In un mondo che gioca a denari noi carichiamo a bastoni

Avremmo voluto intitolare questo articolo “Nel tritacarne della globalizzazione”, perché questa ci sembra essere la sorte dell”umanità intera all’ alba del XXI secolo: nei paesi poveri ci sono guerre, massacri e genocidi; la fame, la sete e le malattie perseguitano oltre un miliardo e mezzo di persone, mentre “in questa bella civiltà così nobile e così antica” l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e del petrolio insieme alla crisi dei mutui mette a dura prova la sopravvivenza di tante famiglie.
In Palestina da sessant’anni si consuma una delle più grandi ingiustizie perpetrate dalle potenze occidentali ai danni di un popolo: è di qualche giorno la notizia, che una cannonata dell’esercito israeliano ha ucciso quattro bambini di età compresa tra uno e sei anni, tutti della stessa famiglia, ed ha ferito gravemente la madre.
Intanto nei paesi più industrializzati, Italia in testa, milioni di giovani sono costretti ad un lavoro precario, insicuro e sottopagato: non è un caso che abbiamo il primato delle morti sul lavoro in Europa!
Ed insieme ai giovani nel nostro paese oltre un milione e mezzo di ultraquarantenni e di ultracinquantenni espulsi dal mondo del lavoro, annaspano con le relative famiglie tra lavori precari e disoccupazione.
Perciò ci è sembrato più adatto lo slogan stampato sulle magliette di alcuni ragazzi alla Myday del 1° Maggio 2008 a Milano: “in un mondo che gioca a denari noi carichiamo a bastoni”

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