Lassù qualcuno ci ama

Questa è la parte più significativa di una e-mail inviata oggi dal presidente di Atdal al direttivo.

vi trasmetto qualche dato reso noto dall’Assessore al Lavoro della Provincia di Milano nel corso del Convegno Chance di lunedì scorso (21 aprile n.d.r.).
Fate mente locale sul fatto che parliamo della Provincia di Milano (almeno teoricamente una delle più ricche d’Italia) … nel corso del 2007 nella nostra Provincia sono stati assunti 180.000 lavoratori immigrati, in gran parte extracomunitari provenienti dai paesi dell’Est Europa. Il 40% di questi immigrati è laureato, il 30% diplomato, ed il 60% del totale dei 180.000 (circa 108.000 n.d.r.) è stato assunto con contratto a tempo INDETERMINATO. Per contro degli italiani che nello stesso periodo hanno trovato un lavoro nella Provincia di Milano solo il 30% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Le motivazioni date dalle imprese sono che gli immigrati sono più preparati ed hanno ancora quel senso del sacrificio che non si ritrova più negli italiani…

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W die Linke!

Se la Sinistra Arcobaleno è naufragata, anzi non è proprio entrata in Parlamento, die Linke, la nuova formazione dell’ estrema sinistra tedesca, nata dall’ aggregazione del Pds (l’ex partito comunista della D,D,R.) , dei dissidenti della Spd. guidati da Lafontaine e di alcuni esponenti dei Verdi, è viva e vegeta: alle ultime elezioni politiche del 2005 ha raggiunto l’ 8,7% dei voti.
Ciò significa, che ora, che la vecchia sinistra non c’è più, almeno in Parlamento, ne possiamo costruire una nuova a partire dalle sue ceneri.
Certo ci vorrà un grande sforzo di umiltà da parte di tutti, leader e militanti, ma non è vero che non c’è più niente da fare e che “dobbiamo metterci una pietra sopra”.
Come die Linke è riuscita a trovare uno spazio alla sinistra dell’ Spd, cosi l’impresa può riuscire ad una nuova aggregazione dell’estrema sinistra italiana, a condizione che si abbandonino le pratiche di rivalità da piccoli leader e l’ostinato istinto di autoconservazione dei dirigenti politici che ci hanno portato alla disfatta.
Il vuoto che si è apre alla sinistra del Pd è enorme: c’è la battaglia contro il lavoro precario giovanile e dei lavoratori over 40 ed over 50, per ridare a tutti un’ occupazione stabile e alla fine una pensione dignitosa; c’è la battaglia contro la speculazione immobiliare, per imporre la costruzione di un numero adeguato di case popolari…
Dobbiamo ricostruire la Sinistra ripartendo dal rapporto con la gente nei quartieri e nei paesi, con i lavoratori precari giovani e maturi in primis, con i disoccupati e con i pensionati, e ritornare a manifestare nelle piazze!
Berlusconi e Montezemolo non hanno ancora vinto.
Non vinceranno, se noi non ci arrendiamo!

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Mettiamoci una pietra sopra

Berlusconi esce trionfante dalla consultazione elettorale.

E ne ha tutti i motivi perchè la sua vittoria non è semplicemente una vittoria politica: quest’ultima è solo l’aspetto più visibile e spettacolare del suo successo. Perchè Berlusconi ( e non il popolo delle libertà) ha vinto qualcosa che vale molto di più della maggioranza parlamentare. Berlusconi ha vinto anche e soprattutto perchè ha avuto pieno successo la sua rivoluzione antropologica: infatti è riuscito a cambiare il linguaggio e quindi il pensiero e quindi l’etica del popolo italiano. Grazie al potere mass mediatico ossia il più potente mezzo rivoluzionario che la storia abbia mai conosciuto, Berlusconi è riuscito nel giro di un decennio o poco più a fare quello che nemmeno i più efficienti fra i regimi totalitari erano mai riusciti a fare: cambiare il modo di pensare cioè l’etica (=insieme di norme che regolano la propria visione del mondo e la condotta morale da assumere in esso) degli italiani. E’ riuscito a riprogrammare la tavola di valori etici degli italiani come dimostra il fatto che non solo ha stravinto le elezioni ma che si può permettere di dire qualsiasi cosa che ripugni alla vecchia etica cattocomunista centrata su valori quali la solidarietà, l’uomo al centro dell’economia, etc senza che ciò intacchi minimente la portata dei suoi successi.

Non era facile sostituire la vecchia etica cattocomunista con la nuova etica consumistica caratterizzata da individualismo, competizione, cinismo. Eppure lui c’è riuscito. Ci si domanda oggi perchè Sinistra arcobaleno e gli altri partitelli di sinistra abbiano fallito. Il motivo è molto semplice: hanno fallito perchè sono portatori di un etica arcaica, definitivamente superata dai tempi, spaventosamente invecchiata. E il Partito democratico perchè, pur perdendo le elezioni, ha avuto comunque una discreta affermazione ? Perchè è portatore della nuova etica di cui è portatore Berlusconi: è talmente vero che il programma del P.D. era ed è una fotocopia del programma berlusconiano ( sicurezza, sostegni alle imprese, libero mercato) con un finto riferimento ai problemi del precariato (da risolversi con l’ingaggio nelle file del P.D. di imprenditori i quali avrebbero dovuto così agire contro i propri interessi).

La nuova etica capitalistica, di cui Berlusconi è il massimo rappresentante in Italia, ha divorato tutti i portatori dell’ etica tradizionale italiana: prima a livello di singole coscienze e poi a livello partitico. E’ chiaro che quando una visione del mondo decade nell’animo della gente, decade anche a livello di rappresentanza parlamentare. Così prima sono spariti i partiti di ispirazione (presunta) cristiana (l’attuale U.D.C. ha abolito perfino la parola "cristiano" dal suo simbolo ), poi i partiti di sinistra, esattamente come l’urbanesimo capitalista si è mangiato il vecchio stile di vita paleoindustriale o contadino tipico della provincia. Parlare oggi di solidarietà, stato sociale, comunismo o marxismo o visione cristiana della società significa coprirsi di ridicolo o apparire patetici. Il fatto che la nuova etica non sia solo un fatto politico ma un dato antropologico e culturale profondamente radicato nell’animo collettivo lo dimostra il caso siciliano.

In Sicilia ormai da due lustri si assiste a un fenomeno stucchevole: qualsiasi candidato o programma presenti Berlusconi la vittoria della destra è assicurata da un plebiscito. Alle penultime elezioni il candidato della C.d.L. era Toto’ Cuffaro, ossia un personaggio in odore di mafia, mentre la sinistra aveva candidato Rita Borsellino, cioé uno dei personaggi simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Risultato: ha stravinto Cuffaro. La stessa situazione si è ripetuta in queste ultime elezioni: da una parte un illustre sconosciuto (Lombardo) di un’altrettanto sconosciuta Lista per le autonomie (M.p.A.), dall’altra l’ottima Anna Finocchiaro, uno dei pochi personaggi politici italiani forse presentabile dal punto di vista morale. Risultato: ha stravinto Lombardo. Ora chiedo scusa a qualche siciliano che mi dovesse leggere, ma francamente mi domando se la cosiddetta società civile siciliana con le sue fiaccolate, i suoi lenzuoli alle finestre, i suoi preti antimafia, le sue petizioni esista veramente o non sia piuttosto un’invenzione giornalistica. Oppure non sia espressione, nella migliore delle ipotesi, di un esiguissima parte della popolazione siciliana. Mi chiedo anche se valga ancora la pena per l’attuale P.D. candidare personaggi di spicco nell’isola, che vengono regolarmente umiliati da avversari infinitamente meno presentabili o non sia piuttosto meglio considerare la Sicilia un feudo inespugnabile e quindi dedicarvi il minimo sforzo e riservare i candidati "forti" a qualche altra regione dove presumibilmente raccoglierebbero molti più consensi. Ho fatto l’esempio della Sicilia ma lo stesso discorso si potrebbe fare per la Lombardia e il Veneto.

Ma adesso il problema è che il mutamento antropologico di cui parlo è già avvenuto e si è già consumato. Restano alcune "sacche" in via di esaurimento dove ancora si discute di questioni già archiviate come il conflitto ideologico fra comunisti e fascisti o come la questione del lavoro di sabato su cui si interroga drammaticamente la Chiesa ambrosiana quando ormai è normale lavorare anche la domenica. Sono tutte questioni in over time, fuori tempo massimo che il capitalismo lascia benignamente per ora sopravvivere come vecchi residui del passato. Perchè una tavola etica possa venire modificata non è sufficiente una crisi economica o il carisma di qualche leader o il pensiero di una nuova corrente filosofica. Perchè un etica venga modificata e sostituita da una nuova occorre almeno lo spazio di una generazione ( 25 – 30 anni ). Per questo motivo ricostituire vecchi organismi politici servirà a ben poco (l’idea di Diliberto di ripristinare un partito comunista). E allora che fare ? Io ci metto una pietra sopra in due sensi: in primis perchè considero inutile cercare di fermare un vecchio per quanto splendido sole al tramonto, anzi già tramontato ( la vecchia etica cattocomunista) o fare una battaglia di retroguardia, mentre ormai il fronte della guerra si è spostato immensamente più avanti: avrei l’impressione di essermi rinchiuso in una "riserva" in un attesa senza speranza. Secondo perchè ho l’impressione, che le risposte sul piano politico in un panorama ideologico ormai abbaondantemente borghesizzato siano ormai anacronistiche e se risposte ci sono le vedo solo sul piano individuale. Sul piano politico solo qualcosa di totalmente nuovo può fondare una nuova rivoluzione antropologica che scalzi dalla coscienza collettiva l’etica berlusconiana. Peccato che per il momento non si veda.

 

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Dichiarazione di voto di Lucio Manisco

(…)
– L’astensione, la non partecipazione cioè a quella che a tutti gli effetti nei metodi e nella sostanza è una competizione elettorale falsata, sotto molti aspetti fraudolenta, gestita da una casta indegna e corrotta è una scelta motivata e meritevole di rispetto, ma che non mi sento di condividere, perché presumo di conoscere i presupposti e di poter anticipare la catastrofe che incombe sul mio paese, sui suoi lavoratori, sul mondo intero; perché l’esperienza storica e quella personale negli Stati Uniti mi ha insegnato, che dall’astensione di massa traggono linfa vitale i sistemi capitalistici più autoritari e liberticidi, soprattutto quando l’economia va a rotoli. E a chi mi dice che un voto per il Partito Comunista dei lavoratori è un voto di testimonianza, minoritario ed ininfluente rispondo con la battuta di Robert Kennedy poco prima del suo assassinio, quando ascoltava le mie invettive contro la guerra nel Vietnam: "Hai ragione ma è sempre meglio mantenere accesa la fiammella di una candela che trascorrere il resto dell’esistenza a maledire le tenebre".
(…)

(dal sito del Partito Comunista dei Lavoratori 10 aprile 2008)

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I tardivi pentimenti dell’ISTAT di Armando Rinaldi presidente Atdal over 40

Ci sono voluti anni prima l’Istat si decidesse ad affiancare ai dati ufficiali sui quali viene calcolata l’inflazione i dati reali, che pure l’Istat da sempre possiede, e dai quali è possibile derivare il vero incremento del costo della vita. Durante questi anni i cittadini hanno visto ridursi progressivamente il proprio potere di acquisto mentre i livelli salariali erano al palo e i rinnovi contrattuali, attuati con enormi ritardi, erano imprigionati da un dato ufficiale falso ma, spacciato come reale, in perfetta malafede.
Ora ci chiediamo quanti altri anni ci vorranno prima che l’Istat si degni di darci una diversa lettura dei dati sull’occupazione. Da oltre un decennio qualche timida voce prova a sostenere che è inspiegabile il fatto che in un paese con il PIL in sofferenza, i consumi in calo, la produzione industriale al di sotto delle medie degli altri paesi industrializzati, una delocalizzazione industriale senza fine, il numero degli occupati continui a crescere rilevazione dopo rilevazione.
Proviamo ad esaminare i criteri secondo i quali l’Istat determina i nostri livelli occupazionali.
Secondo Istat sono considerati occupati gli individui con età superiore ai 15 anni che soddisfano almeno una delle seguenti caratteristiche: a) avere effettuato una o più ore lavorative retribuite nella settimana di riferimento (prima settimana del mese), indipendentemente dalla condizione dichiarata, b) avere un’attività lavorativa, anche se durante la settimana di riferimento non hanno effettuato ore di lavoro, c) aver effettuato una o più ore di lavoro non retribuite presso un’attività familiare.
Vi rientra qualunque tipo di contratto, purché le ore lavorate abbiano un corripettivo monetario o in natura. Non sono considerati gli stagisti e i lavoratori in cassa integrazione vengono considerati occupati (sottocategoria definita “sottoccupati”).
Vediamo invece quali i requisiti per poter essere considerati disoccupati (l’Istat definisce questa categoria “persone in cerca di occupazione”).
I non occupati sono le persone che dichiarano contemporaneamente di: a) essere alla ricerca di un lavoro, b) avere effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro “attiva” nelle quattro settimane che precedono la rilevazione, c) essere immediatamente disponibili (entro due settimane) ad accettare un lavoro, qualora venga loro offerto.
A questi soggetti vengono aggiunti coloro che dichiarano di aver già trovato un lavoro che inizierà entro e non oltre tre mesi.
Vi è poi la categoria Istat degli inattivi, che non vanno a sommarsi al numero dei disoccupati e che comprende, le persone in età i 14 e i 64 anni suddivise in quattro sottocategorie: a) coloro che cercano lavoro non attivamente e sono disponibili a lavorare, b) coloro che non cercano lavoro ma non sono immediatamente disponibili, c) coloro che non cercano lavoro, ma sarebbero disposti ad accettarne uno che gli venisse offerto e d) coloro che non cercano lavoro e che non sono disponibili a lavorare.
Nella sottocategoria b) rientrano quelli che l’Istat definisce gli “scoraggiati”, cioè coloro che non cercano lavoro perché convinti di non poterlo trovare, perché si ritengono troppo vecchi o troppo giovani oppure perché ritengono di non avere le professionalità oppure perché pensano che per loro non esistano occasioni di impiego.
Ebbene, sempre secondo i dati Istat, nel periodo di riferimento primo semestre 1995, primo semestre 2005, gli “scoraggiati” sono cresciuti nel nostro paese da 650.000 a 1.200.000 unità.
Praticamente il numero degli scoraggiati, qualora venisse conteggiato, porterebbe a raddoppiare quello dei disoccupati.
Questo dato che rappresenta la vera dimensione della disoccupazione nel nostro paese, presente nella percezione della società civile ma volutamente ignorato da Governi e Istituzioni ai quali da sempre torna utile propagandare l’immagine di un paese che ha quasi realizzato la piena occupazione.
Chissà che dopo averci rivelato con un lustro di ritardo quanto è aumentato il costo del pane e della pasta l’Istat non si decida prossimamente a dirci come stanno realmente le cose anche sul fronte dell’occupazione.

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