Dire che il dissenso non è democratico è come dire che la democrazia non ammette dissenso

Oggi Fassino l’ha detta grossa per davvero, dai fischi a Bonanni al piombo delle BR ci sarebbe una continuità pericolosa.
«Ricordo bene – ha detto Fassino – gli anni di piombo a Torino, li ho vissuti sulla mia pelle. Anche allora si cominciò coi fischi, poi vennero i lanci di bulloni, le spranghe e infine si cominciò a sparare. Anni di lutti drammatici e assassini efferati».
Non più quindi i soliti atti squadristici che impediscono di parlare come recitano i giornali benpensanti, non gente come me che viene dalla curva di uno stadio ma brigatisti. Siamo alla continuità con la lotta armata! L’incapacità della sinistra storica (e dei suoi colonnelli pentiti) nel riconoscere il conflitto sociale e la volontà di ghettizzarlo assumendo il pensiero delle classi dominanti è tutta in queste parole.
Se giovani di un collettivo hanno contestato in maniera forte Bonanni un motivo c’è, ed è un motivo con fondamento, ed usare lo schema di Fassino per una situazione come questa, in una fase storica che potrebbe precedere una stagione calda, è semplicemente idiota e pericoloso. Certo i giovani potevano gestire la faccenda diversamente ed in maniera comunicativamente migliore, ma questi segnali non sono i segni dell’imbarbarimento della politica come dice Fassino ma di un possibile fermento per cambiarla in meglio. Oggi, il paradosso principale sul quale ci confrontiamo è quello di vivere in una società in cui la violenza della “tolleranza zero” è legale, e sconvolgente, basta pensare alla storia di Cucchi, Bianzino, Aldrovandri.
Penso a Roberta Radici la moglie di Bianzino che ho conosciuto dopo la morte in carcere del marito, penso a lei morta dopo un anno di dolore e disperazione, e penso a suo figlio al quale questo stato ha portato via genitori innocenti.
Penso alle cicatrici sulla pelle dei braccianti migranti, agli schiavi moderni che ho visto in Puglia, alla violenza che vivono nei lager che subappaltiamo a Gheddafi. Penso a Cisky che mi ha chiamato stamattina dicendomi che non gli hanno rinnovato il contratto perché non era speciale.
Penso a loro, a questo sociale accoltellato continuamente per organizzare il banchetto dalle classi dirigenti, democratiche, rispettose, politicamente corrette. Ha forse voce questo mondo sconfitto? Che Democrazia c’è per loro?
Dire che il dissenso non è democratico, è dire che la democrazia non ammette dissenso, in poche parole è come ucciderla ed è questo che Fassino non capisce.
Oggi è il dissenso ancora prima del conflitto sociale che diviene inaccettabile per un sistema decadente e corrotto che si regge sull’apatia e l’egoismo.
Se è così, e non ho motivi per dubitarne, io sto con i giovani che fischiano Bonanni, io sto con chi dissente e vuole cambiare le cose, cercando di misurarmi con loro e magari anche con i loro errori per crescere insieme trovando le forme giuste per lottare. Quello che non farò di certo è che non li abbandonerò trincerandomi dietro facili parole e frasi fatte da copiare ed incollare sui comunicati stampa. Meglio chi dissente e fischia di chi applaude il macello sociale, la guerra e la tolleranza zero.

Piobbichi Francesco
Partito sociale PRC

BONANNI: FASSINO,ANNI DI PIOMBO COMINCIARONO CON I FISCHI DOPO POCO IL PASSAGGIO AI BULLONI,ALLE SPRANGHE,POI ALLE PISTOLE (ANSA) – ROMA, 10 SET – «Ricordo bene gli anni di piombo a Torino, li ho vissuti sulla mia pelle. Anche allora si cominciò coi fischi, poi vennero i lanci di bulloni, le spranghe e infine si cominciò a sparare. Anni di lutti drammatici e assassini efferati». Così Piero Fassino, in una intervista alla Stampa, dopo la violenta contestazione al segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. «Non dobbiamo credere che tutto questo non possa tornare – dice l’ex segretario dei Ds – non dobbiamo auto-rassicurarci». «Certo quella stagione è alle nostre spalle, ma dai fischi a Schifani siamo passati in tre giorni al lancio di un candelotto a Bonanni e all’occupazione violenta del palco. Un’escalation». Certo, «chi ha fischiato lo ha fatto indignato per l’arroganza con cui la destra governa, per l’affarismo di cui ha dato tante prove in questi anni». Ma «quei fischi – spiega l’esponente del Pd – sono anche la conseguenza dell’imbarbarimento della vita politica, dell’incagliamento della destra». Tutto questo, però, «non può legittimare in nessun modo forme di lotta intimidatorie e violente», perché «se lasciamo passare l’idea che qualsiasi forma di lotta è lecita, la democrazia muore». L’avversario «si contrasta con la ragione, mai con urla e intimidazioni».

da www.controlacrisi.org
10 settembre 2010

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