Agenzie di rating Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch: i verdetti dubbi dei “giudici” del mercato

Le "tre sorelle" controllano il 96% del mercato e le loro valutazioni sono cariche di implicazioni spesso scomode. Un monopolio che la Bce vorrebbe spezzare. Perché è dubbia l’indipendenza di giudizio di agenzie che non sono fuori del mercato e sono controllate da investitori

ROMA – Il "duello" tra Bankitalia e Moody’s a proposito della solidità del sistema bancario italiano suggerisce un approfondimento sul ruolo delle agenzie di rating. O, sarebbe meglio dire, sul loro potere. Perché le loro previsioni, le loro analisi e i loro verdetti sono spesso contestati ed hanno effetti pesantissimi non solo sui mercati. Come mostra la frizione di oggi e la sofferenza delle Borse europee dopo l’allarme di Moody’s sul rischio di contagio dalla Grecia. Non a caso l’Unione Europea – attraverso la Banca centrale di Francoforte – vorrebbe spezzare il monopolio delle cosiddette "tre sorelle", le agenzie Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s, capaci di "controllare" circa il 96 % del mercato, con un proprio sistema di valutazione della solidità finanziaria dei Paesi della zona euro.

L’Ue insomma vorrebbe un nuovo organismo le cui valutazioni dovrebbero essere frutto di quella indipendenza di giudizio che le "tre sorelle" vantano dagli inizi del Novecento, ma che oggi più di qualcuno mette in dubbio. Perché, è l’accusa, le agenzie di rating non sono esterne al mercato, ma sono comunque controllate da investitori. Che possono ricevere grandi benefici dalle oscillazioni causate dai giudizi delle "tre sorelle". Chi c’è dunque dietro questi "giudici"?

Moody’s – Caso esemplare. La maggioranza del capitale è in mano a un drappello di importanti azionisti, tutti grandi gestori di fondi di investimento. I primi quattro controllano il 49% delle azioni. Si tratta di Berkshire Hathaway (19,1%) presieduta dal finanziere Warren Buffett, detto "l’oracolo di Omaha", secondo Forbes uno degli uomini più ricchi del pianeta. A seguire, società di investimenti come Capital Research Global Investors (10,30%), Capital World Investors (10,03%) e Fidelity Management & Research (9,61%). Ognuno di questi azionisti controlla asset in ogni settore dell’industria e della finanza (inclusi bond stranieri) per centinaia di miliardi di dollari. A sua volta Moody’s è quotata in Borsa: nel 2009 ha avuto un fatturato di 1,8 miliardi di dollari con utili pre-tasse di 687 milioni.

Standard & Poor’s – Fa parte del gruppo McGraw-Hill, public company quotata alla borsa di New York, attiva nell’editoria e nei servizi finanziari. Tra l’altro, controlla il settimanale Business Week. L’azionariato di McGraw-Hill è molto simile a quello di Moody’s, anche se con un grado inferiore di concentrazione proprietaria: al primo posto c’è Capital World Investors (presente anche in Moody’s) con il 7,69%, quindi T. Rowe Price Associates (6,67%), BlackRock Global Investors (4,39%) e un altro investitore presente in Moody’s, ovvero Fidelity Management & Research (3,86%). Nel 2009 i Credit Market Services di S&P hanno fatturato 1,74 miliardi di dollari, contribuendo in maniera sostanziale al fatturato del gruppo: quantificabile in 5,95 miliardi di dollari (con utili di 1,17 miliardi).

Fitch – Qui lo scenario cambia. Terza agenzia a livello mondiale, con circa il 16 % del mercato (laddove S&P e Moddy’s ne hanno circa il 40 per cento a testa), Fitch funge spesso da "arbitro" quando i giudizi delle due "sorelle" maggiori divergono. E’ controllata al 60% da una holding, la Fimalac, acronimo di Financière Marc de Lacharrière, posseduta al 65,75% da Marc Eugène Charles Ladreit de Lacharrière. Chiamato anche MLL, de Lacharrière è un ex banchiere oggi finanziere che figura al tredicesimo posto fra gli uomini più ricchi di Francia, con un patrimonio stimato in 1,1 miliardi di dollari. MLL crea la Fimalac nel 1991 e attraverso la holding acquisisce partecipazioni come Crèdit Lyonnais, France Tèlècom, Air France, Renault, Canal Plus. Poi disinveste, per dedicarsi interamente ai servizi finanziari, tramite Fitch. Il restante 40% di Fitch è nelle mani del gruppo Hearst. Fitch Ratings nel 2009 ha generato un fatturato di 683 milioni di euro. Nel primo trimestre del 2010 il fatturato è passato a 115 milioni (+8% sullo stesso periodo del 2009).

da Repubblica (06 maggio 2010)

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