La festa è finita

Mi è capitato di leggere qualche tempo fa un libro sul ’68, dal titolo " La ricreazione è finita" e questa era la frase che un questurino rivolgeva all’ autore, leader studentesco dell’epoca, al termine di una manifestazione, quando la stagione della contestazione volgeva al tramonto, e la reazione si stava riprendendo la città di Milano e la vita dei suoi abitanti.
Sono passati almeno trent’anni da allora, e gli avvenimenti che si sono succeduti hanno stravolto  la geografia del pianeta, sconvolto gli equilibri politici, dato luogo ad un nuovo ordine mondiale: da circa vent’anni siamo nell’era felice della globalizzazione!
Felice per chi?
Ma per il capitale, i padroni e gli sfruttatori di tutto il mondo, di ogni risma e colore, dagli U.S.A. alla Cina, passando per la Russia.
Tuttavia l’impoverimento di masse sempre più grandi nel mondo occidentale, la migrazione sempre più intensa di moltitudini di diseredati verso l’Europa, il progressivo esaurimento delle risorse ed il collasso dell’ambiente, con il suo collorario di disastri, ci dicono che il capitalismo è al capolinea, che il sistema di sfruttamento selvaggio degli esseri umani e della natura non regge più.
La natura ha già cominciato  a ribellarsi, mandandoci segnali inequivocabili, presto lo faranno anche lavoratori e lavoratrici oppressi da una vita senza speranza.
Per il capitale la festa è finita!  

558 Visite totali, 1 visite odierne

One thought on “La festa è finita

  1. Sono d’accordo anch’io che il capitalismo sia alla frutta ma non tanto nel senso che sta per terminare quanto nel senso che sta evolvendo ( o involvendo ) verso qualcos’altro. Vedo a breve una sorta di dittatura aziendalista dove una dozzina di multinazionali prenderenno un effimero controllo dell’economia globale: la globalizzazione si trasformerà in mondialismo conclamato. Le masse rese nevrotiche e depresse dall’ansia di consumo e rincitrullite da psicologi, gerarchia ecclesiastica e televisione per ora sono troppo cieche per ribellarsi soprattutto in Italia. Colgo invece segnali di insofferenza verso il nuovo ordine mondiale in U.S.A. dove mi pare di assistere a una specie di risveglio di cui Obama rappresenta la parte più visibile. Paradossalmente proprio nella patria del capitalismo è più facile il capitalismo stesso venga messo in discussione ora che si profila lo spettro della recessione e la fine del pianeta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *