A un passo dalla fine

Semplicemente demoralizzante: per fortuna, quasi per un processo naturale voluto da un misericordioso disegno divino, il sistema è alla frutta.

Vent’anni, maturità classica in tasca, e in cerca di un lavoro? Commessa a 200 euro al mese, compresi gli straordinari.

È la proposta che si è sentita fare una ragazza di Conegliano Veneto (Treviso), nel cuore del ricco Nordest. Delusa e mortificata, ha detto addio ai suoi sogni di indipendenza economica e ha raccontato tutto al padre, un dirigente d’azienda che ha scritto al Gazzettino per denunciare l’episodio. Sei giorni di lavoro su 7: duecento euro Nei giorni scorsi la ragazza si è presentata in un’agenzia di lavoro interinale in cerca di un impiego.

Superata una prima selezione fra una quindicina di candidate, le viene offerto un posto da commessa in un negozio di abbigliamento intimo della città: lavoro a tempo pieno per sei giorni su sette a 200 euro netti al mese e, in caso di bisogno, disponibilità a fermarsi a anche un po’ di più. Così per i primi tre mesi, poi si vedrà. Insomma uno stipendio da fame, anche per una ragazza pronta ad ad adattarsi pur di non diventare una “bambocciona”. “Fuori legge” A Conegliano la reazione di commercianti, sindacalisti e degli stessi operatori delle società di ricerca e offerta di lavoro è unanime: un contratto del genere è fuori legge, è un “caso estremo” che per fortuna rappresenta l’eccezione e non la norma, ma in tempi di crisi è un campanello d’allarme non va sottovalutato: “Spero che questo caso non sia il sintomo del ritorno ad una pratica in uso nei laboratori tessili negli anni ‘90 – sottolinea il segretario della Filcams Cgil di Treviso, Luigi Tasinato – quando versavano ai dipendenti lo stipendio previsto in contanti e se ne facevano restituire immediatemente una parte”.

Quello della ragazza di Conegliano Veneto non sembra essere però un caso isolato, almeno a giudicare da quanto i lettori di City scrivono sulla pagina Facebook del giornale. “Si scandalizzano perchè è successo al Nord, ma a Napoli mi è successo di ricevere per un lavoro di call center di 4 ore al g 6 g su 7 ben 100€ al mese… E non credo si parlasse di contratti…”, scrive Rosa Rossella Cimminiello. “100 € di base , più provvigioni ,,,,, oppure 100€ fissi e solo quelli”, racconta Roberto Romanato. “A me hanno chiesto di lavorare in una fabbrica per prova, due settimane, 80 ore: gratis. In Veneto”, dice invece Laura Martina , e David Chiaramonti rincara: “Ho lavorato un mese in un call center a 300 euro per 30 ore settimanali. E un’altra volta mi è stato proposto uno stage da 40 ore settimanali per 380euro mensili”. Di call center parla anche Viviana Campanella: “Paga minima da fame, 6 cent a telefonata. Provvigioni solo dal 10° contratto andato a buon fine, e cazziatoni se non fissavo almeno 3 appuntamenti al giorno”. E Vitalba Anastasi racconta i mille lavori fatti per poter racimolare almeno mille euro al mese, per poi concludere: “Posso dirmi di essermi sbattuta anche per meno di 200 euro mensili!”. Elisa Pagano dice di aver ricevuto “3,16 euro all’ora per un part time verticale, che si è dimostrato poi essere un 7/7 dalle 6 alle 12 ore al giorno con 30 min di pausa”, e conclude ironica: “Ma anche no?”. Meno ironico “Magico Vento”: “Questa è schiavitù”, dice, “e va repressa senza pietà”.

Derivato dal link http://city.corriere.it/2010/07/15/milano/documenti/vuoi-lavorare-commessa-200-euro-mese-20842779496.shtml

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3 thoughts on “A un passo dalla fine

  1. A proposito di call center segnalo il surreale ma verosimile “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì ambientato in un call center – lager.
    Ricordo che quando uscì nelle sale il film venne accusato di disfattismo e di pessimismo acuto ingiustificato.

  2. Ho visto il film solo qualche sera fa in tv,forse perché non avevo fretta, avendo lavorato in cinque call center e contact center per circa tre anni complessivamente.
    Posso dire che quella è la realtà dei fatti.
    Ciò che è drammaticamente peggiorato, da quando non ci lavoro più, sono gli orari e le paghe.
    Bisogna cominciare ad agire concretamente, prima che sia troppo tardi!

  3. Si vive una strana sensazione: dopo il crollo del comunismo sembrava il capitale avesse la strada spianata ma proprio quel crollo sembra non giustificare più l’esistenza del capitale stesso in funzione di diga borghese contro la marea rossa: esso infatti mostra segni di deterioramento sempre più evidenti. Il pericolo che corriamo è che si vada verso un mondialismo oligarchico di stampo poliziesco dove la vita umana non valga più dell’insieme di ossa e carne che costituisce il corpo. Questa visione materialista dell’uomo, che ormai è trattato alla stregua di una merce come tutte le altre, ha rovinato non solo le dinamiche sociali ma anche la vita sul pianeta. Eppure c’è l’irrazionale certezza che la nostra liberazione sia vicina anche se ignoriamo le modalità in cui essa avverrà.

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