Paradiso penale

Sottomettere la politica al dominio del denaro e della corruzione, ridurre il parlamento a ufficio di ratifica dei decreti governativi, mortificare le istituzioni di garanzia, azzerare il controllo di legalità e l’indipendenza dell’informazione: il Golpe Bianco ha alcune regole precise, che abbiamo imparato a conoscere bene in questi anni di piduismo reale. Non necessita di eccessivo spargimento di sangue e può celebrarsi dietro una parvenza di normalità, nell’indifferenza dei più e spesso addirittura tra gli applausi dei sudditi festanti. Non sopprime la Costituzione, la svuota. E’ lavoro da avvocati, non da generali. Non si fa in una notte, ma in quindici anni. A colpi di leggi criminogene e manipolazione mediatica. Che cosa mancava al completamento del Golpe Bianco se non un bel giro di vita contro inchieste penali e cronaca giudiziaria? Fatto! Poche ore fa, mentre Noemi Letizia faceva shopping in via Condotti e Gheddafi sermoneggiava a palazzo Giustiniani, è passata alla Camera la “riforma delle intercettazioni”. Naturalmente con voto di fiducia: per il governo previtista “tutelare la privacy” degli indagati è questione di vita o di morte. I delinquenti dal colletto bianco, uniti nella lotta, possono dunque far festa e ordinare ex voto per grazia ricevuta. Don Rodrigo è egoista, ma non lavora solo per sè. L’Italia del Golpe Bianco è il loro paradiso penale.

Parleremo anche di questo sabato 13, dalle ore 17,30, al parco Solari, Milano.

dal blog www.pieroricca.org
(11giugno 2009)

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