Perché siamo finiti così

Sachs (Jeffrey Sachs, l’esponente più illustre della Scuola di Economia di Chicago n.d.r.) ammira Keynes, ma non sembra interessato al fatto che ciò che rese il keynesianesimo possibile nel suo Paese furono le richieste confuse e militanti dei sindacalisti e dei socialisti, la cui forza crescente rese credibile la minaccia di una soluzione più radicale, il che trasformò il New Deal in un compromesso accettabile. Non aver compreso l’ importanza dei movimenti di massa nel mutare la marea della Storia condusse Sachs a gravi errori.
Per esempio gli impedì di vedere la concreta realtà politica che aveva di fronte in Russia: non ci sarebbe mai stato un piano Marshall per la Russia, e questo perché il piano Marshall originario era stato varato a causa della Russia (dell’U.R.S.S. n.d.r.)
Quando Eltsin abolì l’Unione Sovietica, la “pistola carica” che aveva costretto a sviluppare il piano originario fu disarmata. Senza di essa il capitalismo fu improvvisamente libero di assumere la sua forma più selvaggia e non solo in Russia ma in tutto il mondo.
Con il collasso dell’Unione Sovietica, il capitalismo poteva contare su un monopolio globale, il che voleva dire che tutte le “distorsioni” che avevano interferito con il perfetto equilibrio del libero mercato non erano più necessarie.
Era questo il vero lato tragico della promessa fatta ai polacchi ed ai russi: che se avessero seguito la schokterapia, si sarebbero risvegliati all’improvviso in “un normale Paese europeo”.
Quei normali Paesi europei – con la loro solida rete di sicurezza sociale, le tutele per i lavoratori, i potenti sindacati e la sanità socializzata – erano emersi come compromesso tra comunismo e capitalismo. Ora che non c’era più bisogno di compromesso, tutte le politiche sociali moderate furono prese d’assedio nell’ Europa occidentale, come lo erano in Canada, Australia e negli Stati Uniti.
Tali politiche non sarebbero state introdotte neppure in Russia, e certo non con i soldi degli occidentali.
Questa liberazione da ogni vincolo è l’essenza della Scuola di Chicago (anche nota come neoliberismo, o negli Stati Uniti, neoconservatorismo): non una nuova invenzione, ma il capitalismo liberato da tutti i suoi fronzoli keynesiani, il capitalismo nella sua fase monopolistica, un sistema che non deve più sforzarsi di conservarci come suoi clienti, che può essere antisociale, antidemocratico e disumano quanto vuole.
Finché il comunismo è rimasto una minaccia il gentleman’s agreement del keynesianesimo è sopravvissuto; una volta che quel sistema ha perso terreno, ogni traccia del keynesianesimo ha potuto finalmente essere estirpata, ottenendo così l’obiettivo che Friedman (Milton Friedman, fondatore della Scuola di Chicago n.d.r. ) aveva posto per il movimento mezzo secolo prima (anno 1957 n.d.r.).

da Schokeconomy di Naomi Klein

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