Parasubordinati in aumento e con redditi sempre più poveri

di Fabio Sebastiani

Sempre più precari e sempre più poveri. E’ questo in sintesi il quadro dei “parasubordinati” che esce dal terzo rapporto presentato ieri dall’Osservatorio sul lavoro atipico (Nidil-Cgil e facoltà di Scienze della Comunicazione). Un quadro desolante, quindi, appena “corretto” da una piccola diminuzione dei lavoratori precari “esclusivi”, ovvero quelli che hanno una sola collaborazione: nel 2007 sono passati dal 858mila circa a 836mila. Per il sindacato Nidil-Cgil si tratta di un dato di grande valore da mettere in relazione con alcune azioni di contrasto intraprese negli ultimi due anni.
A parte questo, il rapporto evidenzia che i lavoratori parasubordinati nel 2007 sono in aumento di oltre 38 mila unità rispetto al 2006 (+2,4% contro un +3,5% del periodo 2005-06). Il 42,46% del totale di 1.566.978 è rappresentato da donne e il 57,54% da uomini. Va detto, comunque, che nel periodo 1996-2004 l’aumento registrato è stato del 108% con un incremento medio annuo del 9,6%. Pur essendo diminuito il trend di incremento, i lavoratori precari non sembrano aver concretamente migliorato la propria condizione economica. Il reddito imponibile medio nel 2007 si attesta a poco meno di 15.900 euro, con un aumento di circa l’8% rispetto al 2006; tuttavia, per i collaboratori a progetto, i cui redditi passano nel triennio da 8.400 a 8.800 euro, l’incremento è tanto limitato (4,8%, pari a 405 euro) da impedire il recupero dell’inflazione reale. Per di più va ricordato che, nel periodo preso in considerazione, la quota pensionistica versata all’Inps è passata dal 18 al 23,5%, con un aumento, quindi, superiore a quello retributivo, mentre nel contempo i mesi contrattualizzati passano per i lavoratori atipici esclusivi da 7,1 del 2006 a 7 del 2007. L’aumento del contributo pensionistico, poi, che grava in quota parte sulla “busta paga” del lavoratore ha avuto l’effetto di abbassare ancora di più la quota di reddito effettivamente disponibile. Secondo il Nidil, dall’altra parte, però, le imprese hanno comunque dovuto contabilizzare la minore convenienza del lavoro parasubordinato.
Ma ci sono altri numeri che indicano la mille difficoltà in cui versano i precari. A partire dall’età media, che ormai sta superando la soglia dei 40 anni. Un dato preoccupante che in qualche modo indica come la precarietà ben lungi dall’essere un “trampolino di lancio” abbia agito in realtà come una trappola. Oltre la metà degli iscritti alla gestione separata (789mila lavoratori) ha avuto contratti parasubordinati per tre anni consecutivi.
Il settore di attività dove si concentra la maggior percentuale di lavoratori parasubordinati è l’industria, seguito dal commercio e dai servizi professionali di consulenza alle imprese. Tra i lavoratori a rischio di precarietà, le percentuali maggiori si trovano nelle comunicazioni (87,2%), nei servizi di consulenza (76,5%), nella ricerca e nella sanità (76,6% e 73,2%), seguiti dal settore dell’informatica e dell’istruzione (67,9% e 67,4%, quindi due lavoratori su tre sono a rischio).
Mena Trizio, segretaria generale del Nidil, sottolinea che questa sostanziale stabilizzazione della precarietà è in qualche modo da mettere in relazione con le politiche difensive attuate in questi ultimissimi anni, a partire dal rafforzamento dell’attività ispettiva e dallo scoraggiamento rivolto alle imprese all’utilizzo dei parasubordinati.«Il rischio oggi è che venga a mancare la conferma di quell’indirizzo».

da Liberazione 6 giugno 2008

420 Visite totali, 2 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *