziare senza giusta causa, con orari di lavoro più lunghi e retribuzioni più basse.
[…]

Ma allora un altro mondo è possibile!
Cosa ci racconterà adesso "l’esimio professor Ichino", grande patrocinatore di una potente banca per negare i diritti ad una parte dei suoi pensionati, e convinto assertore della necessità della precarietà nel lavoro e quindi nella vita?
Come mai in Australia ne possono fare a meno?
Forse perché basta volerlo, ed i padroni nostrani con il supporto di tanto paladino non lo vogliono?!?

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La grande menzogna

Credo che ormai la lotta pro precariato dei partiti istituzionali sia entrata nella sua fase acuta.

Dopo un periodo in cui si è deciso di adottare un basso profilo circa le dichiarazioni contro il precariato soprattutto tramite la falsificazione dei dati statistici, finalmente la Grande Menzogna getta la maschera ed esce allo scoperto. Ha cominciato Berlusconi un mese fa: fra i 7 punti principali del programma politico del P.D.L. non figura il tema del precariato. Ciò significa che tale problema per la destra o non esiste o, se esiste, si trova in posizione nettamente di rincalzo. Per Maroni, (siamo ancora alla fase uno quella della menzogna)l’80% dei contratti precari diventano definitivi, i contratti flessibili sono solo il 13% del totale (dato calcolato su tutti i contratti di lavoro definitivi dagli anni ’60 ad oggi)e infine il tema della sicurezza del lavoro non ha nulla a che fare col lavoro precario.

Successivamente Veltroni ha manifestato una notevole discrepanza fra ciò che dice (lotta al precariato fra i primi punti del programma P.D.) e ciò che ha in animo di fare: a parole proclama l’intenzione di voler risolvere il problema, nei fatti recluta imprenditori a piene mani(Colannino, Benetton, Artoni, Calearo), i quali, una volta entrati in parlamento, dovrebbero votare provvedimenti contro il precariato e quindi contro i loro stessi interessi. Siccome, come insegna una elementare regole psicologica, in caso di contraddizione fra parole e atti occorre dare maggior credito agli atti, è chiaro che il P.D. non ha nessuna intenzione di combattere efficacemente il fenomeno.

Seconda fase, la menzogna esce sfacciatamente allo scoperto: Il P.D.L. è così certo di vincere le elezioni che Berlusconi e Co. possono finalmente permettersi il lusso della verità e dire ciò che veramente pensano sul tema. Per Berlusconi infatti il problema è degno tutt’al più di una battuta di pessimo gusto su giovani precari e mariti miliardari in un colloquio allucinante con una pseudo precaria iscritta ad Allenaza Nazionale.

Ci troviamo quindi di fronte a un P.D.L. che dichiara senza ipocrisia la sua indifferenza circa il tema e un P.D. che, mentendo, dimostra tuttavia con i suoi atti (=candidati) di considerarlo un problema minore. In questa ignobile manipolazione strumentale all’ottenimento di voti, l’unico bagliore di lealtà viene da Enrico Letta il quale, in uno slancio di autenticità forse inconsapevole, confessa che le pur elevatissime tasse che si pagano in Italia servono solo a saldare l’interesse sul debito pubblico (70 miliardi di euro l’anno ossia il doppio della media europea) e non il debito pubblico stesso che resta come tale intatto e in transito da generazione in generazione: in altre parole ha detto che siamo alla bancarotta senza speranza.

In mezzo a questo coacervo di menzogne, finalmente un bagliore di verità.

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Chi è contro l’articolo 18

Continua l’offensiva contro i lavoratori, Berlusconi e Veltroni complici

Il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo è dichiarato nullo ed il datore di lavoro è tenuto a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro

Questo lo sancisce l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma questo è anche ciò che imprenditori e molti, troppi politici, vorrebbero cancellare.

Se nella formazione guidata da Berlusconi, l’idea di abolire l’articolo 18 è ricorrente ed esplicita, nel Partito democratico la situazione crea un po’ più di imbarazzo. Comprensibile del resto, visto che non ci si può dimenticare che personaggi come Ichino e Calearo, solo per citarne alcuni, siano candidati nel partito di Veltroni.«Chi tocca l’articolo 18 muore. E badate, non è un’iperbole: c’è chi ha perso la vita su questa questione» sostiene Ichino.

Riguardo l’articolo 18, il giuslavorista milanese si dice preoccupato per «un diritto del lavoro che si applica soltanto a metà dei lavoratori dipendenti, circa 9 milioni e mezzo di persone, su una forza-lavoro di oltre 22. Restano fuori quasi altrettanti lavoratori in posizione di dipendenza: non solo quelli delle piccole imprese, ma anche i collaboratori autonomi, i lavoratori a progetto, gli irregolari. Oggi la parte non protetta dei lavoratori porta sulle spalle tutta la flessibilità di cui il sistema ha bisogno, mentre nella metà protetta l’inamovibilità genera inefficienze gravi e anche posizioni di rendita inaccettabili. Il precariato permanente è l’altra faccia dell’inamovibilità dei lavoratori regolari».

La traduzione è presto fatta: il precariato si combatte rendendo più facile il licenziamento. Ci si chiede come questa bizzarra tesi si possa coniugare con la sensibilità di alti esponenti del sindacato, di area Pd, come Paolo Nerozzi della Cgil e Pier Paolo Baretta della Cisl, che infatti considerano insensato tornare a discutere ora della protezione dal licenziamento senza giusta causa.
Di sicuro questa è un’altra dimostrazione di come il «ma anche» veltroniano, con l’entrata nel vivo della campagna elettorale, stia delineando uno spostamento oggettivo dell’asse programmatico del Partito democratico verso destra. Nella grande “ammucchiata” che vede nella stessa lista capitani di industria e operai, ormai è chiaro da che parte pesa la bilancia.
 
(dal sito Sinistracorsico 7 marzo 2008)

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