Intervento dell’Onda all’Assemblea Nazionale Delegati FIOM

ROMA.
Noi crediamo che quello che sta succedendo nelle università e nelle scuole nelle ultime settimane abbia dell’incredibile.. Da ormai tre settimane pressoché tutte gli atenei e tantissime scuole della Penisola sono in mobilitazione, ciascuno con le proprie forme di lotta. Alcuni organizzano lezioni all’aperto, altri occupano le facoltà, altri ancora occupano i binari delle stazioni.
In questi giorni centinaia di migliaia di studenti hanno invaso le strade e le piazze delle città, da Palermo a Bolzano, dimostrando che non esiste una generazione di bamboccioni, di fannulloni, ma piuttosto in questo Paese esiste una generazione in rivolta che ha deciso di riprendersi il proprio futuro cominciando a conquistarsi il proprio presente.
Il più grande insegnamento che il movimento studentesco di queste settimane può offrirci è la dimostrazione che il consenso di questo governo in realtà si regge su un filo, assomiglia ad una grossa bolla speculativa come quelle che crescono e scoppiano nelle borse capitalistiche.
Come le bolle finanziarie americane, il consenso al governo Berlusconi si sgretola appena si ha il coraggio di metterlo in discussione. Le lotte studentesche dimostrano che se si costruisce il confilitto, se si pratica una reale opposizione il governo va in crisi. A dimostrazione di ciò stanno, da un lato, alcuni sondaggi che segnalano come l’opinione pubblica sia sostanzialmente favorevole o quantomeno tollerante, nei confronti delle nostre proteste, dall’altro, ed è questo il dato politico più interessante, il governo appare in difficoltà balbettando soluzioni contraddittorie: prima la minaccia degli sgomberi, poi l’apertura, subito ritirata, al dialogo, poi ancora la minaccia di denunce, fino ad arrivare all’utilizzo di “armi non convenzionali” come l’appoggio a gruppuscoli neofascisti come Blocco Studentesco, che è un organizzazione che andrebbe cancellata dalla storia di questo paese.
È un governo in crisi, è un governo che ha paura del conflitto sociale.

Sono sostanzialmente due gli slogan, che sono anche direttamente intenti politici, che attraversano le assemblee in tutta Italia.
Il primo dice: NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO. Un ‘NOI’, che non è mai rimasto chiuso nella piccola dimensione corporativa degli studenti, ma è sempre stato un noi aperto ai lavoratori dell’università, ai precari. Un noi che si rivolge direttamente anche ai metalmeccanici così come a tutti i lavoratori dipendenti di questo paese, un noi, di classe insomma, che urla l’indignazione di tutti i deboli e i subordinati di questo paese, decisi a non pagare più le politiche dei sacrifici voluti dai governi di destra e di sinistra negli ultimi anni.
Noi non pagheremo una crisi di cui non abbiamo colpe, non pagheremo i debiti prodotti dal capitalismo internazionale.
Il secondo dice: ‘FACCIAMO COME IN FRANCIA’, dove nel 2006 una grande alleanza tra studenti e lavoratori, costruita nelle lotte comuni, costrinse un governo di destra, non meno autoritario del governo Berlusconi, a ritirare una legge già approvata dal Parlamento.
Sulla stregua di questi due slogan interveniamo oggi in questa assemblea.

In questi giorni gli studenti sono scesi in piazza il 17 ottobre accanto ai sindacati di base, sono scesi in piazza il 30 accanto ai lavoratori della CGIL scuola, così come scenderanno in piazza il 14 in occasione dello sciopero dell’università indetto dalla CGIL.
La volontà degli studenti è stata sin dall’inizio chiara: non si vince se non si costruisce un’alleanza con il mondo del lavoro.
E qui arriviamo alla proposta.

Noi crediamo che sia necessario uno SCIOPERO GENERALE, che blocchi tutta la produzione di questo paese.
Uno sciopero generale è necessario per liberare la CGIL da un abbraccio mortale con gli altri sindacati confederali che sta progressivamente snaturando, trasformando irreversibilmente un sindacato storicamente combattivo come questo; uno sciopero è necessario anche per costringere i sindacati di base ad uscire dal minotarismo che li ha contraddistinti in questi anni.
Uno sciopero generale, nel rispetto delle nostre rispettive agende di mobilitazione, quindi, va convocato al più presto, con al centro la richiesta di abrogazione immeditia della legge 133 e del decreto Gelmini 137, appena convertito in legge.
Queste leggi che decretano la dismissione definitiva del sistema di formazione pubblico di questo paese, devono essere ritirate subito, perché un paese senza scuola pubblica è un paese incivile, un paese senza un sistema pubblico di formazione è destinato alla barbarie.
Sciopero generale, dunque, e concludiamo, perché solo nel vivo delle lotte si può costruire una reale unità tra studenti e lavoratori, solo praticando l’opposizione sociale si può costruire una reale alternativa a Berlusconi in questo Paese.

dal sito www.ateneinrivolta.org  in data 4 novembre 2008

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