La grande menzogna

Credo che ormai la lotta pro precariato dei partiti istituzionali sia entrata nella sua fase acuta.

Dopo un periodo in cui si è deciso di adottare un basso profilo circa le dichiarazioni contro il precariato soprattutto tramite la falsificazione dei dati statistici, finalmente la Grande Menzogna getta la maschera ed esce allo scoperto. Ha cominciato Berlusconi un mese fa: fra i 7 punti principali del programma politico del P.D.L. non figura il tema del precariato. Ciò significa che tale problema per la destra o non esiste o, se esiste, si trova in posizione nettamente di rincalzo. Per Maroni, (siamo ancora alla fase uno quella della menzogna)l’80% dei contratti precari diventano definitivi, i contratti flessibili sono solo il 13% del totale (dato calcolato su tutti i contratti di lavoro definitivi dagli anni ’60 ad oggi)e infine il tema della sicurezza del lavoro non ha nulla a che fare col lavoro precario.

Successivamente Veltroni ha manifestato una notevole discrepanza fra ciò che dice (lotta al precariato fra i primi punti del programma P.D.) e ciò che ha in animo di fare: a parole proclama l’intenzione di voler risolvere il problema, nei fatti recluta imprenditori a piene mani(Colannino, Benetton, Artoni, Calearo), i quali, una volta entrati in parlamento, dovrebbero votare provvedimenti contro il precariato e quindi contro i loro stessi interessi. Siccome, come insegna una elementare regole psicologica, in caso di contraddizione fra parole e atti occorre dare maggior credito agli atti, è chiaro che il P.D. non ha nessuna intenzione di combattere efficacemente il fenomeno.

Seconda fase, la menzogna esce sfacciatamente allo scoperto: Il P.D.L. è così certo di vincere le elezioni che Berlusconi e Co. possono finalmente permettersi il lusso della verità e dire ciò che veramente pensano sul tema. Per Berlusconi infatti il problema è degno tutt’al più di una battuta di pessimo gusto su giovani precari e mariti miliardari in un colloquio allucinante con una pseudo precaria iscritta ad Allenaza Nazionale.

Ci troviamo quindi di fronte a un P.D.L. che dichiara senza ipocrisia la sua indifferenza circa il tema e un P.D. che, mentendo, dimostra tuttavia con i suoi atti (=candidati) di considerarlo un problema minore. In questa ignobile manipolazione strumentale all’ottenimento di voti, l’unico bagliore di lealtà viene da Enrico Letta il quale, in uno slancio di autenticità forse inconsapevole, confessa che le pur elevatissime tasse che si pagano in Italia servono solo a saldare l’interesse sul debito pubblico (70 miliardi di euro l’anno ossia il doppio della media europea) e non il debito pubblico stesso che resta come tale intatto e in transito da generazione in generazione: in altre parole ha detto che siamo alla bancarotta senza speranza.

In mezzo a questo coacervo di menzogne, finalmente un bagliore di verità.

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One thought on “La grande menzogna

  1. Caro Marco,
    ormai le parole su P.D. e P.D.L, ed aggiungo io su CGIL, CISL e UIL, le abbiamo spese tutte. Ora si tratta di capire in che direzione andare, per cambiare rotta, ed io credo che impegnarsi a fondo per un buon esito elettorale della Sinistra Arcobaleno, che ha messo al centro del programma il lavoro, la sicurezza sul lavoro e la cancellazione della legge 30 sia la miglior cosa da fare.
    Un’altra, da portare avanti in parallelo,
    è l’ unione del sindacati di base (Cub, Rdb. Cobas. Slai-cobas e tutti gli altri) per costruire un forte sindacato di classe.
    Dalle ulitime assemblee vengono segnali incoraggianti in tal senso.

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