A piè di lista di Valentino Parlato

Si può avere il peggiore dei re, ed è il caso nostro con Berlusconi, ma quando anche il pessimo re va in crisi senza che ci sia un’alternativa democratica e forte, c’è da preoccuparsi. Ieri, per la prima volta, il cavaliere ha perso in casa: ha fatto flop in tv sconfitto da se stesso, visto che la fiction su Canale 5 ha avuto più ascolti del mega show da Vespa. Berlusconi non è Facta (il presidente del consiglio che anticipò Mussolini); ma un po’ peggio, perché a differenza del povero Facta, lui vorrebbe essere il nuovo Mussolini.
La politica, oggi in Italia, è in crisi come non mai. C’è una crisi nella destra storica (anche la Confindustria fa un po’ piangere). C’è una crisi ancora più lacerante della sinistra: da quella che si passa per centrista (il Pd diviso in non so quante frazioni) e anche in quella che si passa per radicale (Rifondazione, Sinistra e Libertà e stralci seguendo).

A destra, che è più seria, c’è il tentativo di liberarsi di un vecchio leader pericoloso e in calo di prestigio come Silvio Berlusconi. Persona che non va più bene neppure all’attuale Confindustria e alle banche, rispetto alle quali Tremonti tenta anche lui (con il sostegno della Lega) il colpo della successione.
A sinistra non va meglio. Per quella parte dell’elettorato che si riferisce al Pd c’è solo la sfida del congresso di ottobre e per chi vincerà. Nella sinistra, che si definisce estrema solo perché è periferica, non andiamo oltre i personalismi: chi potrò comandare e magari andare in Parlamento o in un Consiglio regionale.
In queste ultime due settimane ho partecipato ad alcune assemblee di sinistra, tutte affollate di bravissimi compagni, di sinistra e per bene. Debbo però scrivere che l’argomento principale di tutti i dibattiti sono state solo e soltanto le liste elettorali. L’importante era di fare in modo che vincesse qualcuno e non qualche altro, ma le cose, i fatti, gli obiettivi materiali, i contenuti erano del tutto in seconda linea se non, addirittura, ignorati. Se la politica si riduce a una gara tra liste elettorali diverse e solo e soltanto liste di persone e non di cose siamo proprio messi male.
Il contrasto politico prescinde totalmente dai fatti. Siamo stati (e a mio parere siamo ancora) in una crisi economica molto più grave e globale di quella del 1929 (Obama, a differenza di Roosevelt non ha neppure la «speranza» di una bella guerra mondiale) e tutti gli esperti ci annunciano che l’economia riprenderà, ma la disoccupazione si accrescerà. Se è così siamo di fronte a una fase nella quale l’economia sarà sostenuta dalla domanda opulenta, cioè dei ricchi, mentre masse crescenti di poveracci saranno condannati a una miseria insopportabile. Questa prospettiva – scritta e ripetuta anche sulla stampa di destra – sembra non abbia niente a che fare con l’attuale lotta politica: importanti sono le liste, dei soggetti che dovrebbero sostenere la prossima domanda economica di beni e servizi.
In questa situazione un ripensamento delle sinistre sarebbe utile, o, almeno, augurabile. Altrimenti si cancelli la parola sinistra dal dibattito politico. E aspettiamoci qualcosa più a destra dell’attuale berlusconismo, che è un prodotto della nostra cultura e della nostra società.

da Il Manifesto del 17/09/09

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One thought on “A piè di lista di Valentino Parlato

  1. Condivido la tesi che Berlusconi è frutto della nostra cultura e della nostra società: gli italiani non sono vittime. Quanto alla sx ormai è in via di allineamento con la dx in vista della formazione del partito unico i cui vagiti erano stati del PSI di Craxi. Aspettiamoci da un momento all’altro che ci vengano a dire che il lavoro è un privilegio magari a cura di qualche esponente del partito radicale che da sempre, nell’ambito del nascente partito unico liberal – massonico, ha il ruolo di assumere la posizione più impopolare per vedere come reagisce la folla.

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