Questo governo ha un’idea fissa: la crudeltà verso i poveri di Ritanna Armeni

L’ultima è del sindaco di Roma Gianni Alemanno. E’ proibito frugare nei cassonetti. I mendicanti, chi non ha abbastanza da mangiare, deve astenersi dal cercare cibo fra i rifiuti. Perché? Non c’è spiegazione. Il sindaco non si è curato di darne neppure quando poi la decisione è stata rinviata all’autunno.
L’ultima, abbiamo detto, ma l’ultima di quale serie? Di quella serie di crudeltà sociali alla quale abbiamo assistito in questi primi cento giorni del governo di centro destra.
Mi aveva particolarmente colpito – e Liberazione lo aveva riportato – l’intenzione del ministro del welfare Sacconi di cancellare una legge (approvata anche con il consenso dell’opposizione durante il governo Prodi) che impediva un imbroglio ed una illegalità diffusa ai danni soprattutto delle lavoratrici incinte. Una norma semplice e non costosa che rendeva inutili e vane le lettere di dimissioni senza data e senza motivazione che le donne erano costrette a firmare se volevano essere assunte e che l’azienda poteva utilizzare nel caso diventassero troppo “costose” causa maternità.
Come è possibile pensare di cancellare una legge che impedisce di colpire la fascia più debole del mercato del lavoro, che chiede semplicemente di eliminare un imbroglio ed una illegalità perpetrata ai suoi danni?
Evidentemente lo è. Le vicende successive hanno dimostrato che non è solo possibile, ma è normale, rientra cioè nel nuovo ordine sociale, culturale e morale che il paese deve assumere e al quale sta,evidentemente, adeguandosi
Ed ecco che con un altro provvedimento si colpiscono i più deboli dei deboli, quei precari che non hanno più il lavoro e ricorrono al giudice perché i loro diritti siano difesi. Un’apposita norma afferma che quel diritto non ce l’hanno più e non importa se ce lo avranno quelli che hanno fatto ricorso prima di loro e quelli che lo faranno dopo. Loro sono semplicemente cancellati.
E dopo i precari è stata la volta di chi riceve l’assegno sociale, meno di quattrocento euro al mese, immigrati, casalinghe, suore, tutti coloro che non hanno raggiunto i dieci anni di contributi. Ma noi volevamo colpire solo gli immigrati, hanno detto gli stessi esponenti della Lega che avevano proposto il provvedimento di fronte a qualche rara e inusuale protesta. E gli animi dentro e fuori la maggioranza si sono placati.
Come se questo rendesse quel provvedimento accettabile, normale, perfino giusto.
L’elenco delle crudeltà sociali potrebbe continuare ed era iniziato – vale la pena di ricordarlo – con quelle ordinanze contro i lavavetri dei sindaci del centro sinistra. Potrebbe continuare con le leggi sulla sicurezza, con la richiesta delle impronte dei bambini rom (ancora una volta i più deboli fra i deboli), ma ci fermiamo qui.
Per notare che c’è in esso una inquietante scientificità. Esaminare le fasce deboli della popolazione, scegliere i più deboli fra di essi e lì tagliare. C’è un’altrettanta inquietante chiarezza. Non si danno motivazioni, non si avvolgono questi provvedimenti con rassicuranti ed ipocrite spiegazioni o con la promessa di un futuro migliore.
I tempi in cui la flessibilità veniva invocata e imposta in nome di un mercato del lavoro più libero che avrebbe poi dato sicurezza e ricchezza a tutti è finito. Del resto nessuno ci crederebbe più.
Di fronte all’aumento del costo della vita e al depauperamento di intere fasce della popolazione non ci sono neppure quelle buone maniere d’obbligo nelle relazioni sociali e sindacali che facevano riconoscere la situazione e magari rimandavano a improbabili aumenti di produttività eventuali e poco probabili aumenti salariali.
E’ stata messa da parte quell’ipocrisia che copriva le intenzioni e serviva a mascherare la crudeltà. Ed è rimasta appunto la crudeltà sociale che vale la pena di riconoscere, di chiamare con il suo nome. Essa si estende a macchia d’olio, comincia dal governo, ma in questi cento giorni di governo ha avvolto tutto e tutti, se un esponente del governo, come il leghista Castelli può permettersi di dire che i dati sui morti sul lavoro sono fasulli. Se questo provoca solo qualche protesta burocratica e d’obbligo.
Non so se la parola crudeltà rientri nel linguaggio della sinistra. So che è il pilastro delle politiche della destra. Non so se queste politiche rivelano la somiglianza di questo governo al regime fascista. E devo dire che non mi pare di grande rilevanza. Mi pare più rilevante riconoscerne la gravità sociale e preoccuparsene cioè combatterla. C’è sempre un salto di qualità nei provvedimenti contro i deboli e nelle culture discriminatorie e razziste quando queste vengono applicate ed imposte senza preoccuparsi di renderle almeno nella forma più accettabili. Chi in questo paese vuole fare opposizione dovrebbe accorgersene subito. Segnalarle almeno. E non limitarsi a rinviare ogni protesta all’ autunno.

da Liberazione dell’ 8/08/2008

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3 thoughts on “Questo governo ha un’idea fissa: la crudeltà verso i poveri di Ritanna Armeni

  1. Le cose di cui si lamenta la Armeni sono gli stessi pericoli che segnalava Pasolini più di 30 anni fa.
    Alla domanda della Armeni, che si chiede giustamente come sia possibile tutto questo, si può rispondere in modo molto semplice: tutto questo è possibile perchè il capitalismo è INTRINSECAMENTE disumano. il capitalismo è fatto per valorizzare la capacità dell’uomo di competere ed è chiaro che quando si parla di competizione si parla di agonismo e quando c’è agonismo non ci può essere non dico amore, non dico umanità ma nemmeno solidarietà. Che la destra capitalistica prenda certi provvedimenti non sorprende e non sorprende nemmeno il silenzio della sinistra che come al solito tace nel timore di alienarsi quei 4 elettori che gli son rimasti. Tace anche la Chiesa che è tempestiva solo nel zittire chi, come Famiglia cristiana, afferma a chiare lettere che l’emergenza numero uno in Italia &eg

  2. Tace anche la Chiesa che è tempestiva solo nel zittire chi, come Famiglia cristiana, afferma a chiare lettere che l’emergenza numero uno in Italia è la nuova povertà e non la monnezza, i diritti dei gay o la sicurezza. Chiesa e sinistra hanno una cosa in comune: quella di entrare nei salotti borghesi di lusso dalla porta di servizio per raccattare le briciole che cadono dalla tavola del padrone. Ma hanno anche un destino in comune: quello di sparire, come di fatto stanno già sparendo. La sinistra ormai è come l’impero bizantino poco prima della caduta di Costantinopoli che ancora si autodefiniva “impero” mentre aveva i barbari alle porte. La Chiesa idem: i seminari sono vuoti, il numero di preti cala drammaticamente, non esiste più un partito dichiaratamente cattolico, le encicliche del Papa non le legge più nessuno, le masse sono scristianizzate. Eppure continuano a non voler cogliere i chiari segni della decadenza. Perchè ? Fo

  3. Perchè ? Forse perchè quando la nave affonda la cosa più utile da fare è arraffare il più possibile prima di abbandonarla.
    Tuttavia c’è un problema: il capitale ormai trionfante non sa più che farsene nè di una sinistra “soft”, nè della Chiesa. Quest’ultima fa ancora comodo come garzone di bottega tant’è che appena i capitalisti comandano i prelati prontamente obbediscono ( vedi caso Famiglia cristiana con la Chiesa pronta a zittire la rivista su ordine del governo aziendalista ).
    Tuttavia è meglio che sinistra e Chiesa si affrettino ad arraffare perchè tra poco il capitale, ripeto, non saprà più che farsene nemmeno di loro.

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