Email pervenuta dal Vicepresidente di Atdal Over 40

In questi giorni il Parlamento ha approvato alcune norme inserite nel “collegato alla Finanziaria 2010” il cui effetto in termini di ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori verrà purtroppo sperimentato da molti negli anni a venire.
Riporto qui di seguito un articolo del nostro Socio e Consigliere Nazionale ATDAL Stefano Giusti recentemente pubblicato sul sito dirittidistorti, articolo che spiega in modo ottimale quale nuovo colpo è stato sferrato ai diritti di chi lavora.
Le sorprese della Finanziaria di Stefano Giusti
Nel Collegato “lavoro” della Finanziaria 2010 approvata a Dicembre al Senato, ci sono alcune norme passate sotto silenzio che meritano di essere approfondite, in quanto seppur all’apparenza poco invasive, tendono nella realtà ad assestare gli ennesimi colpi di piccone a un sistema di diritto che, per quanto riguarda i lavoratori, è stato già abbondantemente manomesso in maniera peggiorativa.
Le principali novità che riguardano il campo del lavoro sono tutte sottilmente unite tra loro da un filo conduttore che tende ancora una volta a riaffermare il primato dell’interesse di impresa su quello del lavoro. Ecco gli elementi principali del collegato (ndr).
Deroga dai Contratti Nazionali di Lavoro
Innanzitutto è stata introdotta la possibilità in sede di stesura dei contratti di derogare dai CCNL, certificando tramite commissioni (un sindacato o un Ente bilaterale) dei contratti individuali, i quali possono contenere anche clausole peggiorative rispetto a quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Nello specifico poi, l’art 33 del disegno di legge della finanziaria 2010, introduce ed amplia la possibilità di ricorrere nelle cause di lavoro all’arbitrato, dando la possibilità di inserire nei contratti una clausola compromissoria secondo cui le controversie tra le parti possono essere sottratte al giudice del lavoro e risolte appunto con un arbitrato.
In pratica c’è  la possibilità  di assumere facendo sottoscrivere al lavoratore (in altre parole obbligandolo a firmare pena la non assunzione – ndr) un contratto individuale,  dove si certifica la “volontà”  del lavoratore di  accettare deroghe peggiorative previste dai contratti collettivi e dove il lavoratore rinuncia  a priori in caso di controversia o licenziamento ad  andare davanti al magistrato per affidarsi ad un collegio arbitrale. Se valutiamo  le difficoltà che ci sono oggi per trovare un posto di lavoro e le condizioni che alcuni lavoratori si trovano costretti ad accettare (anche in termini di sicurezza) pur di portare a casa uno stipendio, appare piuttosto chiara la portata destabilizzatrice di questa norma.
La sua introduzione è stata ovviamente motivata col solito grimaldello giustificativo  di voler sollevare i tribunali del lavoro dall’ingolfamento di pratiche e sveltire gli iter giudiziari (una priorità nobile e disinteressata per l’attuale governo…). Non ci vuole molto però a capire quanto questa norma sia pericolosa e squilibrata. Arbitrato e conciliazione infatti  presuppongono che le due parti siano su un piano di sostanziale parità sia economica che di potere, mentre è facile capire quanto sia dispari su tutti i piani la posizione tra un azienda e un singolo lavoratore. Questa disparità non è oltretutto ideologica o campata in aria, ma è stata più volte ribadita da sentenze della Cassazione in merito alle cause di lavoro.
Norme limitative dell’azione del lavoratore
Il tentativo di depotenziare i diritti dei lavoratori e in toto il processo del lavoro va avanti con altri due articoli, il 32 e il 34, che inseriscono altre norme limitative. Anche nel caso in cui un lavoratore voglia e possa (anche in termini economici) intraprendere le vie giudiziarie, nel caso del Processo del lavoro, il giudice non potrà più entrare nel merito delle decisioni aziendali: in parole povere non sarà più  possibile contestare le scelte dell’impresa ma il giudice dovrà limitarsi alla verifica dei requisiti. Questo limite si rafforza soprattutto nei casi di  contratti di lavoro autocertificati  dove non sarà possibile contestare le deroghe peggiorative contenute negli  accordi individuali, ma il tribunale  potrà solo prendere atto e rendere legali motivi aggiuntivi.

Ancora altre piccole chicche, modifiche apparentemente insignificanti ma che come gocce scavano lentamente la pietra del diritto.
Impugnazione dei licenziamenti
Una è quella relativa all’impugnazione dei licenziamenti: è stata introdotta infatti una norma che riduce  tempi di impugnazione del licenziamento. Con le nuove disposizioni il termine passa a 60 giorni e una volta decorso questo periodo, non sarà più possibile rivolgersi ad un giudice per far invalidare la risoluzione di un rapporto di lavoro dipendente.
Contributo alle spese processuali
Se non bastasse è stato esteso anche ai processi del lavoro l’introduzione del Contributo sulle spese processuali. Esso viene stabilito in una cifra che va dai 30 Euro per i processi di valore fino a 1.100 Euro e arriva  fino ai 1.100 Euro per i processi di valore superiore ai 520 mila Euro. L’applicazione di questa modifica fa sì che un lavoratore che apre una controversia con il proprio datore di lavoro, prima della Finanziaria non pagava nulla,  mentre ora dovrà pagare una somma in denaro che può anche essere consistente. È facile immaginarne l’effetto su un lavoratore che ha perso il posto, quindi è senza stipendio, e deve decidere se aprire o no una vertenza con il proprio ex datore di lavoro.

Ci si può fermare qui, anche se, nella stesso Collegato lavoro ci sarebbero altri interventi degni di commento come lareintroduzione dello Staff leasing tra le tipologie contrattuali applicabili o la norma che riguarda l’obbligo scolastico che potrà essere assolto già a 15 anni lavorando con un Contratto di apprendistato (il precedente Governo aveva elevato l’obbligo scolastico a 16, ben al di sotto dei 18 previsti nella UE, questa norma riabbassa il requisito in un paese che in termini di scolarizzazione viene dopo il Portogallo – ndr) .
Per commentare questa che personalmente considero una sorta di “macelleria sociale” non servono approfondite analisi sociologiche o giuridiche, basterebbe citare l’Articolo 35 della Costituzione che in apertura recita “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”. Se qualcuno intravede in queste norme una pur lontana tutela di qualcosa, che per favore lo spieghi a tutti noi e specialmente a coloro che, quotidianamente, manifestano nelle piazze e si battono per impedire la chiusura di fabbriche e per difendere la loro dignità di lavoratori e persone.

Fin qui l’articolo di Stefano al quale vorrei aggiungere qualche commento nel merito e qualche considerazione politica.

Stefano ha dimenticato di citare che accanto a tutti questi articoli devastanti e che mirano a demolire progressivamente lo Statuto dei Lavoratori, nel provvedimento approvato dal Parlamento è stata anche inserita una nuova deroga alla riforma degli ammortizzatori sociali, una riforma divenuta ormai una sorta di barzelletta che politici di ogni genere hanno cominciato a raccontarci attorno alla metà degli anni ’90.
Da allora, mentre scherzavano raccontandoci la barzelletta, hanno “riformato” 4 o 5 volte la previdenza, hanno varato una cinquantina di contratti flessibili che danno mano libera alle imprese nel ricattare e sfruttare i lavoratori, hanno introdotto ostacoli per i lavoratori che intendono difendere i propri diritti, hanno cercato di salvare “furbetti” di ogni genere che, spassandosela tra festini a base di trans e puttane, hanno mandato in rovina centinaia di migliaia di famiglie, ecc.
Al tempo stesso questi galantuomini se ne sono fottuti della necessità di una legge a tutela delle vittime del mobbing, di avviare una seria lotta al lavoro nero, di introdurre seri provvedimenti per ridurre le morti e gli incidenti sul lavoro, ecc.
Ma qualche osservazione merita di essere fatta anche da un punto di vista politico.
1.    Quale punto di contatto esiste razionalmente tra una Finanziaria e questo insieme di norme definito “Collegato al lavoro” ?
Io credo non vi sia nessun nesso. Esiste bensì una precisa strategia particolarmente cara a questo Governo (questa volta non posso esimermi dal dirlo visto che non credo di avere mai risparmiato critiche anche ad altri Governi). La strategia consiste nell’inserire all’interno di provvedimenti di legge di varia natura articoli che nulla hanno a che vedere con il corpo principale del provvedimento. L’obiettivo è quello di far concentrare l’attenzione di tutti sul provvedimento generale e distogliere l’attenzione dagli “elementi secondari” senza suscitare una particolare opposizione.
2.    Il merito di questo “eccellente Collegato” va tutto ascritto al Ministro Sacconi, ex-socialista, craxiano di ferro e attualmente meglio definibile come il portavoce (e passacarte) della corrente più reazionaria della Confindustria capitanata dall’egregio Dr. Bombassei.
3.    Il pericolo delle norme di cui abbiamo parlato è stato più volte sottolineato da vari articoli scritti dal Prof. Luciano Gallino, articoli passati nell’indifferenza generale forse perché Gallino non appartiene alla congrega dei grandi “pensatori” economici che vanno da Tito Boeri a Pietro Ichino, ecc.
4.    L’opposizione di centro sinistra si è totalmente disinteressata di questi provvedimenti salvo qualche sporadica dichiarazione di singoli Parlamentari in prossimità dell’approvazione del Collegato.
5.    Il sindacato, dopo avere ignorato per mesi il pericolo rappresentato da queste nuove norme si è diviso. CISL e UIL hanno, al solito, spolverato rilievi di lana caprina per minimizzare la portata dei provvedimenti e sostanzialmente approvarne forma e sostanza. UGL, forse perché la Polverini aveva altro a cui pensare, si è distinta per un silenzio tombale.
La CGIL ha preso un posizione netta di contrasto al Collegato chiamando alla mobilitazione i lavoratori. Peccato che il contrasto a norme che ledono i diritti dei lavoratori, da che è mondo, si mette in campo ben prima che tali norme vengano approvate. A posteriori tutto diventa più difficile ma non sono io a doverlo spiegare al sindacato caso mai mi sento in portato a dire che il disinteresse dimostrato durante tutto l’iter per l’approvazione del Collegato è sospetto così come è sospetta la tardiva chiamata alle armi quando i buoi hanno già lasciato la stalla.
Resta solo da capire se in questo paese esiste ancora qualcuno che abbia le carte in regola per proporsi a difesa dei lavoratori e dei disoccupati … io qualche dubbio in merito ce l’ho !!!

Armando Rinaldi
Vicepresidente Atdal

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