Dove vanno i tuoi soldi

Vale la pena ricordarsi ogni tanto, a parte le vuote chiacchiere, quali sono le priorità e dove veramente vanno a finire i soldi del cittadino. Anche se poi viene da piangere.

034 – Debito pubblico    40,48%
003 – Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali    14,27%
025 – Politiche previdenziali    9,82%
029 – Politiche economico-finanziarie e di bilancio    8,70%
022 – Istruzione scolastica    5,90%
024 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia    3,31%
004 – L’Italia in Europa e nel mondo    3,29%
005 – Difesa e sicurezza del territorio    2,57%
033 – Fondi da ripartire    1,83%
007 – Ordine pubblico e sicurezza    1,35%
023 – Istruzione universitaria    1,14%
006 – Giustizia    1,00%
013 – Diritto alla mobilita’    0,98%
028 – Sviluppo e riequilibrio territoriale    0,80%
011 – Competitivita’ e sviluppo delle imprese    0,63%
014 – Infrastrutture pubbliche e logistica    0,54%
008 – Soccorso civile    0,51%
017 – Ricerca e innovazione    0,49%
001 – Organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e Presidenza del Consiglio dei
           ministri    0,42%
026 – Politiche per il lavoro    0,37%
032 – Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche    0,34%
027 – Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti    0,20%
021 – Tutela e valorizzazione dei beni e attivita’ culturali e paesaggistici    0,18%
018 – Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente    0,14%
015 – Comunicazioni    0,14%
009 – Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca    0,13%
019 – Casa e assetto urbanistico    0,12%
030 – Giovani e sport    0,11%
020 – Tutela della salute    0,10%
002 – Amministrazione generale e supporto alla rappresentanza generale di Governo e
           dello Stato sul territorio    0,05%
016 – Commercio internazionale ed internazionalizzazione del sistema produttivo    0,03%
031 – Turismo    0,01%
010 – Energia e diversificazione delle fonti energetiche    0,01%
012 – Regolazione dei mercati    0,00%
Grazie ad Alberto Cottica (via Massimo Mantellini) che ha richiamato l’attenzione sui dati della Ragioneria dello Stato. I numeri fanno riferimento al 2007, stanziamenti di competenza del disegno di legge di bilancio 1° anno. Ma rendono l’idea.

da www.gaspartorriero.it       26/08/2010
 

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Odio la caccia

Odio la caccia,
chi uccide un capriolo, un gallo cedrone, una beccaccia,
chi spara ai passeri o alle cinciallegre per divertimento,
per farsi la mano,
odio chi acceca gli uccelli da richiamo, chi dissemina trappole, esche, tagliole,
odio chi usa il fucile, ma dice di proteggere la natura,
odio i boschi, i prati trasformati in poligoni da tiro,
odio l’odore del cuoio, della polvere da sparo, delle cartucce rosse, gialle e arancione
grandi spesso come il bersaglio,
odio il massacro spaventoso (*)1 di animali che ogni anno avviene in Italia,
chi spara agli uccelli migratori, ai falchi, alle rondini, agli aironi,
odio il cacciatore buono che difende l’habitat naturale
e quello incosciente che ammazza l’amico o un parroco mentre dorme,
odio i ristoranti con gli animali impagliati come trofei,
scoiattoli, marmotte, civette e gufi che ti osservano con gli occhi di vetro,
odio chi spara vicino alle abitazioni, i pallini di piombo nel tuo giardino,
odio la legge fascista (*)2 che permette di entrare nei fondi privati,
i cacciatori che si aggirano a meno di 100 metri dalle case (*)3
con il fucile e il colpo in canna quando la legge lo proibisce,
odio chi mi toglie il piacere della vista di un cervo, di una ghiandaia,
di animali che i miei figli vedranno solo allo zoo o nei parchetti,
odio non poter andare a funghi senza la paura di essere scambiato per un cinghiale
e ascoltare il rumore cupo e cadenzato delle doppiette invece che il canto degli uccelli,
odio la scomparsa dal cielo degli arabeschi formati dagli stormi,
odio l’esproprio della natura fatto per il piacere di pochi (*)4,
il non poter vedere su un tetto i nidi delle cicogne che non migrano più per l’Italia
per sopravvivere ai cacciatori,
odio i riti della caccia, i coltellacci per squartare gli animali, il cameratismo tra uomini veri,
odio chi uccide per piacere, chi definisce sport l’annientamento di una creatura,
una di quelle con cui parlava San Francesco,
odio chi caccia perché "si uccidono anche gli animali d’allevamento"
odio chi libera i fagiani allevati in cortile per poi fulminarli dopo pochi metri,
odio chi usa la caccia e i cacciatori per fini politici,
odio chi non rispetta gli animali e dice di rispettare l’uomo.

(*)1. La stima è di 150 milioni di animali uccisi ogni anno
(*)2. Art. 842 Caccia e pesca – Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.
(*)3. La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. E’ vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri.
(*)4. 1.2% della popolazione italiana (dati 2007).

Ps: aderisci ai Comitati contro la caccia

da www.beppegrillo.it      25 agosto 2010

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Lettera del figlio di un operaio

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e
odorava di olio e lamiera.
 
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e
scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
 
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla
produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
 
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
 
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di
farmi frequentare l’università.
 
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di
lavoro.
 
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che
era troppo vecchio per le loro esigenze.
 
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho
visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la
globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai
non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il
bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare
indietro.
 
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho
letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i
“diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la
“difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della
continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari
erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere
quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della
controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di
Martedì 27 luglio 2010).
 
Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace,
arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché
non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.
 
Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
 
Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la
labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole
a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in
cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era
gratis.
 
Odorava di dignità.
 
(Luca Mazzucco)

da Operai Contro   16 agosto 2010 

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Riscaldamento globale: obiettivo “Trecentocinquanta”, di Giorgio Nebbia

I disastri di queste settimane hanno riaperto l’ormai annosa discussione sui mutamenti climatici. Sono solo prevedibili per un futuro non meglio definito, o sono già in atto?
Quel che sappiamo è che i vertici mondiali che vorrebbero affrontare la questione falliscono sistematicamente (vedi Il fiasco di Copenaghen), mentre le condizioni generali del pianeta peggiorano.
Tra i vari indicatori della salute della Terra c’è sicuramente quello della quantità di CO2 presente nell’atmosfera. Di questo dato fondamentale, certo non l’unico da prendere in considerazione ma sicuramente uno dei più significativi, si occupa l’articolo di Giorgio Nebbia che potete leggere di seguito.

Gli eventi di quest’estate confermano l’esistenza di mutamenti climatici dovuti al riscaldamento planetario. Devastanti alluvioni nell’Europa centrale; più a Oriente, una eccezionale siccità ha provocato incendi di boschi e di giacimenti di torba in Russia; ancora più a Oriente, alluvioni nell’Asia meridionale e in Cina.
Piogge intense, alluvioni e siccità si sono già verificati nei decenni e secoli passati, ma mai su una scala così vasta e con così grande frequenza, proprio come le previsioni avevano indicato.

Il fenomeno del riscaldamento globale si può schematizzare come dovuto all’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera; di conseguenza aumenta la frazione del calore solare che resta

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La bancarotta della Terra

L’uomo sta consumando la Terra. Quanto manca perché un qualsiasi Paese vada in default per fame? Perché si diffonda la bancarotta alimentare? Le decine di "Stati Falliti" dal punto di vista economico non sono nulla in confronto a quelli che falliranno per la mancanza di sostenibilità del loro territorio. Gli Stati morti di fame. Mathis Wackernagel ogni anno ci informa di quando cade l’ "Overshoot Day", il giorno in cui sono state utilizzate tutte le risorse prodotte dalla Terra in un anno. Nel 2010 cade oggi, il 21 agosto, quattro mesi prima della fine dell’anno e un mese prima rispetto al 2009. Ci vorrebbe un pianeta e mezzo per coprire l’attuale fabbisogno pari al 150%.
Non abbiamo scelta: o emigriamo su Marte, come suggerisce Stephen Hawking, o usiamo le risorse in modo responsabile. Il cemento non si mangia e il CO2 non si respira.

Intervista a Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network.

"Sono Mathis Wackernagel del Global Footprint Network. Il 21 agosto raggiungeremo il giorno dell’Overshoot Day 2010, il giorno in cui le risorse utilizzate a partire dal primo gennaio 2010 saranno pari a ciò che la Terra è in grado di rigenerare in un anno intero. Calcoliamo integralmente gli indicatori dell’impronta ecologica ogni anno per tener conto dei nuovi dati e del miglioramento delle metodologie di calcolo. Il nostro metodo tenta di non sovrastimare il calcolo del giorno dell’overshoot. Ogniqualvolta non c’è certezza, sottostimiamo il sovraconsumo di risorse da parte dell’umanità.
Oggi c’è una maggiore consapevolezza del fatto che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è dovuto all’aumento delle emissioni di CO2 da parte degli esseri umani, le riserve di pesca sono minacciate, le riserve di acqua potabile sono sempre più scarse in molti luoghi del mondo, abbiamo città più popolose, eccetera. Questi sono i sintomi ecologici. Tali sintomi si manifestano in economia in primo luogo nelle economie vulnerabili. Posti dove le risorse diventano davvero scarse vedono aumenti repentini del prezzo del cibo, come si è visto poco tempo fa, anche a causa dell’aumento del costo dell’energia. Le persone ai margini sono maggiormente colpite da questi fenomeni.
Haiti, per esempio, si trovava in una situazione molto debole fin da prima del terremoto. Poi è stata colpita da questa disastrosa calamità. È molto difficile per un Paese così uscire dalla condizione di scarsità di risorse e devastazione economica.
È però possibile affrontare questo problema. Tutto dipenderà dalle priorità e dal valore che assegneremo alle azioni sulle quali intendiamo investire. Se non si considera come massima priorità invertire il trend, sarà molto difficile per qualsiasi Paese migliorare la propria situazione.
Ciò che mi sorprende maggiormente è il fatto che i Paesi non hanno ancora preso consapevolezza di quanto tutto ciò li interessi. Se non si adattano oggi le economie dei Paesi alla scarsità di risorse che si prospetta all’orizzonte, i Paesi non saranno pronti.
Non c’è bisogno di un accordo internazionale per preparare il proprio Paese. Si potrebbe dire: "Aspetta il consenso globale e manda all’aria il tuo futuro!".  
Se si guarda al trend di consumo di risorse del proprio Paese, ci si rende conto che obiettivi più stringenti per la riduzione del consumo rispondono agli interessi del Paese stesso meglio di quanto accordi come quello di Cancun o altri saranno mai in grado di fare". Mathis Wackernagel

da www.beppegrillo.it   21 agosto 2010

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Odio la sinistra

Odio la Sinistra,
odio la Sinistra dei cantori del nulla ideologico,
dei moralisti, degli intellettuali, dei filosofi
impegnata sempre a impartire lezioni.
Odio la Sinistra delle trattative sotto il tavolo,
degli inciuci, dei silenzi, delle votazioni in aula per l’indulto
e dell’assenza dall’aula per lo Scudo Fiscale.
Odio la Sinistra che ha trasformato l’opposizione in una caricatura,
la Sinistra autoreferenziale che non tollera nessuno alla sua sinistra e dialoga con mafiosi e piduisti.
Odio le ottusità e le furbizie della Sinistra, il distacco dagli operai, dai precari,
l’altezzosità dei suoi giornalisti maestri del pensiero unico.
Odio la Sinistra che ha dimenticato gli operai, i precari, i disoccupati,
la Sinistra dei sindacati scomparsi, quella degli inceneritori, dell’acqua privata,
del nucleare sicuro e dei parlamentari che maturano la pensione dopo due anni e mezzo.
Odio la Sinistra dei tesorieri di partito che incassa centinaia di milioni di rimborsi elettorali
e che organizza feste di partito tutto l’anno.
Odio la Sinistra che non è più comunista, né socialista e neppure socialdemocratica,
la Sinistra che candida De Luca in Campania e Carra in Parlamento e che elogia Tronchetti e Marchionne.
Odio la Sinistra che attacca in pubblico Berlusconi e che gli ha regalato televisioni,
ricchezza, impunità e che non ha mai fatto una legge sul conflitto di interessi,
la Sinistra che fa 10 domande su Noemi e la D’Addario per un’intera estate
e che per 15 anni non ne fa una sui mandanti della morte di Borsellino.
Odio la Sinistra che ha dimenticato Pasolini, Berlinguer, Pertini e che vuole riabilitare Craxi,
la Sinistra che se non sei di sinistra sei di destra e se sei di sinistra devi fare una coalizione delle forze progressiste.
Odio la Sinistra che si nutre di berlusconismo e di anti berlusconismo per sopravvivere,
la Sinistra che non discute mai di programmi,
ma di persone, avversari, equilibri, poltrone, percentuali di voto, candidati.
Odio la Sinistra della TAV, della base americana di Dal Molin e delle sue cooperative del cemento,
la Sinistra del "Lavoro, lavoro, lavoro!" di Fassino e sua moglie mantenuti in Parlamento da generazioni di italiani.
Odio la Sinistra dei consigli regionali in galera per tangenti, della Campania trasformata in discarica da Bassolino,
dei "termovalorizzatori" di Chiamparino, della spocchia dei funzionari di partito.
Odio la Sinistra dei richelieu da strapazzo che costruiscono alleanze e coalizioni nell’ombra.
Odio la Sinistra che, per non perdere voti, soffoca i movimenti dei cittadini nel suo recinto razionale e riformista
dove pascolano le vacche sacre con la barba bianca e, se non ci riesce, ne inventa di fasulli per occupare uno spazio politico.
Odio la Sinistra, così come la Destra, per la loro capacità di togliere ossigeno alle idee,
per la divisione dei cittadini in fazioni una contro l’altra armata con i politici a fare da arbitro,
per la distruzione della sola idea di un futuro.

da www.beppegrillo.it   17 agosto 2010 

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Giorgio Bocca: tutti i regimi alla fine cadono

Il decano del giornalismo italiano compie novanta anni e racconta la sua carriera. Fino ai giorni nostri:"Berlusconi è peggiore di Mussolini".

Giorgio Bocca sarà festeggiato per i suoi novant’anni, il 18 agosto, in un momento complicato per il Paese, “difficile per la democrazia”, dice. Partigiano, giornalista, ha fatto un pezzo della storia del giornalismo italiano. E oggi assiste allo spettacolo di giornali e tv poveri di notizie e ricchi invece di silenzi, omissioni, dossier e ricatti.

Cominciò negli anni Sessanta, dopo la gavetta alla Gazzetta del popolo, con il Giorno di Italo Pietra, che cambiò la maniera di fare giornalismo: “Era il 1962 – racconta – Pietra mi chiama e mi dice: devi scoprire che cos’è l’Italia reale. Vai a vedere che cosa c’è a Vigevano. E io pensavo: ma questo che cosa dice? Chi se ne importa di Vigevano! Invece ci sono andato e ho scoperto che c’era davvero un mondo da raccontare. Era il boom economico, il grande cambiamento dell’Italia. Come editore avevamo Enrico Mattei: un avventuriero con grande passione per il giornalismo e grandi mezzi. Ha profuso miliardi nel giornale”.

C’era anche un gruppo di giornalisti che cambiato il modo di raccontare la politica e soprattutto la società italiana.
Certo, è vero. Il giornalismo, la notizia, l’inchiesta erano preminenti su tutto. Ma devo dire che avere alle spalle un editore che non badava a spese aiutava… Poi il Giorno è finito già subito dopo la morte di Mattei. È arrivato Gaetano Afeltra, la negazione del giornalismo. E l’Eni di Raffaele Girotti viveva il Giorno come un fastidio.

Sarà forse morto il Giorno, ma non la maniera di fare giornalismo che avevate inventato.
Il nostro gruppo è passato quasi tutto a Repubblica. Lì la cosa nuova è che c’era come direttore un grande giornalista, Eugenio Scalfari, che è un vero direttore d’orchestra. Vedo che nel Fatto quotidiano ci sono gli stessi principi ispiratori. A volte siete un po’ disordinati ed eccessivi, e pretendete di poter scrivere tutto. Ma almeno ogni tanto dite qualcosa, e questo spiega il vostro successo. Forse vi manca quello che avevamo noi al Giorno: molti mezzi, un grande editore alle spalle.

Oggi il giornalismo prevalente, in tv e nei giornali, le notizie proprio non le ama…
Non ci sono più editori che credono nel mercato delle notizie. Conta di più la pubblicità. Come si fa a essere liberi di scrivere tutto quello che si vuole, se poi gli inserzionisti ti tolgono la pubblicità? E poi è arrivato il gossip, il pettegolezzo si è impossessato di tutti i giornali. Anche i migliori (compresa Repubblica) sparano pagine e pagine di pettegolezzi e istruzioni su come si fanno le marmellate. In passato, lo scontro politico era durissimo, eppure la destra non ha mai attaccato Palmiro Togliatti per il fatto che andasse a letto con Nilde Iotti. C’era comunque un rispetto delle persone e della loro vita privata. Oggi invece tutto può essere usato come arma per la lotta politica. Non ci sono più direttori capaci di stabilire confini di tipo etico. Imperversa lo stile di giornalismo di Vittorio Feltri, uno che è stato cacciato dal Corriere perché faceva scandalismo e ora, da direttore, ha imposto il suo modello a tutti.

Anche tu hai ricevuto attacchi duri, hanno scritto che il partigiano Bocca era stato fascista.
Sì, dopo aver fatto venti mesi di guerra partigiana, mi hanno rinfacciato un articoletto scritto su un giornaletto del Guf a 17 anni, quando ancora non avevo conosciuto che cos’era il fascismo. Quando l’abbiamo capito, l’abbiamo combattuto con le armi. È stato doloroso ricevere quell’attacco. Ho scoperto che gli uomini sono carogne. Nella vita puoi fare quello che vuoi, puoi diventare anche un eroe, ma c’è sempre chi cerca di inchiodarti per sempre a un particolare del tuo passato. Non ho mai risposto. Mia moglie mi ha detto: se ciò che ti possono rimproverare in una vita è tutto qui, allora stai tranquillo.

Oggi si fa anche di peggio, si organizzano campagne di denigrazione e ricatti, da Boffo a Fini. E si accumulano dossier.
Fini oggi dice cose politicamente intelligenti. Ma io non riesco a fidarmi di uno che, potendo scegliere tra democrazia e Repubblica di Salò, sceglie Salò e i nazisti e diventa missino. E dopo, come mai non si è accorto che la moglie e il cognato sono dei profittatori e dei traffichini? Sta di fatto, però, che l’opinione pubblica italiana oggi accetta come normale che il presidente del Consiglio usi anche i Servizi segreti per le sue lotte politiche personali.

Al centro di questa scena, a controllare sistema mediatico e apparati dello Stato, c’è Silvio Berlusconi.
Credo che sia ingenuo pensare che l’attuale situazione politica dell’Italia sia determinata soltanto dalla presenza di Berlusconi. Lui è l’uomo fatale che ha capito che cosa vogliono gli italiani, che il Paese ha bisogno di fascismo. È l’uomo giusto al momento giusto, con la sua capacità di menzogna, di raccontare cose che non ci sono, di trasformare quattro casette in Abruzzo nel miracolo della ricostruzione… Non è Berlusconi ad aver provocato questa situazione, sono gli italiani ad amare questa maniera di fare politica. Siamo l’unico Paese dell’occidente che per due volte sceglie una strada autoritaria, prima il fascismo e ora Berlusconi. In Germania, in Francia, vicende così non si sono ripetute. Negli Stati Uniti, l’opinione pubblica si fa sentire. Dopo i Nixon e i Bush, arriva Obama. Qui no.

Berlusconi è diverso da Mussolini.
Ma non migliore. Semmai è peggiore: nel fascismo di Mussolini c’era una reazione etica, il suo regime è stato meno corrotto della precedente amministrazione liberale. Oggi Berlusconi riesce invece a essere autoritario (i dissidenti li licenzia, è naturalmente incompatibile con la democrazia) e anche a imporre le cricche come metodo di governo. Riesce a far apprezzare anche il suo malgoverno. In fondo, le cricche che vengono scoperte hanno schiere di ammiratori segreti, i quali pensano: capitasse anche a noi di essere come loro, di ottenere finanziamenti dello Stato, di avere soldi e potere…

Ma Berlusconi oggi è all’inizio della sua crisi o alla vigilia di un suo nuovo trionfo? Riccardo Chiaberge ha scritto che teme di essere non al 24 luglio 1943, vigilia della caduta di Mussolini, ma al 6 aprile 1924, quando il Partito nazionale fascista prese il 61 per cento dei voti e il regime si consolidò.
L’unica speranza che ho è che alla fine tutti i regimi cadono. È caduto anche il nazismo, che aveva sistemi di controllo più violenti, finirà anche il berlusconismo. Non so quando, la crisi potrà essere lunga. Del resto, è un regime senza opposizione: la sinistra ragiona con la stessa testa del berlusconismo, ha dimenticato, per esempio, l’egualitarismo e fa ogni giorno l’elogio delle differenze sociali. La crisi però c’è, questo tardocapitalismo senza regole, né etiche, né religiose, è destinato ad andare verso una sua apocalisse: divora tutto ciò che c’è, le fonti d’energia, il territorio, l’ambiente, senza curarsi del domani. Consuma il presente senza avere più una idea di futuro. Quanto potrà durare tutto ciò?

Una visione un po’ cupa…
Uno come me in un periodo come questo ha il dubbio: sono io che sono troppo pessimista, che non capisco il presente? Ma vedo il mondo del tard
o capitalismo diventare feroce. Il crollo del comunismo si è dimostrato una fregatura: quel modello opposto almeno obbligava anche il capitalismo a stabilire regole e un ordine di valori. Adesso invece vale tutto e contano solo i soldi. Niente regole etiche. L’unica regola è fare soldi, anche rubando. E l’unico disonore è perdere soldi. Una volta se un industriale faceva bancarotta, si sparava. Oggi onorabilità, amor proprio, rispetto, professionalità non contano niente. Mi stupisce che la Chiesa su questo sia assente: ha rinunciato del tutto a proclamare la necessità di un’etica. Uno considerato un grande manager, come Sergio Marchionne, dice che l’unica cosa che importa sono i conti e mette in discussione il diritto di sciopero. E se non vi va bene, dice, sposto la produzione in Serbia: non si era vista una cosa così dal tempo degli imperi. E di questo i giornali non si occupano, o fanno finta che non sia importante.

Nel 1992 hai sdoganato la Lega, votando a Milano il sindaco Marco Formentini.
Nell’amministrazione i leghisti erano gente in gamba e Umberto Bossi, dopo Tangentopoli, poteva dire: nel mio partito non si ruba. Adesso anche lui ha cedimenti, con quel figlio che ha: una roba un po’ coreana…

Citi spesso il generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Un uomo di cui pure non condividevi i metodi antiterrorismo, a cui hai fatto l’ultima intervista prima che fosse ucciso dalla mafia.
Siamo tutti e due piemontesi, ma il generale Dalla Chiesa può sembrare il mio opposto: io sono azionista, giellista, mentre lui era un carabiniere, diceva di avere gli alamari cuciti sulla pelle. Però era una persona rigorosa che ha combattuto il terrorismo più con l’intelligenza che con la forza. Finalmente un funzionario dello Stato che fa il suo mestiere: era carabiniere e faceva il carabiniere. E poi aveva capito le connivenze tra Stato e mafia. Nella sua intervista-testamento mi ha confermato che metà dei ministri lo aveva abbandonato: e la mafia ti uccide quando sei solo. Come Mattei, come Falcone e Borsellino, è stato ammazzato sapendo che sarebbe stato ucciso. In Italia succede così.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 agosto 2010

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