Peppino Impastato, Marco Travaglio e i baciapalle di regime

Sono trascorsi tre giorni dall’intervista di Fabio Fazio al giornalista Marco Travaglio durante la trasmissione “Che tempo che fa”.
Trasmissione che seguiamo da anni, perché rappresenta insieme a poche altre, un barlume di intelligenza e di cultura nel panorama desolato delle nostre tv pubbliche e private.
Ma quanto è successo dopo l’ intervista ci lascia esterrefatti e perplessi: che razza di Paese è questo, in cui un giornalista non può fare il suo mestiere di informare una platea di quattro milioni di persone sulle passate frequentazioni amicali e di affari dell’attuale presidente del senato Schifani?
Notizie già riportate, e che non hanno ricevuto smentita, nel suo ultimo libro “Se li conosci li eviti” e più in dettaglio in un altro di Lirio Abbate, cronista coraggioso di Palermo da mesi sotto scorta, perchè minacciato dalla mafia.
E mentre i cittadini si incazzano per la censura a Travaglio dal parte del centro destra e del centro sinistra, con l’eccezione lodevole di Antonio Di Pietro, la tv di Stato che prende il canone dagli abbonatii, che fa?
Si genuflette, chiede scusa! Ma scusa di che?
Di aver lasciato dire in tv cose gia scritte nei libri sopraccitati?
Quindi nei libri si può, ed in televisione non si può?!?
E’ questa la conclusione che dobbiamo trarre?
Del resto questa nostra “Repubblica” aveva già dato ampia prova di sé trent’anni fa: ricordiamoci del compagno Peppino Impastato!

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