Facciamo fallire i referendum reazionari del 21 giugno

I referendum del prossimo 21 giugno, segnano l’ennesimo assalto reazionario nella vita politica e democratica del nostro paese. L’obiettivo dei referendum è l’imposizione di un sistema politico blindato dal bipartitismo e dal sistema elettorale maggioritario, una operazione questa, tesa a liquidare dallo scenario politico ogni parvenza di rappresentanza e di opposizione degna di questa parola. La nuova legge che scaturirebbe dalla eventuale vittoria dei SI al referendum, modificherebbe ancora in peggio l’attuale legge imposta dalla maggioranza di destra nel 2006. A sua volta la legge elettorale superata da quella attualmente in vigore (la famosa “porcata”) era stata imposta nel 1993 sull’onda di un referendum reazionario che aveva abrogato il sistema elettorale proporzionale.
E’ indicativo sottolineare come ogni nuova legge elettorale introdotta nel nostro paese– con la complicità cosciente e suicida del centro-sinistra – abbia sempre avvantaggiato la destra. Era già accaduto agli albori del ventennio fascista quando i liberali insistettero per il passaggio dal sistema proporzionale al maggioritario spianando così la strada all’avvento del regime fascista. Non a caso il tentativo analogo fatto dalla DC nel ’53 (la Legge Truffa) fu sventato dalla sinistra e dalle forze democratiche. Ma nulla di tutto questo è servito come lezione alle forze e alle soggettività “progressiste” ormai subalterne alla logica della governabilità a tutti i costi. Costoro, quotidianamente si lamentano del “regime di Berlusconi”, ma gli regalano sistematicamente tutti gli strumenti per rafforzare la sua egemonia populista e reazionaria nella società e la sua maggioranza in Parlamento.
Non possiamo poi nasconderci come la prima spallata istituzionale in senso reazionario, sia stata portata proprio dal centro sinistra al governo attraverso quel referendum confermativo del 2001 sul federalismo contro cui ci siamo battuti in ben pochi. A questa vocazione al suicidio, negli anni scorsi non si sono sottratti neanche i partiti della sinistra radicale. Nel 2005, soprattutto il PRC fece terra bruciata contro l’appello “La Sinistra per il proporzionale” con il quale attivisti, intellettuali, sindacalisti, giuristi, (molti dei quali iscritti a PRC e PdCI), avevano chiamato la sinistra a smarcarsi dalla difesa “tattica” della legge elettorale maggioritaria allora in vigore ed a rimettere in campo l’opzione del proporzionale contro il sistema maggioritario. Ma all’epoca i partiti della sinistra (e il Manifesto) avevano in testa solo l’alleanza nel 2006 con DS e Margherita (da cui scaturirono l’Unione e il governo Prodi) e impedirono ogni discussione e azione politica, pubblica e indipendente. I risultati di quelle scelte si vedono oggi drammaticamente con l’esclusione dal parlamento e con la sconfitta elettorale dei partiti della sinistra nel 2008.

Per questi motivi come Rete dei Comunisti appoggiamo nuovamente l’azione del “Comitato per il proporzionale-contro la forzatura bipartitica” che si è costituito recentemente, ponendo tre obiettivi chiari per il referendum del 21 giugno e per il dopo referendum:

1) Far fallire attraverso il non voto il quorum al referendum del 21 giugno
2) Aprire una campagna per rimettere nell’agenda politica del prossimo futuro il ripristino del sistema elettorale proporzionale in quanto unico sistema coerente con una rappresentanza democratica di tutti i settori della società e della vita politica del paese.
3) Affiancare a quella contro i referendum la battaglia più generale a difesa degli spazi democratici e dell’agibilità politica, oggi stretti da una morsa reazionaria che non ha precedenti negli ultimi cinquanta anni e che non trova ancora una risposta adeguata sul piano politico, sociale, sindacale e culturale. E’ evidente come il bipartitismo blindato sul piano politico/istituzionale sia l’esatta interfaccia della blindatura reazionaria anche delle relazioni sindacali, del dominio degli apparati di sicurezza sulla società, del controllo sull’intero sistema dei mass media.

Non è affatto casuale che di fronte ai referendum del 21 giugno, Berlusconi abbia detto “grazie del regalo che mi fate. Al referendum voterò SI!”. Il sistema maggioritario richiesto dai referendum regalerebbe infatti alla destra una maggioranza superiore e più solida di quella attuale ed una opposizione ancora più limitata e subalterna di quella espressa oggi dal PD. Eppure Franceschini, esattamente come Berlusconi, afferma di volere sostenere il SI ai referendum.
Per questi motivi occorre far fallire questi referendum attraverso lo strumento del boicottaggio e del non voto cercando in tutti i modi di non far raggiungere il quorum il prossimo 21 giugno.
Le scempiaggini che abbiamo sentito e l’illegalità commessa con l’accorpamento tra secondo turno delle amministrative e referendum, rappresentano un pericolo in più che richiede a questo punto una vera e propria campagna di dissuasione dall’andare al voto. Combattere e battere le misure reazionarie è il primo passo per avviare una controtendenza di classe e democratica nel nostro paese.

La Rete dei Comunisti

dal sito www.contropiano.org
(5 giugno 2009)

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