Sicilia: l’eterna colonia per gli affari del nord di Enza Panebianco

Detto in sintesi: la sicilia ha infrastrutture per trasporti – zero, fabbriche – quasi zero, cattedrali nel deserto, ovvero opere realizzate grazie ai contributi per il mezzogiorno da ricchi imprenditori del nord che sono venuti hanno elevato pilastri e superfici di cemento armato, hanno incassato i contributi e se ne sono andati lasciando le opere incompiute, cattedrali nel deserto – dicevamo – parecchie, speculazioni transitanti nell’isola sempre per arricchire il nord – abbastanza, monnezza delle fabbriche del nord seppellita un po’ qua e un po’ la’ con la collaborazione della mafia – un bel po’, lavoro – una cippalippa, disoccupazione – a iosa, manodopera a basso costo sfruttata e disponibile per gli imprenditori del nord – assai.
Alla sicilia, che ha questi e molti altri problemi, il governo attuale impone le seguenti soluzioni: il ponte sullo stretto (al quale noi arriveremo con il carretto trainato dai muli passando per le mulattiere assai più sicure delle strade e dei ponti crollati perchè costruiti con cemento depotenziato), appalto assegnato alla impregilo (sede legale Sesto San Giovanni – Milano) – la stessa che è sotto inchiesta per la gestione della monnezza napoletana e per l’ospedale dell’aquila (non dimenticate la manifestazione a messina no ponte l’8 agosto); il MUOS a Niscemi, una enorme stazione di telecomunicazione satellitare della Nato che ha un altissimo impatto ambientale e che è l’ennesima riprova che la sicilia per il governo altro non è se non una enorme piattaforma sul mar mediterraneo per l’esercito USA; la centrale nucleare, forse in provincia di agrigento, in territorio altamente sismico, con una ricaduta di rischio altissimo, con una dequalificazione del territorio che avrebbe voluto rilanciare una economia basata sull’agricoltura e il turismo, che rende la sicilia – come dice più giù agostino spataro – un serbatoio d’energia al servizio del nord industriale (I siti destinati alla costruzione delle centrali saranno decisi dall’alto ed è già stato detto che saranno militarmente presidiati in caso di opposizione degli abitanti locali).
Il grande piano di berlusconi sta tutto qui. Siamo monnezza, gli industriali del nord sarebbero quelli civilizzati che vengono a colonizzarci per massacrarci la vita, l’ambiente, le prospettive future. Ogni soggetto del nord arrivato in sicilia a fare l’imperialista non è stato diverso da quell’uomo delle stelle del film di Tornatore che della sicilia prese i doni più generosi, i racconti, le  narrazioni private e una splendida ragazza, usata e poi lasciata a crepare in un manicomio.
Alla sicilia viene detto di tutto, sarebbero siciliani quelli che fanno un danno ovunque, senza considerare che quei siciliani sono ampiamente foraggiati, che quelli onesti che mostrano capacità di ribellarsi in forma autonoma vengono uccisi, esiliati, lasciati a crepare da ben altro centro di affari economici che ha interesse ad avere un sud controllato dalle mafie affinchè non cresca, non si sviluppi e resti il posto di merda che è. Un posto in costante emergenza dove la strategia della shock economy, della economia allegra di intervento nella zona sottosviluppata, dove la strategia della paura (la mafia! fatta sempre e solo di buzzurri e contadini e mai di colletti bianchi che siedono in parlamento o che controllano l’economia del nostro paese), della militarizzazione per difenderci "da noi stessi" (come dice oggi il quotidiano Libero), fa dell’isola un centro di interesse presidiato con una popolazione che mai viene fatta sentire autonoma (abbiamo sempre bisogno di pull, maxi pull, generali, super magistrati, rambo e superman che vengono a salvarci). Non un gesto di reazione indipendente è stato incoraggiato. Il movimento antimafia dei primi anni novanta, per esempio, fu ridotto in cenere e la sicilia fu militarizzata perchè i siciliani si sentissero dipendenti, succubi, fragili, insicuri, mai liberi, con una eterna spinta alla delega.
La sicilia è un posto in cui le speranze vengono alimentate con bugie di ogni genere. E’ il sud di Salvatores, quello in cui ogni stronzo calato dall’altro, candidato a rappresentarci nelle istituzioni, viene a promettere specchietti e collanine di bijotteria. Basta che brillino, a noi piaceranno uguale.
Non è questo – più o meno – che verrà a dirci per l’ennesima volta berlusconi? Grandi opere, edificabilità di quello che ancora non è stato occupato dalle disastrose costruzioni abusive, e la "possibilità" di diventare l’hub energetico del mediterraneo. Che culo! Prometteranno posti di lavoro e tanto benessere, come sempre, come hanno fatto tutti mentre ci fottevano da sotto i piedi la nostra terra e i nostri sogni senza restituirci niente. Ci aspetta un futuro di merda, in una isola spazzatura del nord, che al meglio diverrà un bersaglio di un altro missile impazzito di gheddafi. Al peggio resterà quello che è, più sporca, più radioattiva, più cementificata, senza un solo angolo nel quale non ci sentiremo scippati delle nostre vite e del nostro futuro.

da femminismo a sud  (28 luglio 2009)

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One thought on “Sicilia: l’eterna colonia per gli affari del nord di Enza Panebianco

  1. ciao cara enza sono peppe da palermo e vivo giornalmente sulla mia pelle lo stesso disaggio malgrado operi e cerchi di combattere dall’interno queste incoerenze e i fastidiosi lecchinaggi e tutti i miei progetti di migliorare la vita ai siciliani resteranno lettera morta xké non voglio fare bella l’ignoranza. ti ricordo con tanto affetto. un grande bacio, e se vuoi un giorno ti presento i miei progetti.

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