L’era di Internet è iniziata

Il mondo è cambiato. L’Italia e Berlusconi se ne sono accorti solo ieri. Anche secondo il Giornale di Feltri, con buona pace degli editoriali di Sallusti, la cifra più probabile degli ascolti cumulativi di AnnoZero, in diretta streaming, radiofonica e satellitare da Bologna, è prossima a quella che usualmente sbanca lo share su RaiDue ogni giovedì sera.
 
Chi ha pagato la trasmissione di ieri? Gli sponsor. Gli sponsor e i privati cittadini. L’abbiamo pagata noi. L’abbiamo pagata e ce la siamo guardata. Alla faccia dell’AGCOM, in barba a Mauro Masi e al CdA Rai, facendo un grosso marameo a Silvio Berlusconi, a Paolo Romani e alle loro televisioni obsolete e presto fallimentari.

 Questa è la vittoria della gente contro la politica degli arraffoni. Ma soprattutto è la vittoria della rete. Dove credete che si siano informati, coordinati, organizzati gli italiani per darsi appuntamento, per inviare denaro, per allestire le centinaia di piazze che hanno portato l’allegra brigata di Santoro a fare il suo sporco lavoro – ma qualcuno dovrà pur farlo – nonostante le veline diramate dal Minculpop? In rete, in rete e poi ancora in rete!

Questo dimostra che ce la possiamo fare, che possiamo scalzare questo governo del telecomando, mandare in soffitta questa cultura del tubo catodico e delle trasmissioni soporifere, ripiene di polpette avvelenate. Possiamo organizzare la televisione del futuro, interattiva, collettiva, autentica e partecipativa, scegliere chi vogliamo ascoltare, scegliere quando e come vogliamo ascoltarlo, scegliere se esserci attraverso una televisione, un monitor del pc, uno smartphone, una radio, un proiettore di piazza, un qualsiasi cosa utile a metterci in collegamento con chi sta trasmettendo qualcosa di interessante.

 Silvio Berlusconi è molto più sfortunato rispetto a Benito Mussolini. Nel ventennio l’unica alternativa era una trasmissione radio abusiva, Radio Londra. Oggi la comunicazione non si può più fermare: ruscella in mille rivoli, sgorgando da mille buchi diversi, e né Gasparri né Cicchitto né La Russa potranno mai tapparli tutti.

Presidente del consiglio, il tuo impero mediatico, costruito sul principio piduistico del controllo dei mezzi di informazione, non vale più nulla. Le tue dichiarazioni demagogiche ed irrealistiche, che reggevano solo grazie ai TG minzoliniani, i tuoi "siamo in un milione", nulla possono contro le macchinette fotografiche compatte digitali, le videocamere consumer e i blog che ti sbugiardano in diretta prima ancora che ci pensino le questure.

Oggi siamo entrati definitivamente nell’era di internet. Fattene una ragione!

da byoblu.com  26 marzo 2010

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Una storia precaria

L’ associazione Atdal ha scritto:

Ciao a tutti,
leggetevi questa lettera, leggetela con calma e preparando lo stomaco … io lei, l’ho incontrata, ha meno di trent’anni, è laureata, minuta, fisicamente devastata da una serie infinita di patologie tutte riconducibili all’ansia e allo stress … tremava mentre mi parlava … non capiva chi ero e se ero qualcuno di cui potesse fidarsi … gli occhi erano tremendi, disperati, gli occhi di una persona vinta che continua a non volersi dare per vinta … la faccia nascosta del paese di merda che finge di ignorare che lo schiavismo è tra noi.
Armando

Provo a scriverti questa storia… una storia di cui non vado fiera, e che non vedo mai completamente mia… credo sia la storia della mia generazione…
Ragazzi spesso spaesati e spaventati che cercano di costruirsi un futuro senza essere capaci di vedere il futuro… perché ci è stato tolto il diritto di sognare… non c’è il diritto ad un contratto, non puoi ammalarti, non puoi avere un figlio, una casa, una famiglia… nessun diritto… e così, dopo averci lasciato sognare, averci fatto credere che eravamo la generazione del futuro, quando è arrivato il futuro ci avete diseredato di tutto.
Così a 30 anni ci ritroviamo a passare da un lavoro all’altro cercando il giusto compromesso tra la soddisfazione personale e un degno sostentamento, ci ritroviamo a lavorare di giorno e studiare di notte, a firmare contratti in cui rinunciamo al pagamento delle 100 – 150 ore di straordinari che faremo, ci ritroviamo a fare scelte assurde, irrazionali, deleterie, in virtù di un’etica professionale che ci impone di fare al meglio il nostro lavoro..
Credo comincerò da questo… dal giorno in cui ho perso l’anima perché volevo essere lasciata in pace mentre lavoravo…
E poi continuerò con tutto il resto… vorrei riuscire a trasmetterti i sentimenti, le emozioni…vorrei che la gente capisse che non siamo numeri in una ridicola statistica ma esseri umani, spesso lasciati soli, senza diritti e senza tutela… persone dimenticate, cancellate, che non esistono. Se solo una persona lì sù si accorgesse che esistiamo…     
“ Vorrei essere capace di reagire, ma non ci riesco…Resto ferma… penso a quello che è successo… Con gli uffici mezzi vuoti e gli orari interminabili era facile per lui…Troppi momenti in cui nessuno poteva vederlo, troppi momenti in cui si è sentito autorizzato a fare quel che voleva… forte del fatto che nessuna denuncia lo avrebbe leso…che i suoi colleghi lo avrebbero difeso anche davanti ad un giudice, forte del fatto che il mio capo non mi avrebbe protetto, è più importante tutelare un contratto da n. mila euro con un’importante azienda che i diritti di un essere umano… Ho provato ad affrontarlo, a fargli capire quanto sbagliato e meschino fosse il suo comportamento, ho provato a fargli capire che non poteva abusare delle persone, non poteva abusare di me, io volevo solo fare il mio lavoro, mi toglieva la serenità per farlo al meglio, non potevo perdere tempo a difendermi da un uomo incapace di controllare istinti animaleschi e violenti…l’esito è stato disastroso…mi ha chiesto perché continuavo a resistergli, era inutile, avrebbe avuto ciò che voleva, mi ha sbattuto sul tavolo e mi ha baciato…Indifferente al fatto che non rispondessi ai suoi baci e che cercassi di allontanarlo è andato avanti come se fosse la cosa più naturale di questo mondo… non sono capace di uscirne, vedo un’unica via, umiliarlo nella sua bestialità, nel suo ego maschile…Ti odio bastardo…quando ti accorgerai di non poter avere ciò che vuoi mi lascerai in pace…devi lasciarmi in pace per forza…Un altro giorno… poi finirà tutto questo…
Ho accettato passivamente che mi mettesse le mani addosso, ho accettato di passare la notte con lui… volevo fargli capire che comunque non sarebbe riuscito ad avermi. Per tutta la notte ha provato ad entrare, per tutta la notte gli ho resistito, e non pensavo facesse così male, non pensavo fosse così doloroso, mi avesse violentato forse mi avrebbe fatto meno male, fisicamente e moralmente. Non pensavo potesse essere così ostinato… ogni volta speravo fosse l’ultima… ogni volta ricominciava… è andato avanti l’intera notte. Ho passato il fine settimana a fissare il vuoto, a condannarmi per la mia stupidità.
Ognuno ha quel che si merita, ognuno sceglie il proprio destino, e con le spalle al muro io reagisco d’istinto, volevo punirlo, ho punito me stessa… resto ferma e continuo a pensare di non riuscire a reagire… vedo il sangue che scorre, che continua a scorrere e mi chiedo quando smetterà, dovrei farmi vedere… ma che spiegazioni potrei dare? Abbraccio me stessa e chiedo all’altra parte di me di placarsi, di andare avanti, di consolarsi nel fatto che l’incubo è finito… Ha avuto quello che voleva, ora mi lascerà in pace mentre lavoro, non dovrò più guardarmi le spalle in cantiere, non dovrò più difendermi…gli ho dato quel che voleva in cambio d’essere lasciata in pace durante il giorno…”
Credevo di poter andare avanti, forse all’epoca anche io credevo di essere solo un numero, un dato, un lavoratore che fa di tutto per poter svolgere al meglio la propria professione, e nel mio caso significava rinunciare ad essere una donna…
Due mesi dopo ho trovato un altro lavoro, presso un’impresa… mi occupavo di cantieri e lavori edili, gli operai non amavano essere comandati da una donna…il mio datore non voleva tutelarmi in questo… quegli uomini erano un affare per lui, il miglior prezzo alla migliore qualità, era bene che io sopportassi qualsiasi cosa e tacessi…mi chiamavano a qualsiasi ora, festivi compresi, ricordo che il 24 dicembre ero in giro per la mia città per gli ultimi regali, e mentre le mie amiche avevano il fard e il rossetto nella borsa, io avevo i disegni di cantiere… il 27 dicembre ero di nuovo a lavoro, in un anno ho avuto scarsa una settimana di ferie, con reperibilità comunque…
E gli orari di lavoro diventavano sempre più massacranti… quando sono arrivata a lavorare 18 ore al giorno, a partire  da un cantiere alle 9 di sera per essere operativa in altro distante 600 km alle  7 del mattino dopo, ho pensato che sarei collassata prima dei 30..
Quando un operaio mi ha aggredito, malmenato e minacciato di buttarmi giù da 10 mt di altezza, quando per una frazione di secondo ho pensato che quello sarebbe stato il mio ultimo giorno di vita, mi sono sorpresa a sentirmi sollevata… questo è un calvario, non è vita, questa è schiavitù, non è lavoro…
In seguito ho trovato un altro lavoro, in ufficio questa volta… e mi sono accorta di non poter fare a meno del cantiere… io amo il cantiere, nonostante tutto…
Ma il punto non è questo, pensavo che peggio non potesse andarmi, mi sono accorta che non c’è limite alla disumanità, non c’è limite allo sfruttamento e al logorio della mente, all’alienazione, e a datori di lavoro che forti della nostra necessità di lavorare, ci impongono qualsiasi cosa, consci che sotto la min
accia del licenziamento non  avremo nulla da obbiettare…
In due mesi di questo strazio mi sono ammalata, nel corpo e nello spirito, dopo 4 mesi i dolori erano insopportabili, non riuscivo più a mangiare. Ma dovevo lavorare, non avevo diritto alle malattie, né alle ferie, spesso era impossibile anche solo prendere un’ora di permesso per andare dal medico, trascorrevo i viaggi piangendo per il dolore e per la frustrazione, le giornate lavorando e aspettando solo di poter andare a dormire la sera e dimenticare quanto male stessi, quanto il mio corpo di stesse debilitando, quanto la mia mente si stesse alienando…
Anche questo incubo è finito…
Resta l’amarezza della consapevolezza…
Avrei tante altre esperienze da raccontare… ti ho raccontato meno di 3 anni… Parole su parole per arrivare ad una conclusione evidente.
Ho iniziato a lavorare nel 2003… 7 anni fa… ero piena di sogni e ambizioni, dopo tanti sacrifici credevo che  avrei potuto costruire il mio futuro… non ho mai pensato che sarebbe stato facile, sono stata educata nel senso del dovere, nella moralità, nella consapevolezza che ogni conquista debba essere sudata… ma anche nella consapevolezza che esistono dei diritti oltre ai doveri.
Ho perso questa consapevolezza.
Ho visto una collega al nono mese di gravidanza farsi le sue 9 ore di lavoro e la mattina dopo andare in ospedale, partorire col cesareo e tornare a lavoro qualche giorno dopo. Non aveva diritto alla maternità e non poteva perdere quel lavoro.
Ho visto un collega messo alla porta dalla sera alla mattina per una parola di troppo, e altri licenziati perché si erano accorti di illeciti sul luogo di lavoro.
Ho visto ragazzi della mia età, immigrati come me, per strada, licenziati senza capire perché, spesso senza un motivo professionale, con la consapevolezza che dovevano da qualche parte trovare i soldi per l’affitto della lurida camera in cui dormivano, l’unica che potevano permettersi col loro magro stipendio, e con un’altra peggiore consapevolezza: chiamare i propri genitori per avere un po’ di conforto significava prendersi le ramanzine del padre che, forte del proprio contratto a tempo indeterminato, avrebbe chiesto al figlio quando si decideva a trovarsi un lavoro serio, o come aveva fatto ad aver così poco buon senso da perdere il posto di lavoro.
Ho visto un collega dormire in ufficio perché la mattina prima era stato obbligato, minaccia licenziamento, ad andare a lavoro, a 100 km da casa, nonostante i 30 cm di neve già a terra… la sera non era riuscito a tornare a casa…
Ma quello che di peggio ho visto è la mia generazione. Una generazione che trova ormai naturale e logico e sensato essere costantemente malmenata, umiliata, sfruttata, calpestata nei propri diritti non solo professionali ma anche umani.
Quello che di peggio ho visto è questo, una generazione che non ha più sogni o speranze o desideri, che non sa più cosa è giusto e cosa è sbagliato, perché troppo abituata a sopravvivere con la forza della disperazione. Ho visto una generazione che non crede più in se stessa.
E se anche il paragone può essere eccessivo, a volte osservo la mia generazione e ripenso ai tanti libri letti sulla persecuzione degli ebrei, sul logorio mentale e fisico a cui erano sottoposti e su come questo li abbia disumanizzati al punto da giustificare quasi i crimini commessi dal nazismo.
Vedo la mia generazione e ripenso alle parole di Levi, mi chiedo anche io se siamo ancora uomini… o soltanto numeri, parti di una macchina necessaria a rendere sempre più ricchi e potenti impresari, direttori amministrativi, gente di un’altra epoca che si arricchisce sfruttando la nostra disperazione.
Mi chiedo quando tutto questo finirà, quando qualcuno ci darà il diritto di riprenderci il nostro futuro.
E spero accada presto, perché ho un fratellino che già ora mentre studia guarda al futuro con scetticismo, guarda noi fratelli maggiori nelle nostre disavventure e si chiede cosa lo aspetta. Io almeno a 18 anni avevo i miei sogni, lui non ha neanche quelli, e farei qualsiasi cosa solo per evitare a lui questo calvario che è il mondo lavorativo della mia generazione…farei qualsiasi cosa per potergli regalare un sogno da rincorrere.      
            

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20 Marzo 2010 Manifestazione nazionale a Roma Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa

Appello di Padre Alex Zanotelli
Acqua: Hasta la victoria!

Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano. Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo: ’sorella acqua’.
Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.
Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità (‘l’oro blu’), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.
L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile. Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua. Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang. E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale ,che ora deve diventare politica.
Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro 😮 la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.
Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo).
Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale. E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico. Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo. Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia. Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua ,Veolia, Ondeo, Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi.
Mobilitiamoci! E’ l’anno dell’acqua!

Napoli, 7 febbraio 2010

Alex Zanotelli

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Non c’è molto tempo per fermarli, di Alberto Burgio

Con tutta la buona volontà, è difficile smorzare i toni. Il decreto salva-liste viola la legge ordinaria e fa strame dei principi costituzionali. La motivazione addotta dal presidente della Repubblica, proprio perché politica (incentrata sull’esigenza di permettere la partecipazione del «maggior partito politico di governo»), tradisce una forzatura delle sue prerogative. Il messaggio trasmesso all’opinione pubblica (chi ha il potere può tutto) è devastante. Si può non dire che siamo alla morte dello Stato di diritto e dell’uguaglianza tra i cittadini, alla nascita dello Stato discrezionale e autoritario?
Quando è cominciata la notte della Repubblica? Gli ultimi vent’anni pesano come macigni, non solo per colpa di Berlusconi. Dall’inizio degli anni Novanta si è costruito un sistema che favorisce la prepotenza del più forte. In politica, con maggioritario e federalismo contro pluralismo e solidarietà. Nella società, con la guerra neoliberista contro il lavoro. Sul piano internazionale, con l’imperialismo
delle «guerre umanitarie». Berlusconi ha enormi responsabilità, ma in un contesto diverso non avrebbe potuto fare i danni che ha fatto. La storia però non comincia vent’anni fa. È più lunga e si vendica con chi la rimuove. L’Italia è unita da appena 150 anni, è una (fragile) democrazia da meno di 70 ed è stata il laboratorio del fascismo europeo. Tutto ciò non va dimenticato poiché riflette caratteri profondi della nostra storia nazionale, in primo luogo il particolarismo delle élites e la scarsa educazione democratica dei ceti medi.

Un aspetto essenziale di questa cupa vicenda rischia di venire sottovalutato. Ferme restando le responsabilità del presidente Napolitano, in quali circostanze è maturata la sua decisione? Alcuni resoconti descrivono l’aggressione «brutale» compiuta dal presidente del Consiglio ed evocano sue non velate minacce. Il presidente Zagrebelsky ha parlato esplicitamente di «violenza minacciata», ricordando che «la violenza è la fine della democrazia». Se è così, siamo in una situazione nuova. Non si tratta più di attardarsi in congetture: in questione qui e ora è la tenuta materiale del quadro democratico. È molto probabile che si illuda chi dà per certo il tramonto di Berlusconi. La situazione somiglia piuttosto a quella creatasi nel 1924 all’indomani del delitto Matteotti. Allora il regime nascente (anch’esso capeggiato da transfughi socialisti) vacillò e rischiò di crollare. Mussolini giocò il tutto per tutto, optò per il colpo di forza e vinse. Da quel momento il fascismo ebbe la strada spianata.

Se il paragone è calzante, il frangente odierno è decisivo. Per poco tempo ancora sarà possibile rovesciare lo stato di cose. L’opinione pubblica è sconvolta dagli avvenimenti, percepisce finalmente il grave pericolo che il Paese corre. I cittadini, già costretti a fare i conti con i rigori della crisi, chiedono una guida per uscire dall’incubo. A tutte le forze democratiche del Paese – partiti, movimenti, sindacati, associazioni – spetta di dar risposta a questa domanda.
Verrà poi il momento di discutere su quanto ha diviso queste forze nel corso dell’ultimo ventennio. Verrà il momento dei bilanci, delle riflessioni, dei progetti. Ora non c’è tempo che per la mobilitazione
più vasta e unitaria possibile, che chiami a raccolta tutte le energie democratiche in difesa della Repubblica e della Costituzione antifascista.

da il manifesto del 9 marzo

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Nausea

Il comunicato del Comitato No Tav Spinta dal Bass sull’arrivo delle ultime trivelle in Val di Susa

«Nausea, è questo il sentimento che pervade oggi in Valle di Susa dopo aver letto i giornali di ieri e quelli odierni.
I fatti: giovedì fiaccolata rumorosa alla trivella di Buttiglierra. Mille persone in strada, serata tranquilla, alle 23.30 tutto finito e tutti a casa. Nessun giornalista presente se non qualche fotografo e quelli dei giornali locali che riportano la notizia di una manifestazione pacifica e tranquilla. La mattina i tg radio e i giornali non fanno un accenno. Alle 13.00 la questura indice una conferenza stampa dove racconta ’impossibile:
scontri, sassaiole, lanci di bengala, chiodi a tre punte. Come prova porta una foto con un giochino laser puntato e 4 chiodi arrugginiti usati nei cantieri edili e chissà da quanto tempo su quel terreno. (Le foto sono sulla stampa di ieri) Nessuna foto di scontri o di sassaiole. Ma nessun giornalista pensa di verificare le notizie o almeno chiedere delle vere prove che non esisterebbero. Tutti chini a scrivere il volere di polizia e di politici che commissionano.
Alle esagerazioni ormai ci eravamo abituati, alle invenzioni ancora no. I bengala vengono usati in guerra per illuminare le zone da bombardare. A Buttigliera tuttal´più sono stati scoppiati alcuni petardi che non facevano male a nessuno, solo rumore. Ma è la “sassaiola” quella che colpisce di più, perché inventata di sana pianta.
Ma Griseri e Numa, prendono per buono le veline della questura e ci montano un caso politico costruito su delle invenzioni colossali. Oggi poi ci si mette Esposito (Pd) che sulla Stampa, supportato da Numa, attacca due persone no tav in modo delirante. Accusati addirittura di vivere alle spalle del movimento. Peccato che entrambi lavorano, pagano le tasse e permettono ai parassiti come Esposito di vivere grazie ai soldi di onesti lavoratori.
Quanto ai “professionisti della violenza” e dove si “nascondono” vogliamo ricordare che ad oggi abbiamo avuto due feriti molto gravi (Simone e Marinella), decine di contusi e due presidi distrutti. Questo per dirvi che in Valle di Susa sappiamo benissimo chi sono i violenti, da che parte stanno e da chi sono difesi.
Una cosa però vogliamo rivendicarla e ribadirla. Ogni volta che arriverà una trivella con il suo seguito di militarizzazione ci sarà una reazione come oramai da anni capita in Valle. E´stata e sarà una reazione non violenta ma molto, molto determinata. Chi arriva con la prepotenza e con l´intento di devastare il nostro territorio e il nostro futuro, non può pensare di poter lavorare in pace e senza fastidi. I blocchi, gli assedi, i cortei continueranno ogni qual volta i distruttori arriveranno in Valle.
E´chiaro che il nostro intento è quello di impedire o rallentare lo svolgimento dei lavori. Oggi la trivella di Buttigliera è stata smontata con 5 settimane di anticipo dalla scheda tecnica sul sito Torino-Lione e con 10 giorni di anticipo su quanto scritto sul cartello del cantiere. Questo significa che il sondaggio non è stato terminato così come era già successo a Condove. Ulteriore prova della farsa sondaggi.

Ps: queste righe, come le precedenti, vengono spedite a tutti i giornali e Tv.. Naturalmente non una parola uscirà sulla nostra verità. Pertanto chiediamo a tutti gli uomini e donne di buona volontà,di far girare questo scritto come altri che stanno girando, di stamparli e diffonderli…la verità,
quella sì che è rivoluzionaria!

Comitato no tav Spinta dal Bass * * Spazio sociale libertario Takuma
[10 Marzo 2010]

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Sopravviverà l’Euro fino al 2015? di Moreno Pasquinelli

Perché il collasso della Grecia rischia di travolgere l’Italia e Eurolandia?
La Grecia, dopo tre settimane di mobilitazioni contadine, è stata ieri completamente paralizzata dallo sciopero generale dei dipendenti pubblici, riuscito più di quello del 13 dicembre scorso. Per sanare i conti pubblici il governo “socialista” di George Papandreu, insediatosi nell’ottobre scorso, ha approntato un piano di drastici tagli (ma il peggio deve ancora venire) alla spesa pubblica. Gridava un dimostrante: «Non sono stati gli operai che si son presi i soldi, ma i plutocrati. Che li diano indietro loro!». Un delegato sindacale aggiungeva: «E’ una guerra contro i lavoratori e noi risponderemo con la guerra, con una lotta continua, fino a quando  il governo non ritirerà i suoi provvedimenti.»
I segnali che giungono dalla Grecia confermano le tre tesi basilari su cui da almeno un anno e mezzo noi insistiamo: (1) la crisi che vive il capitalismo occidentale è una crisi epocale, storico-sistemica; (2) essa avrà effetti devastanti facendo saltare per primi gli anelli deboli della catena imperialistica (e la Grecia è uno di questi); (3) la crisi pone fine alla lunga catalessi del conflitto sociale e causerà asperrimi e prolungati scontri sociali. Continue reading

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PDL in piazza il 20 marzo? A Roma e Milano altri cortei

In piazza per sostenere la Polverini? Se la data è quella che ripetono in molti, il 20 marzo, si rischia un serio problema di ordine pubblico. Per quella data, infatti, è già indetta a Roma una manifestazione nazionale del forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica, contro la norma del governo che favorisce la privatizzazione delle società. C’è un lungo elenco di adesioni, tra le quali quelle dei partiti della sinistra (partito della Rifondazione comunista, Federazione dei verdi, Sinistra democratica, Partito dei comunisti italiani), dei sindacati, delle associazioni di volontariato (Pax christi, Mani tese, Lunaria…), della rete dei movimenti (Lilliput, Sbilanciamoci, Attac Italia, Beati i costruttori di pace…). Aderiscono inoltre centinaia di enti locali, e un lunghissimo elenco di artisti e movimenti culturali (da Moni Ovadia a Neri Marcorè, ai Modena City Ramblers, Beppe Grillo, Africa Unite, Dario Fo, Ivano Fossati…). Gli organizzatori stimano una partecipazione attesa dell’ordine di 200mila persone.

Per il 20 marzo è difficile, poi, anche lo spostamento da una città all’altra. A Milano, infatti, il 20 marzo si celebrerà la XV giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da libera. Prevista al mattino la marcia che di norma coinvolge decine di migliaia di persone.

da Repubblica (10 marzo 2010)

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Email pervenuta dal Vicepresidente di Atdal Over 40

In questi giorni il Parlamento ha approvato alcune norme inserite nel “collegato alla Finanziaria 2010” il cui effetto in termini di ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori verrà purtroppo sperimentato da molti negli anni a venire.
Riporto qui di seguito un articolo del nostro Socio e Consigliere Nazionale ATDAL Stefano Giusti recentemente pubblicato sul sito dirittidistorti, articolo che spiega in modo ottimale quale nuovo colpo è stato sferrato ai diritti di chi lavora.
Le sorprese della Finanziaria di Stefano Giusti
Nel Collegato “lavoro” della Finanziaria 2010 approvata a Dicembre al Senato, ci sono alcune norme passate sotto silenzio che meritano di essere approfondite, in quanto seppur all’apparenza poco invasive, tendono nella realtà ad assestare gli ennesimi colpi di piccone a un sistema di diritto che, per quanto riguarda i lavoratori, è stato già abbondantemente manomesso in maniera peggiorativa.
Le principali novità che riguardano il campo del lavoro sono tutte sottilmente unite tra loro da un filo conduttore che tende ancora una volta a riaffermare il primato dell’interesse di impresa su quello del lavoro. Ecco gli elementi principali del collegato (ndr).
Deroga dai Contratti Nazionali di Lavoro
Innanzitutto è stata introdotta la possibilità in sede di stesura dei contratti di derogare dai CCNL, certificando tramite commissioni (un sindacato o un Ente bilaterale) dei contratti individuali, i quali possono contenere anche clausole peggiorative rispetto a quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Nello specifico poi, l’art 33 del disegno di legge della finanziaria 2010, introduce ed amplia la possibilità di ricorrere nelle cause di lavoro all’arbitrato, dando la possibilità di inserire nei contratti una clausola compromissoria secondo cui le controversie tra le parti possono essere sottratte al giudice del lavoro e risolte appunto con un arbitrato.
In pratica c’è  la possibilità  di assumere facendo sottoscrivere al lavoratore (in altre parole obbligandolo a firmare pena la non assunzione – ndr) un contratto individuale,  dove si certifica la “volontà”  del lavoratore di  accettare deroghe peggiorative previste dai contratti collettivi e dove il lavoratore rinuncia  a priori in caso di controversia o licenziamento ad  andare davanti al magistrato per affidarsi ad un collegio arbitrale. Se valutiamo  le difficoltà che ci sono oggi per trovare un posto di lavoro e le condizioni che alcuni lavoratori si trovano costretti ad accettare (anche in termini di sicurezza) pur di portare a casa uno stipendio, appare piuttosto chiara la portata destabilizzatrice di questa norma.
La sua introduzione è stata ovviamente motivata col solito grimaldello giustificativo  di voler sollevare i tribunali del lavoro dall’ingolfamento di pratiche e sveltire gli iter giudiziari (una priorità nobile e disinteressata per l’attuale governo…). Non ci vuole molto però a capire quanto questa norma sia pericolosa e squilibrata. Arbitrato e conciliazione infatti  presuppongono che le due parti siano su un piano di sostanziale parità sia economica che di potere, mentre è facile capire quanto sia dispari su tutti i piani la posizione tra un azienda e un singolo lavoratore. Questa disparità non è oltretutto ideologica o campata in aria, ma è stata più volte ribadita da sentenze della Cassazione in merito alle cause di lavoro.
Norme limitative dell’azione del lavoratore
Il tentativo di depotenziare i diritti dei lavoratori e in toto il processo del lavoro va avanti con altri due articoli, il 32 e il 34, che inseriscono altre norme limitative. Anche nel caso in cui un lavoratore voglia e possa (anche in termini economici) intraprendere le vie giudiziarie, nel caso del Processo del lavoro, il giudice non potrà più entrare nel merito delle decisioni aziendali: in parole povere non sarà più  possibile contestare le scelte dell’impresa ma il giudice dovrà limitarsi alla verifica dei requisiti. Questo limite si rafforza soprattutto nei casi di  contratti di lavoro autocertificati  dove non sarà possibile contestare le deroghe peggiorative contenute negli  accordi individuali, ma il tribunale  potrà solo prendere atto e rendere legali motivi aggiuntivi.

Ancora altre piccole chicche, modifiche apparentemente insignificanti ma che come gocce scavano lentamente la pietra del diritto.
Impugnazione dei licenziamenti
Una è quella relativa all’impugnazione dei licenziamenti: è stata introdotta infatti una norma che riduce  tempi di impugnazione del licenziamento. Con le nuove disposizioni il termine passa a 60 giorni e una volta decorso questo periodo, non sarà più possibile rivolgersi ad un giudice per far invalidare la risoluzione di un rapporto di lavoro dipendente.
Contributo alle spese processuali
Se non bastasse è stato esteso anche ai processi del lavoro l’introduzione del Contributo sulle spese processuali. Esso viene stabilito in una cifra che va dai 30 Euro per i processi di valore fino a 1.100 Euro e arriva  fino ai 1.100 Euro per i processi di valore superiore ai 520 mila Euro. L’applicazione di questa modifica fa sì che un lavoratore che apre una controversia con il proprio datore di lavoro, prima della Finanziaria non pagava nulla,  mentre ora dovrà pagare una somma in denaro che può anche essere consistente. È facile immaginarne l’effetto su un lavoratore che ha perso il posto, quindi è senza stipendio, e deve decidere se aprire o no una vertenza con il proprio ex datore di lavoro.

Ci si può fermare qui, anche se, nella stesso Collegato lavoro ci sarebbero altri interventi degni di commento come lareintroduzione dello Staff leasing tra le tipologie contrattuali applicabili o la norma che riguarda l’obbligo scolastico che potrà essere assolto già a 15 anni lavorando con un Contratto di apprendistato (il precedente Governo aveva elevato l’obbligo scolastico a 16, ben al di sotto dei 18 previsti nella UE, questa norma riabbassa il requisito in un paese che in termini di scolarizzazione viene dopo il Portogallo – ndr) .
Per commentare questa che personalmente considero una sorta di “macelleria sociale” non servono approfondite analisi sociologiche o giuridiche, basterebbe citare l’Articolo 35 della Costituzione che in apertura recita “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”. Se qualcuno intravede in queste norme una pur lontana tutela di qualcosa, che per favore lo spieghi a tutti noi e specialmente a coloro che, quotidianamente, manifestano nelle piazze e si battono per impedire la chiusura di fabbriche e per difendere la loro dignità di lavoratori e persone.

Fin qui l’articolo di Stefano al quale vorrei aggiungere qualche commento nel merito e qualche considerazione politica.

Stefano ha dimenticato di citare che accanto a tutti questi articoli devastanti e che mirano a demolire progressivamente lo Statuto dei Lavoratori, nel provvedimento approvato dal Parlamento è stata anche inserita una nuova deroga alla riforma degli ammortizzatori sociali, una riforma divenuta ormai una sorta di barzelletta che politici di ogni genere hanno cominciato a raccontarci attorno alla metà degli anni ’90.
Da allora, mentre scherzavano raccontandoci la barzelletta, hanno “riformato” 4 o 5 volte la previdenza, hanno varato una cinquantina di contratti flessibili che danno mano libera alle imprese nel ricattare e sfruttare i lavoratori, hanno introdotto ostacoli per i lavoratori che intendono difendere i propri diritti, hanno cercato di salvare “furbetti” di ogni genere che, spassandosela tra festini a base di trans e puttane, hanno mandato in rovina centinaia di migliaia di famiglie, ecc.
Al tempo stesso questi galantuomini se ne sono fottuti della necessità di una legge a tutela delle vittime del mobbing, di avviare una seria lotta al lavoro nero, di introdurre seri provvedimenti per ridurre le morti e gli incidenti sul lavoro, ecc.
Ma qualche osservazione merita di essere fatta anche da un punto di vista politico.
1.    Quale punto di contatto esiste razionalmente tra una Finanziaria e questo insieme di norme definito “Collegato al lavoro” ?
Io credo non vi sia nessun nesso. Esiste bensì una precisa strategia particolarmente cara a questo Governo (questa volta non posso esimermi dal dirlo visto che non credo di avere mai risparmiato critiche anche ad altri Governi). La strategia consiste nell’inserire all’interno di provvedimenti di legge di varia natura articoli che nulla hanno a che vedere con il corpo principale del provvedimento. L’obiettivo è quello di far concentrare l’attenzione di tutti sul provvedimento generale e distogliere l’attenzione dagli “elementi secondari” senza suscitare una particolare opposizione.
2.    Il merito di questo “eccellente Collegato” va tutto ascritto al Ministro Sacconi, ex-socialista, craxiano di ferro e attualmente meglio definibile come il portavoce (e passacarte) della corrente più reazionaria della Confindustria capitanata dall’egregio Dr. Bombassei.
3.    Il pericolo delle norme di cui abbiamo parlato è stato più volte sottolineato da vari articoli scritti dal Prof. Luciano Gallino, articoli passati nell’indifferenza generale forse perché Gallino non appartiene alla congrega dei grandi “pensatori” economici che vanno da Tito Boeri a Pietro Ichino, ecc.
4.    L’opposizione di centro sinistra si è totalmente disinteressata di questi provvedimenti salvo qualche sporadica dichiarazione di singoli Parlamentari in prossimità dell’approvazione del Collegato.
5.    Il sindacato, dopo avere ignorato per mesi il pericolo rappresentato da queste nuove norme si è diviso. CISL e UIL hanno, al solito, spolverato rilievi di lana caprina per minimizzare la portata dei provvedimenti e sostanzialmente approvarne forma e sostanza. UGL, forse perché la Polverini aveva altro a cui pensare, si è distinta per un silenzio tombale.
La CGIL ha preso un posizione netta di contrasto al Collegato chiamando alla mobilitazione i lavoratori. Peccato che il contrasto a norme che ledono i diritti dei lavoratori, da che è mondo, si mette in campo ben prima che tali norme vengano approvate. A posteriori tutto diventa più difficile ma non sono io a doverlo spiegare al sindacato caso mai mi sento in portato a dire che il disinteresse dimostrato durante tutto l’iter per l’approvazione del Collegato è sospetto così come è sospetta la tardiva chiamata alle armi quando i buoi hanno già lasciato la stalla.
Resta solo da capire se in questo paese esiste ancora qualcuno che abbia le carte in regola per proporsi a difesa dei lavoratori e dei disoccupati … io qualche dubbio in merito ce l’ho !!!

Armando Rinaldi
Vicepresidente Atdal

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