Bertolaso e quello “scemo” di Giuliani

Il 12 marzo 2009, meno di un mese prima del terremoto, Guido Bertolaso viene chiamato da Fabrizio Curcio, un suo collaboratore.

Bertolaso: "Sì Fabrizio…".

Curcio: "Volevo solo avvertirla che mi ha chiamato Altero Leone e io ho già parlato anche con Luca perché in Abruzzo, a L’Aquila in particolare, c’è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire che stanotte ci sarà il terremoto devastante".

Bertolaso: "Eh?".

Curcio: "Allora, noi stiamo cercando, con Mauro, di fare un comunicato all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mi pare che siano loro a definire questa cosa, perché Altero mi ha detto che a L’Aquila si è sviluppata un’ansia bestiale… C’è, insomma, parecchio movimento… Telegiornali e quant’altro".

Bertolaso: "Ma chi è questo? Chi è non so… Chi è questo?".

Curcio: "E’ Giuliani, che ogni tanto se ne esce con queste dichiarazioni. Evidentemente trova terreno abbastanza fertile in ambito media, poi là la voce corre e la gente si mette in ansia. Insomma, quindi, non è la prima volta che succede…".

Bertolaso: "Ma come… Non è la prima volta che succede… Ma che stai dicendo? Succede una cosa del genere… Uno, lo denuncio per procurato allarme e viene… viene massacrato… Che è, che è?".

Curcio: "Altero dice che non è la prima volta…"

Bertolaso: "Pure quello è un coglione. Va bé, lo sappiamo che è un coglione… Quindi fai fare all’Istituto di vulcanologia un comunicato che quello lì domani verrà denunciato per procurato allarme e saranno denunciati con lui gli organi di stampa che riportano queste notizie che sono notoriamente false. Ok?"

Curcio: "Ok, buona sera, grazie.".

E’ così che la task-force Bertolaso – Boschi – De Bernardinis – Barberi, in collaborazione con il sindaco di Sulmona, architetta il procurato allarme, da cui Giuliani viene completamente prosciolto il 23 dicembre 2009. Non solo, addirittura il Gip di Sulmona, Massimo Di Cesare, rileva nello stesso fascicolo la generale attendibilità che la comunità scientifica conferisce alla correlazione tra l’emissione di gas radon e l’eventualità che si verifichino forti terremoti. Per Giuliani, è davvero una bella notizia. Per gli aquilani, una ben magra consolazione.
Bertolaso tappa la bocca a Giuliani con una denuncia per procurato allarme. Non contento, coinvolge L’INGV e il presidente della Commissione Grandi Rischi, Franco Barberi, e fa rilasciare a tutti dichiarazioni autoritarie che mettono fuori dai giochi Giuliani definitivamente.
Il 31 marzo 2009, la Commissione Grandi Rischi – composta, oltre che dal vulcanologo Barberi, anche da Guido Bertolaso (capo Protezione Civile), Bernardo De Bernardinis (vicecapo Protezione Civile), Enzo Boschi (Presidente Ingv), Massimo Cialente (sindaco di L’Aquila) – si riunisce a L’Aquila, e sulla scorta di queste pressioni annuncerà che i terremoti non si possono prevedere, e quindi, in un comunicato successivo, che non c’è nessun pericolo.

Ecco uno stralcio della conversazione tra Barberi e Bertolaso, il 31 marzo subito dopo la riunione della Commissione.

Bertolaso: "Ciao Franco, dimmi tutto!".

Barberi: "Stiamo rientrando con Chiccho da L’Aquila."

Bertolaso: "Sì…"

Barberi: "Mi sembra che quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto, compreso quello di dare qualche parola chiara sull’impossibilità di previsione… Quindi sul fatto che questi messaggi che arrivano sono totalmente privi di credibilità e poi anche una valutazione della situazione che, per quello che si può…, mi pare tutto bene.".

Nello stesso giorno, oserei dire nello stesso momento, Giampaolo Giuliani viene intervistato da una troupe Rai del TG1. Non vuole e non può rilasciare dichiarazioni, perché ha ricevuto una denuncia per procurato allarme. Così l’operatore abbassa la videocamera e cattura l’audio piazzando strategicamente il microfono senza farsi notare. Alla troupe Rai, Giuliani dice che si aspetta altri forti terremoti, che esiste un pericolo concreto e, a telecamere spente, racconta a due operatori RAI distinti che si aspetta un forte evento nel giro di una settimana. Entrambi, a distanza di mesi l’uno dall’altro, lo testimonieranno personalmente.
Sulla strada del ritorno, tra L’Aquila e Roma, la troupe riceve non una, ma due telefonate, da due alti profili istituzionali legati alla Commissione Grandi Rischi che si era riunita quello stesso giorno. Con tutta probabilità Bertolaso e Boschi – la troupe conosce benissimo i nomi – informati dal sindaco Cialente – presente all’intervista, nel laboratorio sotto alla scuola De Amicis – dell’intervista in viaggio per l’edizione del TG1 delle 20. Le telefonate diffidano la troupe dal mandare in onda quanto dichiarato da Giuliani.
 
Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Il coperchio mancante è la rete. Byoblu.Com entra in possesso dei filmati originali RAI e della testimonianza di un’operatore, e pubblica una videoinchiesta che finisce agli atti del Procuratore Capo della Procura dell’Aquila Alfredo Rossini: 7 giorni, la videocassetta che uccide.

Meno di una settimana dopo, il 6 aprile 2009 alle 3:38, otto minuti dopo quelle tre e mezza maledette, Fabrizio Curcio chiama Bertolaso.

Curcio: "Parlano di un 5.9 a L’Aquila".

Bertolaso: "Sì, va bene".

Curcio: "Non sappiamo la profondità…".

Bertolaso: "Comunque subito tutti in sala operativa".

Quello scemo di Giuliani, aveva ragione…

da byoblu.com  16 febbraio 2010

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