La tredicesima verrà soppressa? Di Pietro Ancona

I sensori della destra italiana sono stati attivati per verificare la possibilità di una operazione che vale 35 miliardi di euro. Si tratta della tredicesima mensilità percepita da tutti i lavoratori dipendenti e dai pensionati italiani fin dal 1960 in vigore per quanto riguarda i soli impiegati dell’industria dal 1937 e poi estesa agli operai nel 1946 con un accordo interconfederale patrocinato dal Governo di unità nazionale presieduto da Alcide de Gasperi. I sensori attivati dal padronato debbono esplorare la possibilità di una soppressione soft, dissimulata, della tredicesima mensilità .constatare se c’è una disponibilità dei lavoratori e dei loro sindacati a “spalmarla” incorporandola nel salario o nello stipendio che viene percepito durante l’anno. Si tratterebbe appunto di aumentare del dodici per cento fittiziamente le buste paga. Gli argomenti addotti a favore sono speciosi e riguardano il diritto del lavoratore di avere la disponibilità immediata della sua tredicesima, istituto esistente soltanto in Italia essendo all’estero sconosciuto se non in forma di benefict, di elargizione una tantum e non per tutti.

L’operazione ha grandi enormi vantaggi per il padronato che la userebbe come alternativa a miglioramenti salariali urgenti, urgentissimi dato il basso livello delle retribuzioni italiane e che non possono essere a lungo rimandati. Il padronato sa benissimo che la detassazione ha apportato un irrilevante miglioramento e che non c’è molto da aspettarsi dalla contrattazione integrativa o decentrata che oltretutto non agisce per tutti ma soltanto laddove esistono le condizioni per instaurarla. Gli ultimi miglioramenti derivanti dai contratti sono stati spalmati in un arco temporale triennale e producono effetti davvero minimi, nell’ordine di poche decine di euro. Non resta quindi che fare una operazione di ragioneria anticipando ogni mese la frazione di tredicesima per assorbirla del tutto nell’arco di quattro o cinque anni al massimo. Operazione che sarebbe ancora più negativa per i lavoratori della manipolazione del TFR.

Insomma la massa salariale è ancora una volta nel mirino nonostante lo scandaloso trasferimento di risorse avvenuto nel corso degli ultimi anni dal lavoro al profitto, alle rendite, all’interesse. Si calcola che i lavoratori abbiano perduto quindici punti di pil con un impoverimento allarmante della massa salariale che costituisce l’alimento dei consumi ed un arricchimento spropositato delle categorie imprenditoriali e del lavoro autonomo. Inoltre si è verificata una crescita delle distanze tra salari ed emolumenti dei managers pubblici e privati. Le distanze sono diventate abissali e spesso un solo managers percepisce da solo più di centinaia di lavoratori dipendenti.

Intanto il fiscal drag, causa di immiserimento costante, non viene restituito e non risulta una significativa pressione delle Confederazioni Sindacali per la sua riattivazione bloccata dal Ministro Tremonti da molti anni. Si tratta di qualcosa come quattro miliardi di euro dovuti ma non erogati.

In Sicilia si dice che ai poveri vengono contati i bocconi di pane. Dopo le ipocrite lamentazioni del Governatore della Banca d’italia e di altri ben pasciuti membri dell’Oligarchia sulla povertà dei salari si cerca di ridurli ancora. Ricordo che la tradicesima una volta effettivamente serviva per i regali natalizi che comunque spesso consistevano nell’acquisto di generi di abbigliamento come scarpe, vestiti, cappotti ed anche borse accessori o altro.Servivano anche per i pranzi familiari di Natale e Capodanno e comprare qualche giocattolo. Ora per almeno l’ottanta per cento dei lavoratori dipendenti la tredicesima serve sopratutto per pagare le scadenze annuali di assicurazione o altro.

I Sindacati stanno zitti e si limitano a piagnucolare per qualche sgravio fiscale. Si riconosce che l’economia è ferma perchè i consumi non ripartono ma non solo non si fa niente per recuperare il gap del trenta per cento tra salari italiani ed europei ma si assiste ad ulteriori colpi di maglio ad una condizione che è già al limite della tollerabilità sociale.

Il TFR serviva come gruzzoletto che veniva utilizzato per fronteggiare il matrimonio di un figlio, a volte purtroppo una malattia della età anziana, nei casi più fortunati per comprare una casetta. Ora difatto è diventato sostitutivo delle quote di pensione che il governo con varie leggi ha sottratto. La tredicesima mensilità in tantissime famiglie viene aspettata come il momento per pagare i debiti oppure per comprare un elettrodomestico oppure magari soltanto per riceverne un aiuto atteso per affrontare una situazione. La spalmazione cancellerà questa risorsa.

Questa malevola attenzione alle cose che si vorrebbero togliere ai lavoratori avviene mentre una pattuglia di parlamentari capeggiati da Cazzola ed Ichino lavora in silenzio ed in profondità per svuotare il diritto del lavoro, inventandosi norme spesso subdole e truffaldine che, nella disattenzione delle Confederazioni, vengono inserite nelle leggi finanziarie approvate spesso senza discussione con voto di fiducia. Bisognerebbe andare a cercare in centinaia e centinaia di commi dei cosidetti maxemendamenti le piccole medie e grandi malvagità che vengono perpetrate da questi signori. Ultima il divieto al giudice di intervenire nel merito delle controversie di lavoro.

da medioevosociale-pietro.blogspot.com
(21 dicembre 2009)

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Coglioni, kapò e mentecatti: l’amore secondo B.

Dal ‘94 ad oggi l’infinita serie di insulti del premier e dei suoi
di Peter Gomez e Marco Travaglio

Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia "una campagna d’odio" contro Silvio Berlusconi. Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall’ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che "l’amore vince sull’odio". Lo dimostrano, tra l’altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione. Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.

Il bon ton con gli avversari
"Veltroni è un coglione" (Berlusconi, 3/9/95). "Veltroni è un miserabile" (Berlusconi, 4/4/2000). "Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi" (Berlusconi, 21/4/2000). "Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi, 22/2/95). "La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte" (Berlusconi, 29/9/96). "Prodi è la maschera dei comunisti" (Berlusconi, 22/5/2003). "Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi" (Berlusconi, 21/10/2006). "Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi". (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007)."Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro" (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000)."Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò" (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). "Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). "Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse" (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

L’armonia con gli alleati
Berlusconi: “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). "Silvio Berlusconi, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09)

La fiducia nella democrazia
"Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime" (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). “La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). "Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95). "In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato" (Berlusconi, 5/4/2005). "Adesso diranno che offendo il Parlamento ma qu
esta é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti".(Berlusconi, 21/5/2009)

Il galateo istituzionale
“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). "Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95). "Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale" (Berlusconi, 28/2/95). "Ma vaffanculo!" (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002). "Italia vaffanculo" (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). "Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro" (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).

da Il Fatto Quotidiano del 16 dicembre 2009

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Fermiamo il nuovo Bonaparte

E’ partita a Pisa e in Valdera una campagna di informazione sui fatti del 13 dicembre a Milano. A lanciare l’iniziativa il Coordinamento antifascista e antirazzista di Pisa e della Valdera, che critica la subalternità del Partito Democratico al Governo. PdL e la Lega Nord – come attesta il volantino in via di distribuzione davanti ai supermercati, nelle scuole e nei luoghi di lavoro – approfittano dell’occasione per scatenarsi, prendendosela coi partiti che non fanno parte del governo, col Presidente della Repubblica, con le proteste sociali e politiche, coi sindacati che si oppongono alla crisi occupazionale, con i magistrati che hanno legittimamente aperto processi a carico di Berlusconi, coi pochi giornalisti. Di seguito il comunicato del Coordinamento antifascista e antirazzista.
 
 Milano, una domenica in piazza Duomo.
Succede a Milano, il pomeriggio di domenica 13 dicembre, che il presidente del consiglio Berlusconi, dopo aver chiamato a raccolta il “popolo milanese” per un comizio oceanico in piazza Duomo, si ritrovi sotto il palco appena un migliaio di persone, un centinaio delle quali impegnato non ad applaudirlo, ma a contestare i suoi consueti e furibondi attacchi contro chi non la pensa come lui.
 
E succede che un ingegnere quarantenne (che vive da molti anni con problemi di equilibrio psichico) gli si avvicini e gli scagli contro un “souvenir” turistico (una miniatura metallica del Duomo), procurandogli lesioni al viso e fratture al setto nasale e ai denti, che Berlusconi non resiste alla tentazione di offrire subito in visione al pubblico e ai mezzi d’informazione da lui convocati per il suo ennesimo “bagno di folla”.
 
Adesso, il PdL, cioè il partito del presidente del consiglio, e la Lega Nord approfittano dell’occasione per scatenarsi, non prendendosela tanto con l’aggressore, quanto coi partiti che non fanno parte del governo, col presidente della repubblica, con le proteste sociali e politiche, coi magistrati che hanno legittimamente aperto processi a carico di Berlusconi per reati vari, con quei pochi giornalisti che scrivono verità non gradite allo “statista” di Arcore.
 
Tutti colpevoli di avere moralmente armato la mano che ha lanciato il “souvenir” contro Berlusconi, perché avrebbero seminato intolleranza e odio contro di lui, uomo integerrimo, maestro impareggiabile di pacatezza dialogante, di modi democratici, di rispetto dei suoi avversari, promotore di provvedimenti di legge (in materia di diritti o su temi economici e sociali) a favore di lavoratori, studenti, migranti … e via mentendo!
 
Insomma, questi governanti, oltretutto protagonisti della calunnia sfrontata e arrogante adottata come metodo dei rapporti politici, si guardano bene dal recitare un “mea culpa” rispetto alle cause che hanno provocato il grave gesto di violenza dell’ingegnere milanese, cause che consistono nel fatto che il governo e il suo n. 1 ne hanno fatte e dette e ne fanno e dicono di tutti i colori, al punto di provocare la reazione individuale di una persona mentalmente fragile.
 
E utilizzano la circostanza per farsi un maquillage che li presenti, loro e il loro capo supremo, come vittime di quei famelici lupi dell’ “opposizione” che sarebbero Di Pietro, Casini, Rosy Bindi, Franceschini e Bersani; nonché di Napolitano, di quattro giornalisti su un totale di qualche decina di migliaia, di “toghe rosse” alla caccia di Berlusconi, “l’innocente” per diritto divino!
 
E fingono di dimenticare che in Italia è totalmente assente una reale opposizione politica alle malefatte del loro governo, sempre più impegnato a cancellare, indisturbato, diritti e democrazia e a imporre una sorta di dittatura del PdL, della Lega Nord e del sistema delle imprese sul mondo del lavoro, su quello dello studio e su quello dell’immigrazione.
 
Tant’è vero che si stanno preparando a emanare norme che permetteranno il controllo poliziesco della comunicazione attraverso Internet e che istituiranno il reato di contestazione durante le manifestazioni: un vero arsenale di repressione della libertà d’espressione.
 
Onestà intellettuale vorrebbe, altresì, che i partiti che non sono al governo, anziché inginocchiarsi (come stanno facendo nella quasi totalità, in compagnia di quasi tutti i mezzi d’informazione) al “grande infortunato” e promettergli che d’ora in avanti saranno ancora più “buoni”, riflettessero sul fatto che un’opposizione dignitosa contro la maggioranza che governa, oltre che dare fiducia a milioni di lavoratori, studenti e migranti, avrebbe strappato alla disperazione dell’impotenza e all’irresponsabile determinazione del grave atto contro Berlusconi l’ingegnere quarantenne di domenica 13 dicembre. E’ ancora possibile farlo, magari smettendo di fare genuflessioni: meglio tardi che mai!
 
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA – Pisa

da  lagramignapisana |17 Dicembre, 2009

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Berlusconi aggredito: la rete si accende

“Ma quando uno dice un sacco di bugie, alla fine… Tartaglia”. Oppure: “Che bello, la lettera a Babbo Natale è già arrivata”. Ma anche “Sposami, ti prego”, o il classico “Santo subito”, o ancora “Regala anche tu una statuina del Duomo a Silvio”. Su Facebook il gesto di Massimo Tartaglia, il grafico 42enne di Cesano Boscone che ha colpito al volto il presidente del consiglio ha sollevato un delirio di entusiasmo e approvazione paragonabile in tempi recenti solo a quello sollevato da Muntazer al-Zaidi, il giornalista iracheno, che lanciò due scarpe contro George Bush.
Le reazioni della rete sono diametralmente opposte a quelle del mondo politico, che invece si è schierato compatto (Pd e Bersani in testa) a manifestare solidarietà col premier e a condannare l’aggressore – con l’unica eccezione di Antonio Di Pietro, che per questo è diventato a sua volta oggetto di un’aggressione mediatica straordinaria.
Sul fatto in sè, in attesa di sviluppi, c’è da osservare tre cose.
La prima, che le immagini del volto di Berlusconi sanguinante e sfatto (immagini che non a caso la maggior parte delle televisioni “ufficiali” non hanno mandato in onda) hanno fatto evaporare in un attimo l’immagine di uomo forte e inossidabile anche fisicamente che il premier si era costruito in anni di lavoro. Il supermacho ha lasciato istantaneamente il posto a un uomo fisicamente finito.
La seconda, che la spavalderia e la pretesa di essere popolare ad ogni costo hanno presentato al premier un conto assai salato. Il suo apparato di sicurezza si è rivelato un colabrodo, e Berlusconi deve ringraziare il cielo che il suo aggressore lo abbia colpito con un soprammobile e non con un coltello o una pistola.
La terza, che evidentemente la rabbia e il rancore maturati in vasti strati della popolazione sono molto più forti e incontrollabili di quanto il presidente del consiglio e la sua corte non credano, quando parlano di consenso “mai così alto”. Anche se Massimo Tartaglia ora verrà fatto passare per pazzo isolato, le reazioni immediate che si sono registrate su internet la dicono lunga su quanto siano numerosi i “pazzi isolati” nell’Italia berlusconiana.

dalla Redazione de Il Manifesto del 13/12/09

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