Agorà/5

Il prossimo agorà (con regolare nulla osta della questura) è fissato per

venerdì 3 luglio in piazzetta san Carlo, a Milano, dalle ore 18 fino alle 21.

Piazzetta san Carlo è in pieno centro, lungo corso Vittorio Emanuele, verso san Babila. Di argomenti di cui parlare ne abbiamo fin troppi. Chi vuole, porti gli articoli più interessanti della settimana, magari in più copie, per una pubblica lettura. Entro domani metteremo on line alcuni nuovi volantini in formato stampabile. Ognuno se vuole può organizzarsi un suo agorà, dovunque si trovi. Bastano tre amici e qualche materiale informativo. Lo dico ai tanti che ormai da anni, con frequenza quotidiana, mi scrivono per farmi i complimenti e domandarmi che cosa si può fare. E in particolare ai giovani. Si inizia da cose semplici, riattivando una partecipazione diretta, integrando web e strada, mettendoci la faccia, richiamando all’impegno gli amici più sensibili, piazzandosi nel cuore della città a raccontare verità sgradite al manovratore. So che non è molto, se a farlo siamo in pochi. Ma sarebbe rivoluzionario, se a farlo fossimo in tanti. Magari uno su dieci di quelli che riempiono di commenti antiberlusconiani le pagine di facebook. L’ignavia delle persone consapevoli è la prima causa del disastro. Dell’andamento dei primi quattro agorà milanesi sono soddisfatto. Centinaia di presenze (senza alcun annuncio sui media ufficiali), un clima di convinzione, l’autoselezione di un gruppo di persone motivate che hanno voglia di fare e prendono iniziative in proprio. Stiamo sulla strada giusta. Se non altro per salvarci l’anima.

Vi segnalo anche che giovedì 2 luglio, sempre a Milano, è stata convocata una manifestazione “in difesa della dignità delle donne (e degli uomini che amano le donne)” contro la mignottocrazia, per usare un termine che scolpisce lo spirito dei tempi. Alle Colonne di San Lorenzo, dalle ore 19.

da www.pieroricca.org  (30 giugno 2009)

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Testimonianza dall’Honduras: non credete ai media ufficiali la gente vota e resiste

Dopo ore di tentativi finalmente Giornalismo partecipativo riesce a comunicare con P. T. cooperante di un paese europeo residente da anni in Honduras. “E’ che il primo segnale che stava succedendo qualcosa è che i militari hanno staccato la luce in tutta la città. Solo da poco ci siamo procurati un generatore, ma abbiamo pochissima benzina perché è razionata, non si vende, e quindi posso restare collegata pochissimo tempo”.

di Gennaro Carotenuto

Quando avete saputo del golpe? “in mattinata prestissimo si è saputa la notizia che hanno preso il presidente con la forza. La capitale ha iniziato a reagire, mentre dalle altri parti del paese si è animata la gente a continuare a votare per il referendum. Anzi le ultime notizie sono che anche nella capitale dove può sta votando in massa”.

Si sta votando che tu sappia? “Qui dove mi trovo sono arrivati i militari e hanno sequestrato le urne per impedire il voto. Nella capitale è successo in molti posti ma ho molte testimonianze che in tutto il resto del paese e anche in alcune zone della capitale la gente sta correndo a votare come forma di dire NO al golpe”.

I media funzionano? “Hanno spento tutto. Appena hanno sequestrato il presidente Zelaya hanno chiuso il Canal 8, l’unico favorevole al governo e poi anche tutti gli altri. Adesso credo funzioni solo una radio della destra golpista HRN”.

Che tipo di reazione c’è da parte dei movimenti? “ti dico solo che i popoli indigeni hanno iniziato una marcia a piedi verso la capitale. Inoltre molte persone sono andate al palazzo presidenziale. Ma non ho informazioni verificate”. Riuscite a comunicare? “la mancanza di corrente fa che i cellulari sono quasi tutti scarichi. Qui dove sono li possiamo ricaricare ma le centinaia di persone nascoste non hanno maniera di farlo”.

Ci sono le notizie di violenza? “Gira voce di almeno un morto, ma non posso confermartela. Le uniche violenze sicure che ho io sono quelle contro i medici cubani. Alcuni sono stati aggrediti, gli altri li stiamo nascondendo. Inoltre qui da noi quando hanno sequestrato le urne del referendum hanno detenuto tre persone ma sono stati costretti a rilasciarli quasi subito. Inoltre ho notizie di liste nere di dirigenti popolari che vengono ricercati, soprattutto quelli che hanno lavorato al referendum. Non ho notizie di persone precise arrestate. Ma centinaia se non migliaia di persone si sono dovute nascondere”.

Sei uscita? Com’è la città? Che idea ti sei fatta sui rapporti di forza? “Ho girato per il quartiere ma come straniera non mi sono avvicinata al punto dove si votava. I militari sono estremamente aggressivi, puntano le armi in faccia alla gente. La gente sta chiamando alla calma e cerca di parlare loro e si stanno facendo azioni pacifiche in tutto il paese. Il messaggio è calma, pace e non opporre altre forme di resistenza”.

Che messaggio puoi lasciarmi in conclusione? “Faccio un appello internazionale a non lasciare solo l’Honduras e a fare informazione su quello che sta succedendo in Honduras. Non credete ai media ufficiali”.

da www.GennaroCarotenuto.it
(28 giugno 2009)

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Consulta, la cena segreta di Peter Gomez

Un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c’è anche l’immunità di Berlusconi.

Le auto con le scorte erano arrivate una dopo l’altra poco prima di cena. Silenziose, con i motori al minimo, avevano imboccato una tortuosa traversa di via Cortina d’Ampezzo a Roma dove, dopo aver percorso qualche tornante, si erano infilate nella ripida discesa che portava alla piazzola di sosta di un’elegante palazzina immersa nel verde. Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l’organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. "Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po’ di traffico, abbiamo ospiti importanti…", aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto ‘L’espresso’ è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell’ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.

Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Franco Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l’elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell’avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all’epoca all’Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi sembra un fiume in piena e ripropone, tra l’altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in "avvocati dell’accusa".

L’idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Il giudice padrone di casa non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte Mazzella, come hanno in passato scritto i giornali, ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall’avvocatura dello Stato. Solo che durante l’incontro carbonaro l’alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. E il risultato della discussione, a cui Vizzini, Alfano e Letta assistono in sostanziale silenzio, sta lì a dimostrarlo.

‘L’espresso’ ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l’ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli ‘odiati’ pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L’obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell’esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l’influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni ’90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da ‘L’Avanti’ l’elezione a presidente della Corte dell’ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l’idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l’avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassali, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell’incarico per nove anni. Dall’altra una modifica dell’articolo 135 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l’unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un’altra Repubblica. E un’altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell’impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. E lo fa sapendo che non gli può accadere nulla. Al contrario di quelli dei tribunali, le toghe della Consulta, non possono ovviamente essere ricusate. E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.

da l’Espresso in edicola
26 giugno 2009

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La P2 e il delitto Pasolini di Beppe Grillo

La P2 è responsabile, o complice, del delitto Pasolini? Pino Pelosi, l’allora ragazzino accusato dell’omicidio, è stato intervistato dal blog. Lo scorso anno dichiarò, come riportato nel libro: “Profondo Nero”, che i responsabili erano cinque uomini arrivati sul posto con una moto e una Fiat targata Catania. Gli esecutori. Tra loro due frequentatori della sezione del Msi del Tiburtino, Franco e Giuseppe Borsellino. Mentre lo picchiavano a morte gridavano: “Sporco comunista!”. Pelosi disse: “Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent’anni, pazzi non sono certamente… E quindi avevano una ragione, una ragione importante per fare quello che hanno fatto…”.
Pasolini stava lavorando a un romanzo: “Petrolio” in cui alludeva all’attentato a Enrico Mattei, presidente dell’ENI. Pasolini scrive che Eugenio Cefis, citato con il nome di fantasia di Troya, diventa a sua volta presidente dell’ENI e questo “implica la soppressione del suo predecessore”. Cefis, secondo il Sismi, è il fondatore della P2. Alla sua fuga dall’Italia, nel 1977, il suo posto fu preso da Licio Gelli. Cefis teorizzava un golpe bianco, senza l’uso dei militari e della violenza, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, come descritto in seguito nel “Piano di rinascita democratica” di Gelli. Per Pasolini, il delitto Mattei è il primo di una lunga serie di stragi di Stato. Una tesi sostenuta persino da Amintore Fanfani: “forse l’abbattimento dell’aereo di Mattei, più di vent’anni fa, è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita.”
La Procura di Roma ha riaperto il fascicolo sull’omicidio di Pasolini lo scorso aprile dopo un post del blog, ma forse è un caso. L’avvocato Maccioni e la criminologa Ruffini hanno depositato un’istanza di riapertura delle indagini preliminari che sono state affidate al sostituto procuratore De Martino.Sono stati chiesti accertamenti sui reperti biologici presenti nei vestiti di Pasolini conservati nel Museo Criminologico.
Se il libro “Petrolio” fosse stato pubblicato, forse Pasolini sarebbe ancora vivo. Se Saviano non fosse riuscito a pubblicare “Gomorra” forse sarebbe già morto.

dal blog www.beppegrillo.it
(24 giugno 2009)

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I nuovi Ponzio Pilato di Antonio Di Pietro

E’ passato un anno di governo Berlusconi. Sono state fatte le elezioni europee e le amministrative. Ora possiamo trarre una prima conclusione: e’ stato un anno terribile!

Un anno terribile sul piano dell’economia, della giustizia, dell’informazione, dell’occupazione e del lavoro, sul piano della trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione.

Un anno terribile perche’ questo governo e questa sua maggioranza parlamentare asservita, stanno pensando solo a emanare provvedimenti che servono a loro stessi, alla loro casta, tenendo come riferimento quel progetto di "rinascita" piduista.

"Noi ci prendiamo tutto  e, quindi, utilizziamo le strutture statali per fini personali", anzi, "utilizziamo pure gli aerei di Stato, i Top gun di Stato, per portare nani, ballerine e menestrelli in residenze private per i nostri godimenti".

Insisto: L’italia dei Valori non vuol mettere "l’occhio nel buco della serratura" della camera da letto del presidente del Consiglio. Il problema, proseguendo la metafora, e’ che non si tratta della camera da letto del presidente del Consiglio, ma della "sala da pranzo e della  cucina" di tutti gli italiani, che, per lo piu’, sono rimasti con il "frigorifero vuoto". Perche’ questo Parlamento, dal quale io sto parlando, ancora oggi, alla Camera e al Senato, si sta occupando delle intercettazioni telefoniche, del testamento biologico, del "sesso degli angeli" e bavagli, ma non di economia e di lavoro.

E’ questa la ragione per cui noi abbiamo chiesto la sfiducia di questo Presidente del Consiglio. Perche’ ci sta ridicolizzando agli occhi del mondo, perche’ sta impoverendo l’economia reale del Paese, perche’ sta creando una giustizia a doppio binario: zero tolleranza per i comuni cittadini e tolleranza senza limiti per i potenti di Stato.

Il direttore del Tg1, Minzolini, e’ una persona che io conosco bene perche’ l’ho gia’ querelata tre volte. La cause che ha perso non sono state pagate da lui, ma se le e’ fatte pagare dalla Mondadori di Berlusconi! Oggi, Minzolini, e’ direttore del Tg1.

Prima ci liberiamo di questo governo e meglio e’! Anche con riferimento a questa squallida legge, che stanno per emanare e che chiamano "legge sulle intercettazioni", quando in realta’ e’ una legge bavaglio all’informazione, e’ stata pensata affinche’ voi non possiate sapere piu’ niente. Solo attraverso la Rete, fin quando sara’ libera, potremo parlare liberamente. Le televisioni nazionali ufficiali non potranno neanche piu’ farvi sapere le malefatte che combina questa casta politica. D’ora in poi, con la scusa delle intercettazioni, nessuno potra’ piu’ far passare le notizie sui giornali.

E come dovremmo liberarci da questa zavorra al governo? Con il voto di sfiducia. Lo sapete che per discutere in Parlamento il voto di sfiducia bisogna avere 63 firme? Solo l’iItalia dei Valori ha firmato, nessuno dell’opposizione lo ha fatto. Questi pavidi! Queste persone senza coraggio! Questi "Ponzio Pilato" che non hanno il coraggio di denunciare con i fatti, oltre che a parole, come stanno le cose. Ci dicono "ma non raggiungete la maggioranza dei parlamentari per votare la sfiducia". Ma da qualche parte bisognera’ pur cominciare a parlarne, così l’opinione pubblica viene almeno a conoscenza di ciò che sta accadendo.

Ecco perche’ noi dell’Italia dei Valori – e concludo – oltre al voto di sfiducia, ci accingiamo anche a raccogliere le firme per il referendum su questa "legge bavaglio" all’informazione. Perche’ e’ l’unico modo per parlare ad almeno un milione di cittadini che sottoscriveranno con noi questo referendum. Sara’ un modo per parlarne, nelle citta’, nelle piazze, un modo per far conoscere l’altra verita’, rispetto a quella ufficiale e menzognera. Fate una scelta: o ci date forza per poter essere voce della liberta’ in questo Paese o il regime ci travolgera’ tutti.

dal blog www.antoniodipietro.com
(24 giugno 2009)

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Oggetto: Ho visto L’Aquila

Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l ‘Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine.
Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione civile.
Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può  Fare”.
Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna Maria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva.
Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia
di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa,
Francesca, stanno malissimo.
Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo.
Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve.
Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola “cazzeggio”.
A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato.
La città  è completamente militarizzata.
Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno.
Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città  sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8.
Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate????? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente.
Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica.
Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà  a L’Aquila.
Poi c ‘è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto.
E ‘come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla.

Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l ‘ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che là  va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l ‘intera popolazione di una città , senza che al di fuori possa trapelare niente”.
Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti là  è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c ‘è più, tutto perduto.

Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già  chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C ‘era un silenzio terrificante, sembrava una città  di zombie in un film di zombie.

E poi quest’umanità  all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato là . Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.

Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c ‘erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli “Assaggi, assaggi”. Michele gli ha detto di no, che li stavamo già  comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non
l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: “Non bisogna perdere le buone abitudini”.
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte

Non me lo so spiegare…
io
————————————

*Andrea Gattinoni è un attore, uno degli interpreti del recente film “Si può fare” con Claudio Bisio, su un gruppo di “pazzi”.

 

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Lascio il sindacato che non c’è

ME NE VADO DALLA FIOM CGIL, LASCIO IL SINDACATO CHE NON C’E’

Ai membri del direttivo Roma FIOM Roma Nord

Alla segreteria Roma Nord

Alle RSU FIOM Thales Alenia Space

Con la presente , vi confermo le mie dimissioni dal comitato direttivo della FIOM roma Nord e la mia riconsegna della tessera FIOM.

Lascio la FIOM CGIL non senza dispiacere pur tuttavia mi rendo conto che ci sono delle impostazioni divergenti. Troppo pesano all’interno della FIOM le zavorre politiche, in primis la subalternità al PD Il cui progetto interclassista ha imposto e accelerato un mutamento del sindacato in ente patronale e assistenziale, mentre la realtà dimostra quanto sia necessario un sindacato di classe , cioè un organizzazione che esprima in maniera inequivocabile e conflittuale gli interessi dei lavoratori.

Oggi siamo messi di fronte ad una crisi sistemica del capitalismo , con evidenti ricadute in termini di attacco a diritti , al salario ed all’occupazione, ma le risposte del sindacalismo confederale sono nel caso di CISL e UIL collaterali. Come direbbe Sacconi sono complici, mentre la politica della CGIL è semplicemente evanescente. Non c’è da parte degli organismi dirigenti nessuna preparazione alla difesa ed alla risposta.a questo attacco profondo e lo stesso ruolo della FIOM si sta rivelando alla lunga consolatorio.

Mentre per i padroni è chiaro che da questa crisi se ne esce aggredendo i diritti dei lavoratori, con la ricetta dei sacrifici e della maggiore precarietà .

Stiamo assistendo immobili all’espulsione di migliaia di lavoratori in tutti i settori .

La revisione del contratto nazionale sottoscritta da CISL e UIL , ha visto l’opposizione timida, “ il minimo sindacale” parte della CGIL, ma è bastato aspettare un paio di mesi ed i cadaveri sono venuti a galla .

Fausto Durante ha girato per le aziende sostenendo nelle assemblea il no accordo, sottoscritto da CILS, UIL ed UGL , ma dopo due mesi scarsi sulle pagine del Riformista ha sostenuto l’esatto contrario, altri dirigenti sempre della CGIL lo hanno imitato prima e dopo .

Queste sono oggi la CGIL e la sinistra espresse in questi ultimi venti anni, sepolcri imbiancati , cerimonie e liturgie utili solo per attestarsi su una mera rappresentanza vivacchiando di tessere e voti . Tutto molto distante dalle esigenze dei lavoratori. Sarà un caso ma nel paese dove storicamente il movimento operaio era fortissimo oggi siamo condannati allo sfascio istituzionale, ai salari più bassi e al degrado politico,. Cala il salario diretto ed indiretto ma crescono le speculazioni . Non credo che sia un caso è una scelta di campo che deriva dall’idea politica di riformare e mitigare il capitalismo ritagliando per il sindacato il ruolo di ente coogestore delle imprese. Insomma il sindacato nel futuro staccherà la sua cedola dai consigli di amministrazioni pubblici e privati.

Il punto di vista del mondo del lavoro pur rappresentando la maggior parte della popolazione è uno zero politico infatti rappresentanza politica è monopolio di imprenditori e professionisti e nel caso della sinistra ai professionisti possiamo aggiungere un cospicuo ceto politico che svolge egregiamente la funzione di tappo

Lascio la FIOM e la CGIL per fare più politica e sindacato di prima , lascio nell’organizzazione molte compagne e compagni ma sono sicuro che con molti di voi ci ritroveremo a fare battaglie piccole e grandi , con altri no, saremo avversari politici e questo è un bene in termini di chiarezza ed autonomia politica.

Le recenti vicende piccole, drammatiche ed intense che ho vissuto nell’azienda in cui lavoro mi hanno messo in chiaro se mai ce ne fosse stato bisogno , che la lotta di classe si svolge ma è esercitata dal capitale contro il lavoro , che oggi il sindacato in aziende come Finmeccanica è tollerato se è un sindacato parziale o di comodo, fattore questo che avvia ricadute pesantissime sulla natura del sindacato stesso.

Possiamo anche avere molte tessere ma se la capacità e la politica sindacale sono evanescenti, i frutti della pratica sindacale ne saranno condizionati, non a caso in Italia ad alto livello di tessere sindacali corrisponde un altrettanto basso livello di conflittualità e di salario.

Chiudo con una riflessione: la CGIL è critica o meglio chiusa a qualsiasi confronto con quanto si muove sul fronte sindacale e politico alla sua sinistra (vedi i sindacati di base) ma riesce a tollerare di essere messa all’ angolo dalle propaggini sindacali legate al PDL . Perché ?

Marco Benevento (ex delegato Fiom in Finmeccanica)

Lettera aperta a Contropiano
venerdì 19 Giugno 2009

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La vera maggioranza degli Italiani

A distanza di una settimana e con la necessaria lucidità proviamo ad esaminare il risultato delle ultime elezioni europee, l’unico che ci fornisce indicazioni da tutto il territorio nazionale: primo partito in valore assoluto (19.695.525) ed in percentuale (circa 35%) quello dei voti inespressi (astenuti, schede bianche, nulle, contestate e non assegnate), secondo partito con notevole distacco 10.807.794 voti e 21,5% circa sul totale degli elettori (50.342.153) il Pdl.

L’alleanza di governo con la Lega nord 3.126.922 voti e 6,2% sul totale degli elettori, porta al formidabile bottino di 13.934.716 voti e 27,7% circa sul totale degli elettori.
Cioé, neppure tre italiani su dieci danno esplicito avvallo alle politiche di questo governo.
Altro che 75% di consenso personale a Berlusconi e 45% di voti al solo Pdl sbandierati dai sondaggi preelettorali!    

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Paradiso penale

Sottomettere la politica al dominio del denaro e della corruzione, ridurre il parlamento a ufficio di ratifica dei decreti governativi, mortificare le istituzioni di garanzia, azzerare il controllo di legalità e l’indipendenza dell’informazione: il Golpe Bianco ha alcune regole precise, che abbiamo imparato a conoscere bene in questi anni di piduismo reale. Non necessita di eccessivo spargimento di sangue e può celebrarsi dietro una parvenza di normalità, nell’indifferenza dei più e spesso addirittura tra gli applausi dei sudditi festanti. Non sopprime la Costituzione, la svuota. E’ lavoro da avvocati, non da generali. Non si fa in una notte, ma in quindici anni. A colpi di leggi criminogene e manipolazione mediatica. Che cosa mancava al completamento del Golpe Bianco se non un bel giro di vita contro inchieste penali e cronaca giudiziaria? Fatto! Poche ore fa, mentre Noemi Letizia faceva shopping in via Condotti e Gheddafi sermoneggiava a palazzo Giustiniani, è passata alla Camera la “riforma delle intercettazioni”. Naturalmente con voto di fiducia: per il governo previtista “tutelare la privacy” degli indagati è questione di vita o di morte. I delinquenti dal colletto bianco, uniti nella lotta, possono dunque far festa e ordinare ex voto per grazia ricevuta. Don Rodrigo è egoista, ma non lavora solo per sè. L’Italia del Golpe Bianco è il loro paradiso penale.

Parleremo anche di questo sabato 13, dalle ore 17,30, al parco Solari, Milano.

dal blog www.pieroricca.org
(11giugno 2009)

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