De Magistris: mi candido a premier se Tonino dice si

Bisogna fare le primarie di coalizione, il Pd deve accettare la sfida. Serve una figura che segni la discontinuità con il passato.
“La situazione politica sta precipitando verso le elezioni e l’Italia dei Valori deve esprimere al più presto una squadra di centrosinistra alternativa a Silvio Berlusconi per poi lanciare un proprio candidato per le primarie di coalizione. Se il partito mi appoggiasse, io non mi tirerei indietro. Serve un uomo nuovo in grado di attirare i giovani, gli astensionisti e di parlare direttamente con gli elettori”. Parola di Luigi De Magistris.

Non le sembra prematuro parlare oggi di elezioni?
L’offerta di Berlusconi a Fini di ripartire dai quattro punti del programma mi sembra strumentale. Berlusconi si prepara alle elezioni mentre dall’altro lato mi sembrano fermi. Il Pd ha paura del voto e si accontenterebbe persino di un governo Tremonti.

È favorevole all’apertura di Di Pietro ad un esecutivo di transizione per cambiare la legge elettorale?
Tutti vorremmo un governo di fedeltà costituzionale in grado di intervenire sul conflitto di interessi e sulla legge elettorale in pochi mesi per poi andare a votare. Ma non mi sembra un’ipotesi probabile. Già sento Berlusconi e Bossi che gridano al golpe dei partiti contro gli elettori. Una posizione formalmente sbagliata perché la nostra resta una democrazia parlamentare ma anche una posizione politicamente molto redditizia.

E quindi siete favorevoli ad andare a votare subito?
Dobbiamo prepararci a questa eventualità. Il mio partito deve prendere la guida del centrosinistra. Abbiamo i numeri per farlo sull’economia e sulla politica estera, come sulla legalità l’Idv in questi mesi ha guidato un’opposizione vera e dura. Il Pd continua a essere incerto sul da farsi, tentato dal Terzo polo di Casini e Rutelli. Intanto l’Italia dei Valori non può stare ferma ma deve lanciare subito una squadra che unisca l’Idv, la parte migliore del Pd, Vendola, la sinistra e i movimenti. Dobbiamo cominciare a girare l’Italia tutti insieme per mostrare che c’è un’alternativa.

Di cosa c’è bisogno nel centrosinistra per battere Berlusconi?
Innanzitutto la credibilità delle persone. Io sono convinto che in questo momento l’Italia ci chiede più trasparenza, più onestà e più legalità. E queste parole d’ordine devono viaggiare sulle gambe di persone credibili.

Pensa sia possibile un’alleanza con i finiani?
No. Io avevo previsto un anno fa quello che sta accadendo: Rutelli, Casini e Fini si uniscono e creano il polo dei moderati per puntare al dopo-Berlusconi. Questa per l’Italia è un’eventualità sciagurata. Fini e Casini hanno sostenuto tutte le peggiori leggi ad personam e se il Paese scegliesse il Terzo polo sarebbe una normalizzazione. Il fronte che va da Vendola a Casini può essere utile solo in questa legislatura per fare la riforma elettorale e la legge sul conflitto di interessi. Poi basta, ognuno per la sua strada. Comunque è un’ipotesi poco praticabile nel concreto. Secondo me l’alleanza con i finiani resterà un sogno del Pd e non si realizzerà mai.

Qual è lo scenario per le prossime elezioni e come si deve presentare il centrosinistra?
Io vedo tre schieramenti: il polo del vecchio centrodestra con il Pdl e la Lega Nord; il Terzo polo di Rutelli e Casini, magari con una parte dei finiani e poi ci siamo noi. Ci vuole una coalizione che unisca Italia dei Valori, Vendola, la sinistra e il popolo dei movimenti.

E il Partito democratico?
Il Pd deve decidere a breve se stare con noi o con il Terzo polo di Casini e Rutelli. Altrimenti l’Italia dei Valori deve lanciare un’Opa, per usare un termine economico, un’offerta pubblica per conquistare l’elettorato in libera uscita a sinistra. Non possiamo farci spiegare da Ciriaco De Mita come dobbiamo costruire l’alternativa a Berlusconi con Lorenzo Cesa e Totò Cuffaro. Mi viene da pensare a Nanni Moretti. Lui implorava di dire qualcosa di sinistra. Noi dobbiamo dire qualcosa di forte. Di sinistra e di centro.

Come si dovrebbe scegliere il candidato del centrosinistra?
Entro la fine dell’anno il centrosinistra deve esprimere il suo candidato. Bisogna fare le primarie di coalizione e il Pd deve accettare questa sfida.

Qual è secondo lei l’identikit del candidato che può battere Berlusconi?
Primo: non deve essere un uomo del passato, bruciato dalle sue precedenti esperienze politiche. Il suo volto deve trasmettere un segnale di forte discontinuità all’elettorato e deve essere una persona in grado di parlare sia con il centro liberale che con la sinistra estrema; secondo: deve essere un personaggio credibile per la sua storia personale; terzo: deve saper comunicare con l’elettorato e con i movimenti nelle piazze e anche su Internet. Giochiamo una partita truccata dal dominio televisivo del premier. Non possiamo concedere nessun vantaggio all’avversario. Il nostro candidato deve essere in grado di sostenere il confronto mediatico.

Cosa pensa dei nomi in campo per le primarie di coalizione: Chiamparino, Bersani, Bonino e Vendola?
Senza dubbio Vendola tra questi è il migliore ma non è un uomo nuovo. Anche la sua esperienza di governo in Puglia è stata segnata da luci e ombre. Bersani e Chiamparino sono persone stimate ma non segnano una discontinuità e potrebbero essere percepite come conservatrici.

E Luigi De Magistris come lo vede?
Io credo che la riflessione sul punto non spetti a me ma al partito. Io sono disponibile. In questa situazione di emergenza anche chi non aveva immaginato una simile possibilità deve mettersi in gioco. Antonio Di Pietro deve scegliere se correre in prima persona per le primarie o se scegliere di puntare su di me. Comunque un esponente dell’Idv deve correre per le primarie di coalizione. Intanto però dobbiamo lavorare insieme per costruire una squadra che si muova in una logica di coalizione.

Chi sono i vostri interlocutori possibili nel Pd?
Sicuramente Ignazio Marino ma anche gli europarlamentari Rita Borsellino, Debora Serracchiani e Rosario Crocetta.

E tra i finiani e i centristi?
Non mi sembra il caso di correre dietro a Bocchino, Cesa o Cuffaro.

Gianfranco Fini dovrebbe dimettersi?
Certamente non dovrebbe lasciare la presidenza della Camera solo perché ha litigato con Berlusconi. Sulla questione di Montecarlo le sue risposte non mi hanno convinto ma aspetterei i risultati dell’indagine della magistratura che il presidente della Camera, con grande senso istituzionale, ha accolto favorevolmente, per emettere un giudizio definitivo.

da Il Fatto Quotidiano
del 12 agosto 2010

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Quelle centrali nucleari russe a rischio

Gli impianti nucleari sono sicuri. Estremamente sicuri.

Allora sarà per un eccesso di zelo che i militari russi si stanno affannando da giorni a scavare chilometri di fossati intorno alle loro centrali, per difenderle dalle fiamme dell’incendio epocale che sta devastando la Russia, e a fare terra bruciata intorno ai reattori con enorme dispendio di forze (e di ansie). Le centrali insomma sono sicure: sono gli uomini ad essere a rischio.

Come se non bastasse, il pericolo maggiore non è neppure l’estendersi degli incendi. Lo dice la stessa Open Joint Stock Company «Concern for Production of Electric and Thermal Energy at Nuclear Power Plants» («Rosenergoatom» Concern OJSC), la compagnia russa responsabile non solo della sicurezza dei reattori e dei livelli di radiazione, ma anche della produzione e della vendita dell’energia elettrica di 10 centrali nucleari , per una capacità totale di 23.242 MW.
In una nota del due agosto scorso, il gestore russo afferma che i pericoli arrivano dall’interruzione delle linee di approvvigionamento elettrico delle centrali. I danneggiamenti a cavi e tralicci inflitti dalle fiamme mettono infatti a rischio l’alimentazione dei sistemi delle centrali, che non possono sempre fare affidamento sul fatto che i generatori di emergenza si attivino in corrispondenza di ogni black-out.
Andrei Ozharovsky – fisico nucleare laureatosi a Mosca, ecologista e scienziato rispettato e riconosciuto anche dalla stessa Rosenergoatom – rincara la dose.
« Le interruzioni nell’approvvigionamento elettrico e i guasti al trasformatore causano l’arresto di emergenza del reattore. Per un reattore, ogni regime di transizione è molto pericoloso, perché può portare a situazioni imprevedibili. E’ esattamente ciò che successe a Chernobyl quando, dopo numerosi tentativi di accendere e spegnere il reattore, questo finì fuori controllo. »
Fonti interne alla Rosenergoatom hanno confessato al sito web russo Bellona che, nonostante le rassicurazioni ufficiali, ulteriori arresti di emergenza potrebbero verificarsi nelle centrali nucleari di Kalinin, Balakovo, Novovoronezh e Rostov. Le riserve dalle quali viene prelevata l’acqua per i sistemi di raffreddamento delle quattro centrali si stanno riscaldando progressivamente, con temperature che raggiungono i 30 gradi Celsius, cosa che può causare problemi ai reattori. “Se la temperatura dell’acqua si innalza di altri due gradi, dovremo arrestare le centrali”, è la fosca previsione del gestore russo.
Non solo, riprende Ozharovsky, i reattori dipendono fortemente anche dal livello delle acque nei laghi e nei fiumi dai quali si approvvigionano, e periodi prolungati di caldo torrido come questo, che da settimane soffoca la Russia Centrale con temperature al di sopra dei 40 gradi, abbassano l’asticella in maniera critica. Tra l’altro, la dominanza delle quote derivanti da fonti nucleari sul mix energetico russo rende estremamente pericoloso il fermo degli impianti, che oltretutto in situazioni di emergenza economica come questa, a causa del dilagare degli incendi, non potrebbero essere sostituiti da fonti energetiche di altra natura e lascerebbero così vaste aree dell’ex Unione Sovietica letteralmente al buio.

Intanto, nuovi pericolosissimi incendi si sono sprigionati vicino all’All-Russian Research Institute of Experimental Physics, una struttura di ricerca nucleare che si erge a Sarov, nella regione di Nizhny Novgorod. Ed è proprio a Sarov che sono stati dispiegati molti mezzi militari, insieme a un centinaio di veicoli di varia natura, come treni e aerei anti-incendio, dopo che il 2 agosto violenti roghi hanno assediato il pianoterra del centro di ricerca che ospita alcuni reattori nucleari in un’area militare segreta adibita ad operazioni di ricerca e sviluppo. Inconvenienti talmente trascurabili da avere richiesto l’immediata presenza del numero uno di Rosatom, la corporation nucleare di stato russa, Sergei Kiriyenko, che è subito accorso sul luogo.
Andrei Ozharovsky ricorda come il fattore di efficienza di una centrale nucleare non superi il 33%, ragion per cui i due terzi del calore prodotto dagli impianti deve giocoforza essere assorbito dall’ambiente circostante, il chè rappresenta un’impresa ardua in condizioni di calura estrema come quelle attuali. Già nel 2006, in condizioni climatiche simili, numerosi reattori europei e statunitensi erano stati spenti, mentre la produzione energetica di molti altri era stata notevolmente ridotta. La Francia, in quella stessa estate, dovette importare 2.000 megawatts al giorno per affrontare la crisi. Molti sono i paesi ad avere introdotto o adeguato norme chiare circa la temperatura massima consentita alla quale le acque di raffreddamento utilizzate dalle centrali nucleari possono essere scaricate, per evitare ultioriori rischi di tipo ambientale.
Secondo Ecodefense!, gruppo ecologista russo, i piani di costruzione di nuovi impianti porteranno la Russia verso l’instabilità energetica e verso nuovi incidenti, i quali si intensificheranno, dato che le condizioni climatiche estreme sono attese con sempre maggiore frequenza. Appare ovvio, secondo Ecodefense!, che in epoca di importanti cambiamenti climatici, la produzione di energia deve fondarsi su fonti rinnovabili, che stanno diventando sempre più economiche e soprattutto sono sicure per le persone e per l’ambiente.
« Il governo russo si sta condannando con le sue stesse mani. E’ solo questione di tempo prima che le correlazioni antropologiche con le mutazioni climatiche vengano provate definitivamente. Più il tempo passa senza che vengano prese le necessarie misure, più saranno ingenti le perdite economiche che dovrà affrontare », sostiene Vladimir Slivyak, co-responsabile di EcoDefense!
Nel clima generale di garanzia verso la libertà di espressione che ormai accomuna sempre di più il nostro paese all’est europeo, meno di un anno fa Andrei Ozharovsky era stato arrestato ad Astraviec, in Bielorussia, mentre faceva ingresso nel cinema dove si teneva un dibattito sul rapporto preliminare delle valutazioni di impatto ambientale delle centrali nucleari bielorusse, nel corso del quale era stato invitato a parlare. Il suo speech era il terzo in scaletta. Andrei fu avvicinato nella hall da militari bielorussi in abiti civili che gli piegarono il braccio dietro la schiena e lo costrinsero a entrare in una macchina, e dovette scontare 7 giorni di galera, nonostante fosse atteso ad una conferenza a Stoccolma.
I media russi lo definirono come un teppista, ma è difficile immaginare uno scienziato, ex esperto delle Nazioni Unite, con due figli, che si comporta male in uno stato confinante, nella hall di un teatro dove si tiene un evento pubblico nel quale è stato espressamente invitato in qualità di oratore.  Ma si sa: paese che vai, repressione del dissenso che trovi.
Se le centrali nucleari sono sicure per chi le costruisce, di sicuro non lo sono per chi le contesta.

da www.byoblu.com
8 agosto 2010

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I fini a senso unico di Peter Gomez

L’insistenza con cui tutti giornali italiani chiedono spiegazioni a Gianfranco Fini sull’affairemonegasco è una cosa positiva. È un bene che pure in questo Paese chi fa politica cominci finalmente ad abituarsi all’idea di dover rispondere alle domande poste dall’opinione pubblica. Ed è un bene che anche i Tg, per una volta, seguano con attenzione un caso controverso che riguarda un potente eletto in parlamento.
Del resto, come si fa a non essere d’accordo persino con il Corriere della Sera quando, dopo aver letto l’articolato comunicato firmato presidente della Camera sulla questione dell’appartamento di Montecarlo, abbandona la sua proverbiale prudenza e scrive che, nonostante tutto, “i dubbi restano”.
 
E poi, almeno in linea di principio, sempre il quotidiano di via Solferino, ha pure ragione quando ricorda che vendere una casa come ha fatto Alleanza Nazionale “a soggetti creati proprio per sfuggire al fisco (due società off shore ndr) non è forse il comportamento più lineare per un partito di governo”.
Tutto bene, insomma. No, perché tranne pochissime eccezioni (e noi de Il Fatto ci consideriamo tra queste) le domande scomode i giornali e le tv italiane le fanno solo a senso unico. Cioè solo ai nemici o agli avversari del presidente del Consiglio.
Eppure, se solo si volesse restare nel campo delle off shore, si potrebbe chiedere conto e ragione proprio a Silvio Berlusconi delle decine e decine di società domiciliate nei paradisi fiscali di mezzo mondo a lui direttamente riconducibili (lo ha stabilito la sentenza per la corruzione dell’avvocato inglese David Mills).
Se invece si volesse parlare di residenze estere, abitate non da parenti o affini, ma direttamente dai proprietari poi entrati in politica, ci si potrebbe sbizzarrire tra Antigua e le Bermuda dove di ville, ovviamente controllate da off shore, il Cavaliere ne possiede almeno sei.
Anche sulle tasse c’è poi solo l’imbarazzo della scelta. Per essere assolto – con la formula “perché il fatto non costituisce più reato” – dall’accusa di aver accantonato, sempre all’estero, più di millecinquecento miliardi di lire di fondi neri, il premier ha dovuto far approvare una legge apposita. E nonostante le promesse che andavano nel senso esattamente contrario ha quindi aderito a più o meno tutti i condoni fiscali varati dai suoi governi.
Roba vecchia, diranno in molti. Berlusconi negli anni è cambiato. Sarà. Fatto sta che solo la legge sul legittimo impedimento lo mette oggi al riparo dal processo Mediatrade. Un procedimento in cui è accusato di “appropriazione indebita” e “frode fiscale” per aver concorso nel 2002-2005 (mentre era presidente del Consiglio) a rubare 34 milioni di euro dai bilanci di Mediaset (società quotata) e a frodare il fisco per 8 milioni di euro con effetti tributari sensibili ancora fino al settembre 2009.
Ovviamente l’elenco delle domande che andrebbero fatte a Berlusconi (e che nessuno nei Tg e in quasi tutti i giornali fa) è molto più lungo.
Se solo se ne avesse il coraggio, si potrebbe parlare con lui di mafia e di mazzette. O si potrebbero addirittura contestare al premier le ostentate frequentazioni con un pregiudicato per corruzione giudiziaria: l’avvocato Cesare Previti che comprò i giudici del caso Mondadori con soldi, e in nome e per conto, del suo più celebre cliente. In fondo l’accusa mossa al coordinatore del Pdl,Denis Verdini, almeno dal punto di vista politico, è una sola: essersi visto ripetutamente con un tipaccio (amico di Berlusconi e Dell’Utri) come Flavio Carboni.
Intendiamoci, tutto questo non sposta di una virgola il dovere di Fini di spiegare, meglio di quanto non abbia fatto finora, che cosa è successo nel principato di Monaco. Ma chiarisce bene il motivo per cui le tv generaliste perdono ormai un milione di telespettatori all’anno e la stampa italiana è sempre più in crisi. I lettori e i telespettatori a poco a poco il gioco (sporco) dei media lo stanno capendo. E per tutti diventa ormai evidente come in Italia, quando si parla di giornalisti, ma non solo, il problema sia sempre quello evidenziato molti anni fa da Leo Longanesi: “Qui non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”.

da Il Fatto Quotidiano del 09/08/10 

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Il limite dell’indecenza di Giorgio Bocca

C’è un modo razionale, scientifico per prendere atto che la terra è troppo piccola per il numero crescente di uomini che ci vivono su. Il modo per esempio di Giovanni Sartori che scrive sul "Corriere" per informarci che se tutti consumassero i prodotti della terra come gli americani o i francesi o anche noi italiani, ci vorrebbero non uno ma tre pianeti come il nostro per sopravvivere. Ma questo modo scientifico, razionale, lascia, a quanto pare, il tempo che trova: leggiamo, ci pensiamo un attimo, ma dimentichiamo come se fosse passata una nube, un buio subito cancellato dallo splendore dei consumi trionfanti.

Forse più della ragione e della buona informazione conta l’arcano istinto di sopravvivenza per cui fra gli esseri umani va pian piano diffondendosi una crescente nausea per il consumismo dissennato, non certo fra chi deve vincere la fame e la sete, ma almeno fra noi dei paesi ricchi e spreconi.

Lo dico perché sono sazio e vecchio? Può essere, ma credo che ci sia altro, che fra i sazi vada diffondendosi o tornando un bisogno socratico o evangelico di leggerezza fisica e mentale, una nausea per questa soffocante abbondanza, un desiderio di magrezza che forse viene dallo spettacolo dell’umanità super sazia e ultra pingue visibile in qualsiasi bagno di folla televisivo: pance enormi, seni deformi, culi straripanti, esseri traballanti sotto il loro peso, ansimanti sotto i loro grassi.
Giovanni Sartori scrive che nei paesi ricchi la superficie bioproduttiva necessaria a mantenere i super consumi è ormai arrivata a 2,2 ettari a persona, ma anche chi non lo sa deve aver capito che c’è qualcosa di sbagliato in questa corsa a consumare pur di consumare, che l’uomo ha bisogno di cibo e di panni ma anche di leggerezza, non di restare soffocato, schiacciato sotto il numero e il peso delle cose.
Nel sonno della morale pubblica, nella corsa generale delle classi dirigenti al furto e al privilegio forse la nausea da consumismo può giocare il ruolo che in passato ebbero le religioni. Forse l’unico freno, l’unico rimedio alla follia consumistica degli uomini del fare e del consumare è il rifiuto dell’attivismo frenetico.

Una delle ragioni per cui dovunque nel mondo dei consumi trionfanti e della finanza divorante sta tornando un bisogno di misura, di moderazione, di etica è lo spettacolo indecente della società come l’hanno voluta e imposta gli adoratori del vitello d’oro. Filippo Ceccarelli ha scritto un saggio per Feltrinelli che ha per titolo: "La Suburra. Sesso e potere. Storia breve di due anni indecenti". Ceccarelli è uno scrittore erudito e brillante, non un Savonarola o uno Jacopone da Todi, ma il ritratto della nostra società, dell’Italia come la vogliono gli uomini del fare e del rubare è quasi incredibile nella sua assurdità. Ci vuole molto a capire che la vita dei ladri, dei prosseneti, dei servi, dei ruffiani è una vita infame? Ci vuole molto a capire che far parte della Cricca ha un prezzo altissimo anche fisico, che i ladri come i mafiosi sempre in attesa di carcere o di vergogna hanno vita breve e disonorata?

Cresce la noia, il fastidio, la ripugnanza per la Suburra, per questa Italia miserabile per cui si aggirano come topi di fogna affaristi, avventurieri, profittatori. C’è qualcosa che viene prima della morale, prima del rispetto delle leggi, prima dell’onorabilità: il disgusto per la Suburra, cioè per la servitù agli appetiti, ai vizi più degradanti.
Ha ragione Ceccarelli. L’aggettivo giusto, calzante per questo tipo di classe dirigente è: indecente. Anche il demonio, anche i peccati mortali non possono superare il limite dell’indecenza, del gusto pessimo, del ripugnante.

da L’Espresso del 30/07/10

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