Claudia Mancina e l’Antifascismo

Antifascismo.
E’ cominciata la campagna per dare l’ostracismo, escludere dal linguaggio e dal dibattito politico italiano la parola "antifascismo".
La filosofa Claudia Mancina distingue tra antifascismo storico del quale è giusto continuare a discutere e la presenza del termine antifascismo nel dibattito politico. A suo giudizio questa presenza non ha senso. Questa nota è apparsa sul "Riformista". " mentre è ovvio che resta attuale l’antifascismo storico, legato alle memorie del regime e dell’occupazione, e quindi alle ricorrenze delle Fosse Ardeatine e del 25 aprile, è altrettanto ovvio che l’antifascismo – e non da oggi – non può più essere moneta corrente del dibattito politico.
Non ha alcun senso, se non quello di un richiamo della foresta, rivolto ad anziani che ricordano un tempo passato, o a giovani ideologizzati sino al punto da non vivere la loro giovinezza, scagliare l’accusa di fascismo a Berlusconi o a qualche colonnello di An che fatica a staccarsi da miti e riti del suo partito."
La nostra professoressa insegna etica dei diritti all’università di Roma. Ha alle spalle in lungo percorso politico nel PCI. E’ stata parlamentare DS e membro di lungo corso e per tanto tempo della intellighentia comunista.
Come tutti gli spretati sputa nel piatto dove ha mangiato per decenni e lavora attivamente per criminalizzare o annullare la lingua parlata dalla democrazia italiana dalla Resistenza ad oggi.
La nostra filosofa ritiene addirittura "ovvio"che l’antifascismo non può più essere moneta corrente nel dibattito politico attuale. Che vuol dire? Come è ovvio – è proprio il caso di dire- l’antifascismo non è soltanto il contrario del fascismo che non è comunque scomparso nè dall’Italia nè dal mondo. L’antifascismo è il contenitore di tutti i valori negati dal fascismo, libertà, democrazia, tolleranza, civiltà, solidarietà, pace. rispetto per la persona umana.
E’ "ovvio" che esclude da sè comportamenti come il razzismo, l’attacco ai diritti umani, la riduzione dei diritti civili delle persone e delle comunità.
L’antifascismo, quindi, è ovvio che costituisce una categoria dello spirito, un imperativo categorico. Non si può essere antifascisti e razzisti mentre è possibile essere fascisti e razzisti.
Questa nota della filosofa esce nel giorno in cui Berlusconi chiede il cinquantuno per cento agli elettori italiani, la riduzione del Parlamento in mera cassa di risonanza dei suoi decreti, la concentrazione in uno di tutti i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) che è quanto hanno fatto i tiranni apparsi nella vita dei popoli per umiliarli.
Colpisce la spudoratezza con la quale intellettuali che hanno letto e commentato Kant,Marx,Gramsci ci provano ad espungere dalle categorie culturali e politiche quanto è ostico al tirannello che vorrebbe ridurci tutti a spettatori del "Grande fratello", spettatori privati di fondamentali diritti come lavoratori e come cittadini.
Colpisce come gli attacchi più brutali alla cultura italiana che è la stessa cosa della sinistra italiana vengano da personaggi che ieri ne erano le vestali o i sacerdoti più dogmatici.

Pietro Ancona

da Medioevo Sociale Spazio Amico
sabato 28 Marzo 2009

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