Paolo Guzzanti vs. Carlo de Benedetti

« Craxi è il padrone e quel che dice io faccio ». Ecco cosa rispose Silvio Berlusconi a Carlo De Benedetti quando quest’ultimo lo chiamò incredulo, dopo avere appreso che il primo, nonostante la sincera telefonata di felicitazioni intercorsa tra i due, aveva formato una cordata per soffiargli la SME, regolarmente acquistata dall’IRI di Prodi.
Non era colpa sua, insomma: it’s only business. Come dire: senza Craxi niente frequenze, senza frequenze niente televisioni quindi, ancorché umanamente io ti sia vicino, sono costretto a farti fuori. RaTaTaTaTan! E giù a comprar sentenze, tanto poi c’è la prescrizione.

Stessa sorte per l’affare Mondadori. I Formenton avevano già siglato un accordo di vendita della loro quota alla CIR di Carlo De Benedetti, quand’ecco arrivare Silvio e sfilare il bottino dalle mani dell’avversario, e poi tenerselo grazie alla solita corruzione di giudici, questa volta svelata dall’ex amica Stefania Ariosto. Ma ecco il particolare nuovo ed interessante: come fece Silvio a convincere i Formenton a cedegli la loro parte, quando in realtà l’avevano già venduta?

« Il Cavaliere giocò su due fattori. Il primo consisteva nel fatto che De Benedetti, tranquillo e sicuro del fatto suo e del diritto, una volta firmate le carte e stabilito ogni dettaglio, non ritenne, e come dargli torto, di doversi dedicare alla cura dell’elemento umano di casa Formenton. Il secondo fattore tramandato dai cultori della materia starebbe nel fatto che Berlusconi non fu subito chiaro nelle sue intenzioni, ma lavorò fortemente ai fianchi l’elemento umano senza dire chiaramente che cosa voleva e neanche che voleva qualcosa. Era diventato uno zio di famiglia, un fidanzato collettivo, Babbo Natale e Prince Charming. Poi però il Cavaliere arrivò al punto, fece leva su tutti i sentimenti, sugli interessi, sulle cifre, sulle convenienze e, insomma, nel novembre 1989 i Formenton se ne escono fuori pubblicamente annunciando che per loro il patto firmato con De Benedetti è carta straccia e che invece che all’Ingegnere venderanno al Cavaliere, un così caro amico che ci è stato tanto vicino in tutto      questo tempo e che ci offre anche una bella cifretta in più e al quale mai e poi mai potremmo dire di no »

Ecco che emerge in tutto il suo splendore l’arte seduttiva di un Berlusconi cinico, che sa innamorarsi delle sue prede e corteggiarle in un modo che nessun uomo con un minimo di etica dei rapporti interpersonali potrebbe mai utilizzare. Un’altro esempio?

« L’arma seduttiva di Silvio Berlusconi, sia che la usi con le donne, sia che la usi negli affari, ha sempre avuto una marcia in più, anche se non è poi così invincibile come lui fa credere. Berlusconi è un maratoneta della seduzione. Quando Bossi lo piantò nel dicembre del 1994 dando vita al cosiddetto ribaltone da cui derivarono le dimissioni, il governo Dini e poi la bruciante sconfitta del 1996, Berlusconi disse: "Non ce la faremo mai se non recuperiamo Bossi e la Lega". A quell’epoca Bossi scriveva e faceva scrivere, diceva e faceva dire che Berlusconi era un mafioso di Cosa Nostra, che era un lurido fascista, un imbroglione, un criminale e che bisognava liberarsi di lui anche prendendo il fucile, se necessario. [cfr: L’undicesima domanda]
Poi Berlusconi cominciò a mandare messaggi, lo andò a trovare, lo corteggiò come se fosse stata una donna, e a noi candidati del 2001 (dunque molto più tardi, quando ormai la seduzione aveva funzionato) diceva "Ognuno di voi adotti un leghista, ci vada a mangiare, ci faccia le vacanze, lo porti al bar, gli telefoni, si ricordi del suo compleanno, non mollateli, non perdeteli mai di vista e riempiteli di gentilezze e amore: loro sono la nostra unica possibilità di vittoria. Fate come me, fate come io ho fatto con Bossi e vinceremo".»

Così ha fatto con gli italiani. E, a quanto pare, ha sempre (o quasi) funzionato. Del resto, come si è appropriato dello slogan "Forza Italia", recentemente si è intestato anche il sentimento più antico del mondo, vessillo di una intera religione. L’ha brevettato, l’ha prodotto in serie e poi distribuito in migliaia di punti vendita dislocati su tutto il territorio, quasi fossero chicken-burgers: "L’amore vince sempre". Di più, l’amore vince sempre sull’odio. Tranne che per i comunisti: quella è l’unica fattispecie dove l’amore perde. Un amore ad-personam.

Se lui ama tutti, non è detto però che tutti amino lui. Così Craxi a Guzzanti sulle lamentele di Berlusconi circa il Lodo Mondadori: « Ma che cazzo vuole ancora Silvio? Si accontenti di quello che porta a casa e non rompa i coglioni! »


da byoblu.com   25 maggio 2010

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