Generazione 1000 euro: intervista ad Alessandro Rimassa di Marco Patruno

Questa settimana ho avuto il piacere di intervistare Alessandro Rimassa autore insieme ad Antonio Incorvaia del libro e sito di successo "Generazione Mille Euro" www.generazione1000.com . Con questo neologismo introdotto in Italia nel 2005, gli autori descrissero la generazione dei giovani precari. Ad aprile uscirà la versione cinematografica tratta dal loro romanzo.
Sulla scia di "Generazione Mille Euro", il 17 febbraio 2009 sarà disponibile il loro nuovo libro “Jobbing: la guida alle 100 professioni più nuove e più richieste- come costruire o inventare la propria carriera” pubblicato dalla casa editrice Sperling & Kupfer www.sperling.it .
Nell’intervista Alessandro Rimassa constata come negli ultimi quattro anni la situazione dei giovani precari sia effettivamente peggiorata e di come la politica ha fatto poco o nulla per migliorare la loro situazione, ma il punto fondamentale è: da chi dobbiamo aspettare un possibile cambiamento? Nell’intervista trovate la risposta.
Che cosa pensi del precariato giovanile?
“Purtroppo il precariato è una condizione che sta diventando stabile. E da cui difficilmente si tornerà indietro. Credo però che in Italia, come avviene nel Nord Europa, si dovrebbero mettere in campo quelli strumenti di “security” per i giovani che trasformino il precariato in flessibilità. Il che significa sussidi di disoccupazione, trasparenza nella ricerca del personale, meritocrazia.”
Siamo la generazione mille euro, ma anche ottocento, settecento e cinquecento euro, si parla tanto di precariato però mi sembra che si fa davvero poco per i precari e le loro condizione non sembrano affatto migliorare. che cosa né pensi?
“In effetti quando abbiamo scritto Generazione Mille Euro, era l’ottobre del 2005, la situazione ci pareva grave ma… oggi è peggiorata. Decisamente peggiorata. E nulla hanno fatto, per giovani e precari, né il centro-sinistra né il centro-destra. Questo è un male non solo per chi fa parte di questa generazione, ma per tutto il Paese. Credo però che dalla politica ci sia da aspettarsi davvero poco".                                                                                
Ultimamente trasmissioni televisive e film si stanno occupando sempre di più del fenomeno.
Segno di una presa di consapevolezza da parte dei professionisti della necessità di testimoniare e documentare i danni del precariato ? O esiste lo spettro della “mercificazione” del problema precariato e precarI, con il rischio che il precariato continui ad essere una sorta di enigma impossibile da risolvere o che non si vuole risolvere?
“Mercificazione. Punto. In Tv, come sui giornali, tirano le storie tragiche, quelle di difficoltà. Insomma, se ne parla perché fa notizia, ma il punto è che i Media non hanno colpe in questo senso, sono il Governo e le Istituzioni, che dovrebbero intervenire. In gioco c’è il futuro dell’Italia, perché ridurre in condizioni di perenne difficoltà i giovani significa non costruire il futuro del Paese”.
Il precariato può frenare il talento e la creatività di un giovane ? oppure può essere uno stimolo a migliorarsi e a crescere?
“Credo che le due cose siano a sé stanti, non legate quindi”.
Il precariato sembra contenere in se una sorta di “forza disgregante” siamo cioè tutti più disuniti, soli e indifesi, secondo te c’è la possibilità di ritrovare quella “unione sociale” che tra precari sembra mancare rispetto ai c.d lavoratori standard?
“No. Perché i lavoratori standard hanno da difendere privilegi e per la difesa di quelli si uniscono. I precari invece dovrebbero unirsi per conquistare privilegi ma, in Italia, siamo tendenzialmente troppo individualisti., Ognuno quindi mira a risolvere il proprio problema e a dimenticarsi degli altri, a disinteressarsi di chi è nelle stesse condizioni. E questo egoismo di massa fa sì che non ci si unisca, ma – lo dico dopo tre anni di esperienza su queste tematiche – poco si può fare se gli stessi precari non credono davvero nell’unione”.

dal blog Generazione P  in data 28 gennaio 2009 

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