Neofascismo, com’è potuto accadere di Salvo Vitale

Il peccato originario è da ricercare nella scelta, avvenuta agli inizi degli anni 90, del  sistema maggioritario, rispetto a quello proporzionale.
Si cominciò a parlare di “prima repubblica al tramonto, di riferimento alle grandi democrazie, come l’Inghilterra,  gli Stati Uniti  e, parzialmente la Francia, di riduzione a due del numero sempre crescente dei partiti politici, dell’anomalia data da piccoli partiti che chiedevano troppo, persino le cariche più alte, per garantire il loro appoggio alla coalizione di governo.
 Il 61 a 0 a vantaggio di Forza Italia, avvenuto in Sicilia all’esordio del sistema, fu l’esempio più eclatante di come chi consegue la maggioranza, anche per un solo voto in più, prende tutto, cancellando completamente le minoranze, la cui sopravvivenza venne affidata al “mattarellum”, ovvero alla decisione, con il doppio voto, di conservare, per un terzo, il sistema proporzionale.
Quindi un’insalata all’italiana, nè carne né pesce, che, invece di portare alla scomparsa dei partitini portò a una loro maggiore proliferazione, attraverso la “coalizione vincente”, ovvero la cooptazione del piccolo partito nella grande coalizione o l’iscrizione del candidato suo rappresentante nelle liste elettorali dei partiti maggiori.
Era chiara l’intenzione dei D.S e di Forza Italia di fagocitare il resto delle forze politiche e restare la sola espressione di maggioranza e opposizione, con l’illusione dell’intercambiabilità. Sia chiaro che solo il sistema proporzionale garantisce la rappresentanza di qualsiasi forza politica, in rapporto al numero dei votanti. Tutt’alpiù, per evitare la polverizzazione, si può ricorrere a una soglia di sbarramento, come in Germania.
L’altra discrasia è stata introdotta con “il premio di maggioranza”, cioè il regalo di una quarantina di parlamentari alla coalizione vincente:  introdotto già nel 1923, come “legge Acerbo”, fu uno degli strumenti principali che portò all’affermazione del listone fascista e alla progressiva scomparsa delle minoranze.
Negli anni ’50  venne riproposta e allora le forze di sinistra la chiamarono “legge truffa” , anche se le condizioni da questa prescritte non si realizzarono. Adesso ci si è scordati di tutto  e si è riusciti a sacrificare la democrazia rappresentativa  sul tavolo della “governabilità”, e a mistificare, per legge, le cifre del consenso popolare.
Il punto più alto di questi stravolgimenti costituzionali è stato dato da una trovata, quella dell’inserimento del nome del candidato a premier nel simbolo elettorale: in tal modo si configura una diretta elezione popolare, anche se costituzionalmente l’incarico di governo rimane una funzione del presidente della Repubblica, il quale non ha più una competenza nella scelta del nome, ma solo una funzione di ratifica.
E infine il “porcellum” ovvero l’ultima legge elettorale partorita da Calderoli, la quale reintroduce, con una serie di paletti, il sistema proporzionale, conserva il premio di maggioranza e riserva la facoltà di stabilire i nominativi degli eletti alle segreterie di partito: in pratica una sorta di “lista bloccata”, sul tipo di quelle dei regimi totalitari, che espropria l’elettore della sua volontà di scegliere chi lo deve amministrare. Il tutto corredato da una serie di sbarramenti, sia al senato, che alla camera, che alle  regionali e persino alle europee, studiati per eliminare il dissenso, soprattutto a sinistra dei piccoli partiti che, invece di coalizzarsi preferiscono dividersi e quindi esser tagliati fuori.
E’ rimasta invece intoccata la prassi della contrattazione maggioranza-opposizione, per la spartizione di alcuni posti o per concordare alcune leggi ad esclusivo vantaggio della”casta “ parlamentare. La deriva autoritaria continua con la ripetizione ossessiva di leggi che dispensino il premier dall’affrontare i processi nei quali è implicato e con l’intenzione di tornare a ripristinare l’abolita immunità parlamentare.
Il lodo Alfano, la proposta , al momento  ritirata, di far votare solo i capigruppo, la riproposizione continua di decreti legge e dell’annesso voto di fiducia, sono tutte pratiche che espropriano i parlamentari del loro ruolo e mortificano le regole del libero confronto. Su tale direttiva si sta muovendo anche il progetto di revisione costituzionale, che mira a render più forte il premier, ad ampliare i suoi poteri con l’elezione diretta, a diversificare le funzioni del senato e in pratica a ridurre al minimo qualsiasi dibattito parlamentare.
Anche l’ultimo pacchetto-sicurezza, con l’introduzione dei medici e dei presidi spia, con la criminalizzazione dei clandestini,il cui rimpatrio viene spacciato come una dimostrazione di “stato forte”, con le classi separate per i figli degli immigrati, con la penalizzazione delle scritte sui muri, si inquadra nel disegno.
La limitazione dei percorsi delle manifestazioni , la limitazione del diritto di sciopero, le ronde notturne, la diffida di polizia, la minaccia di mettere il bavaglio a Internet,  la norma sulle intercettazioni, la controriforma scolastica con la valutazione del voto di condotta, per non parlare di una serie di norme limitative introdotte nel mondo del lavoro, ad uso e consumo solo del padronato, danno la sensazione che il neo-duce stia dando la spallata definitiva al sistema democratico, come il vecchio duce fece nel 1925, con le “leggi fascistissime”.
Lo  strumento principe di questo progetto è il mezzo televisivo, usato spregiudicatamente e militarmente come arma sia di acquisizione del consenso,sia di demolizione del dissenso. Lo strumento esecutivo è invece dato dalle truppe cammellate presenti al Parlamento e pronte ad avallare qualsiasi decisione partorita dal pornoduce o dai suoi stretti collaboratori.
In tal senso è ormai sotto tiro il principio costituzionale dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, con l’introduzione di aberranti norme come il lodo Schifani, il lodo Alfano, il legittimo impedimento, il già pronto nuovo lodo Gasparri, che estenderà l’impunità anche ai ministri, il disegno di legge sulle intercettazioni, il progetto di monocameralismo e quello di presidenzialismo, che svuoterà il parlamento delle sue competenze, dilatando a dismisura i poteri del premier-duce.
Per non parlare del progetto di imbavagliamento della magistratura e di espropriazione dei suoi poteri. Non vogliamo parlare nemmeno delle carognate che giornalmente sindaci leghisti e non solo escogitano nei confronti e sulla pelle degli immigrati.
Ci sono soluzioni di salvezza?  Non molte, anche perché le striscianti pratiche del dialogo e dell’accordo sotterraneo escludono qualsiasi forma di opposizione  o la relegano ai partiti minori, indicati come turbatori di un sistema che, sia pure con qualche riserva, complessivamente continua a funzionare.
Bisognerebbe cominciare dal boicottaggio dei mezzi d’informazione del premier, e da quello della pubblicità da essi trasmessa; bisognerebbe assentarsi, anziché sentirsi gratificati, dai dibattiti televisivi, salotti, interviste ecc:, far circolare l’elenco delle testate giornalistiche e  delle emittenti gestite dall’attuale gruppo di potere  e ritornare a forme di comunicazione non controllabile, come i manifesti, i continui comizi elettorali, i giornali in copia unica, ma soprattutto comunicare su internet.
In pratica organizzare brigate di resistenza antifascista, se è necessario clandestine e ricostruire una rete di sezioni che u
na volta costituivano il punto di riferimento e di ritrovo dei militanti democratici. Tolti i denti al lupo tutto dovrebbe essere più semplice.
Ma questo non vuol farlo nessuno.

(Intervento al Forum Sociale Antimafia 2010 a Cinisi)
da www.Peppinoimpastato.com

(12 maggio 2010)

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