Chi ha voglia di trovare il lavoro lo trova

Presento alcuni brevi profili tratti dall’ultimo “Corriere Magazine” (inserto del Corsera)dedicata ai quarantenni che tentano di ricollocarsi:

– Giovanni Palloni, 46 anni, laurea in ingegneria meccanica. Ex responsabile qualità in una società di depurazione, poi autista di scuola bus dove veniva pagato con assegni scoperti. Ora passa le giornate a far compagnia alla madre in una casa di riposo. “Non frequento più amici, ho smesso di disegnare, se non sono buono per il lavoro che altro potrei fare?”

– Luigi Gioco, 44 anni, geometra: una carriera di contratti a tempo determinato presso la pubblica amministrazione. Dal 2004 non riesce neppure a entrare fra i contratti atipici.

– Corrado Bonassin: negli anni ’90 era il più giovane capo del personale d’Italia. Ex vicedirettore generale di una banca inglese assorbita da Unicredit. Ha accettato l’incentivazione: 2 anni di stipendio. Dal 2004 fa il “mammo”

-Bruno di Gioacchino, 57 anni, carriera da amministratore matketing dell’Ibm. Dopo le dimissioni del 1994 ha avuto contratti a tempo determinato fino al 2006. In due anni ha inviato 5000 curricula ( ! ) e ottenuto 3 colloqui. –

-Chiara Bonomi, direttore comunicazione in Finmatica a 33 anni e disoccupata a 38, dopo aver diretto l’ufficio stampa delle Olimpiadi di Torino 2006 (…) “Otto inutili mesi di incontri umilianti, test con psicologi, giochi di ruolo e richieste di business plan per valutarmi e neppure una risposta. Mi sono collocata da sola, attraverso la rete di conoscenze”

In conclusione alcune mie considerazioni: Le persone di cui sopra sono ex lavoratori altamente qualificati ( molto più qualificati della media dei 40enni disoccupati o precari). Quindi bisogna togliersi dalla mente ogni illusione causata dal “rumore sociale” fondato su parole d’ordine del tutto irrealistiche spacciate a piene mani da psicologi, centri di formazione, enti di riqualificazione professionale, etc. conforme allla corrente di pensiero secondo cui a chi mantiene un atteggiamento ottimistico e proattivo “il mercato offre interessanti sfide” e motti similari. E che la si finisca una volta per tutte con questa farloccata del patrimonio di esperienza che può tornare ancora utile: basta prendere un neolaureato, contrattualizzarlo come stagista, fargli un corso di formazione ultra specifico di qualche giorno ed ecco che l’esperienza non conta più nulla. I casi di cui sopra lo dimostrano ampiamente.

Non dobbiamo più farci colpevolizzare: faremo un enorme passo avanti quando ci libereremo dal rumore sociale prodotto da psicologi, imprenditori, enti di formazione, organizzazioni varie, formatori: sempre pronti a consigliare o a rimproverare secondo una visione iper soggettiva (“volere e potere”) che disconosce l’oggettività della storia, di questo nostro scorcio di storia contemporanea. Nessuno di questi cattivi consiglieri vuole minimamente mettere in discussione l’iniquo mercato del lavoro vigente nelle sue strutture portanti e non lo vogliono perchè i precari fanno comodo in quanto creano lavoro, peraltro lautamente pagato, a loro e alla schiera di parassiti e buonisti per cui il precariato stesso è una miniera d’oro.

Il fatto che alcuni precari abbiano occupato cariche di altissimo livello prima di finire nell’abisso la dice lunga sul fatto che il mercato (non il “mondo” ma il “mercato” del lavoro) non ci vuole e i primi a saperlo sono quelli che ci magnificano le virtù del precariato. Per costoro il mercato va benissimo com’è, sono i precari che si devono adattare e se non ci riescono sono, per definizione, dei disaddatati possibilmente da medicalizzare: prima esclusi e poi medicalizzati come dei malati e, in quanto malati, colpevolizzati, resi innocui, incapaci di qualsiasi reazione.

Non dobbiamo più cadere in questa trappola.

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5 thoughts on “Chi ha voglia di trovare il lavoro lo trova

  1. Bravo Marco!
    Analisi molto lucida, puntuale e precisa.
    Ottima anche la parola d’ordine conclusiva.
    Quanto avrebbero da imparare i leader della sinistra che ci hanno portato alla sconfitta
    da un articolo come questo!
    Ciao.

  2. Grazie Fedele.
    Devo dire che tocchi un punto nodale: la nostra sinistra.
    Ieri sono stato con Armando ai “Cantieri del welfare”: si tratta di un’ organizzazione impegnata nei vari settori del disagio tra cui anche il disagio lavorativo di precari e disoccupati. E’ emerso con forza un concetto, secondo me, chiave: dal momento che sia le istituzioni sia il mondo produttivo non hanno alcuna intenzione di fare nulla per mettere in discussione l’attuale configurazione sociale caratterizzata da iniquità diffusa, i relatori, fra i quali Vittorio Agnoletto, non vedono altra possibilità che quella di innalzare il livello di conflitto sociale. E’ evidente infatti che le mediazioni, gli aggiustamenti, il dialogo non ha portato alcun frutto concreto per risolvere il grave problema del lavoro ( e di altre situazioni di disagio ) in Italia.
    E’ singolare che la proposta di innalzare il livello di conflitto sociale sorga da una organizzazione come, appunto, i “cantier

  3. E’ singolare che la proposta di innalzare il livello di conflitto sociale sorga da una organizzazione come, appunto, i “cantieri del welfare” di matrice cattolica ( tra l’altro il convegno si svolgeva presso la sede P.I.M.E. di Milano ) mentre da parte della sinistra anche radicale non ho mai sentito, pubblicamente, una proposta del genere.
    Di più. Ieri Berlusconi ha proposto tre provvedimenti gravissimi: proposta di sospensione dei processi per reati che implicano una condanna a meno di 10 anni, divieto di costituire “class action”, reintroduzione del “job on call” abolito dal precedente governo Prodi. Una sinistra parlamentare seria si sarebbe ritirata dal parlamento per sollevare il “caso Italia” presso la comunità internazionale, una sinistra extraparlamentare altrettanto seria avrebbe lanciato una serie di iniziative tese a mobilitare la piazza.
    Nessuna di queste azioni è stata intrapresa.
    Per fortuna ci pensano alcuni settori del mondo cattol

  4. Per fortuna ci pensano alcuni settori del mondo cattolico a parlare ancora di scontro sociale perchè se aspettiamo che questa sinistra si svegli dal suo sonno letargico stiamo freschi.

  5. Sono d’accordo sull’innalzamento del livello del conflitto sociale: adesso si tratta di vedere chi ci sta.
    Oltre che dai cattolici dei “Cantieri del Welfare”, una buona spinta potrà venire dal sindacalismo di base (CUB,Cobas,Sdl),
    dai settori più incazzati della FIOM, ed anche dal Partito comunista dei lavoratori!

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