Working Class Zero

Ho assistito qualche sera fa allo spettacolo teatrale "Working class zero" nella sala Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano: il tema era la scomparsa della classe lavoratrice, dopo l’introduzione da parte di governi di centro-sinistra e di centro-destra delle leggi sulla flessibilità e sulla precarietà del lavoro.
La rappresentazione si sarebbe potuta tranquillamente intitolare "Disperazione 1000 Euro", tali erano i sentimenti che suscitavano negli spettatori giovani e no.
Resa molto efficacemente la precarietà del lavoro, della vita e dell’ amore, senza presente, senza prospettive e senza futuro, con un "je accuse" nei confronti della generazione dei padri, definiti "tout court" una generazione di imbecilli. Il che ha provocato un comprensibile risentimento da parte degli spettatori con i capelli grigi.
Ma a pensarci bene ed a non essere troppo permalosi, la critica dei ragazzi sul palcoscenico non era troppo diversa da quella che noi sessantottini muovevamo verso i partiti, che avevano guidato la guerra di LIberazione: di aver lasciato le cose a metà, anche per colpa di leader come Togliatti, che non impose l’ epurazione  dei fascisti dalle istituzioni e dalle cariche pubbliche nella Repubblica nata dalla Resistenza!
Tuttavia la "generazione di imbecilli" si battè senza tregua, con successo contro l’ autoritarismo in famiglia, nelle scuole, nelle fabbriche e nella società intera, e fu fermata dalle bombe e dalle stragi di Stato, che volevano bloccare l’avanzata delle lotte studentesche ed operaie del 1968 e ’69. 

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