Email invitaci da un compagno della Sinistra Antagonista

Non metto in un “altro aventino” il punto interrogativo perchè ci siamo già.
Di fronte alle minacce di Berlusconi e dei fascisti di scendere in piazza e di impedire i principi minimi di questa democrazia cosa diciamo?
Cosa dicono chi ha le responsabilità di rappresentarci, le organizazzioni antifasciste, tutti i gruppi di opposizione sociale?
Sono pronti a cambiare le leggi per viltà, timore, interessi!
Ma non dovrebbe essere proclamato uno sciopero generale immediatamente?
I vari popoli (viola, giallo, ecc) dove sono, è ora di tornare al rosso oppure è talmente sbiadito da non riconoscerlo più?
Oppure aspettiamo che il nostro presidente dica che “si devono abbassare i toni”, frase così impersonale da rivelare l’assenza di personalità di questo rappresentante dello stato.
Si dovrebbe dire “caro Berlusconi, se scendi in piazza chiamiano noi tutti i democratici a scendere in piazza. Se vuoi lo scontro anche di piazza non ci tiriamo indietro. Attenzione a quello che fai!”
Nessuno ricorda come è andato su il fascismo e so bene, non occorre ripetermelo, che il fascismo non torna più, ma ce ne è un altro pronto, che si è preparato da anni e noi continuiamo a far finta di non vederlo.
Sono stanco di partecipare ad incontri, dibattiti dove, tra di noi (Smuraglia, Onida, ecc, ecc), ci diciamo al chiuso che c’è un attacco alla democrazia ed alla Costituzione, ma mai si prendono iniziative se non per ridircele ancora tra di noi.
Quando si scende in piazza, tutti i giorni, a fare propaganda ed azione politica contro questo governo?
Ma l’attacco ha già ottenuto i suoi risultati, ha già vinto le sue battaglie e sta proseguendo come un rullo compressore.
Vedi per ultimo l’attacco all’articolo 18, i progetti di legge sul controllo di Internet.
Basta fare i rincoglioniti aspettando il proprio turno elettorale, sapendo bene tutti che il nostro voto serve solo a riconfermare una classe dirigente inetta, interessata e collusa.
Occorre passare ad una democrazia diretta che rimetta nelle nostre mani ciò che la nostra classe politica ha dissipato utilizzando la delega come strumento del proprio potere personale.

Vincenzo

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