Una storia Over-50

Buongiorno a tutti,
La storia è questa.
Una nostra Socia over50 lavora da diversi anni in un ufficio composto da lei e dal suo capo. Lui è un bastardo che la tratta come una pezza da piedi condendo il tutto con insulti pesantissimi e rimproveri continui. L’uomo è però molto attento a comportarsi in questo modo solo quando sono soli in ufficio mentre in presenza di testimoni  è di una gentilezza squisita.
Circa un anno fa la signora viene tamponata in auto da un SUV. La portano all’ospedale di Niguarda, una visita veloce (nessuna radiografia o altro esame diagnostico) , le mettono il collare di ordinanza e la spediscono a casa. La denuncia dell’incidente segue il suo iter e si conclude con il rimborso per i danni all’auto. Circa un mese dopo l’incidente la signora comincia ad avvertire fortissimi dolori alle spalle al punto da non riuscire più a dormire. Si rivolge all’osteopata che conosce da anni il quale esclude una relazione con l’incidente automobilistico e la sottopone ad una serie di trattamenti. I dolori aumentano al punto che lei non riesce più a muovere le braccia in modo normale ed è costretta a mettersi in malattia. Comincia la trafila delle visite specialistiche quasi tutte e a pagamento data l’urgenza determinata dai dolori. Valanghe di antiinfiammatori e cortisone con conseguente inizio di ulcera gastrica. Una risonanza magnetica determina la presenza di un ernia alla cervicale certamente dovuta all’incidente cui si aggiunge l’ipotesi di una seconda ernia lombare probabilmente causata dalle manipolazioni dell’osteopata.
Viene riaperta la pratica con l’assicurazione dell’investitore, pratica che per poter essere definita necessita di una diagnosi del danno riportato e delle possibili conseguenze future. Ovviamente, non essendo ancora concluso l’iter diagnostico occorre attendere tutti i necessari approfondimenti medici.
Intanto passano i mesi e a fine luglio scorso la signora riceve la lettera di licenziamento giustificato dall’aver superato i 6 mesi di malattia. Lei si reca dal sindacato che non può fare altro che dirle che l’unica cosa che si può fare è minacciare una improbabile denuncia per maltrattamenti, improbabile in quanto non sostenuta da testimoni. Poi le consigliano di fare domanda per l’indennità di disoccupazione e le preparano tutta la necessaria documentazione. Con la pratica in mano la signora si reca all’INPS. L’impiegato studia la pratica e le domanda se lei nel frattempo è guarita. La signora risponde di no. Allora in questo caso l’Inps non può riconoscerle la disoccupazione perché questo è un istituto che spetta solo a chi è in grado di lavorare. Quindi, dice l’impiegato, lei mi lasci la domanda così non rischia di far passare i 60 giorni previsti per la richiesta dell’indennità poi, quando sarà guarita, venga qui con il certificato del medico che lo attesta e noi accoglieremo la sua domanda.
Cerco di farvi capire la situazione. La signora vive da sola, l’unico parente prossimo è l’anziana madre ammalata di Alzheimer  che vive in un’altra casa assistita da una badante alla quale va tutta la sua pensione.
Ora, si potrebbe pensare di convincere il proprio medico a rilasciare un certificato di guarigione ma in realtà questa alternativa è inesistente perché facendo questo si creerebbe un problema con l’assicurazione che deve rifondere il danno subito nel tamponamento e che andrebbe a nozze di fronte ad un certificato che attesta una guarigione peraltro falsa.
Ho contattato un esperto in materia di Inps e affini che mi ha confermato quanto sostenuto dall’impiegato dell’ente aggiungendo anche una considerazione sul fatto che questa “perla“ legislativa non è la sola e che molte altre si stanno profilando all’orizzonte. Non ultima la norma varata dalla finanziaria che, sull’onda della campagna per allungare l’età pensionabile delle lavoratrici pubbliche, ha, nei fatti, usato la chiusura delle finestre di accesso alla pensione prolungando di un anno l’età pensionabile (18 mesi per gli autonomi) per tutti i lavoratori indistintamente.
Nel caso della signora esisterebbe la possibilità teorica di una richiesta di invalidità il cui iter richiede di norma più di un anno. Ma in questo caso c’è un’ ulteriore truffa che l’esperto in questione mi dice essere ampiamente utilizzata dall’Inail. Ve lo riferisco sperando non vi debba mai servire ma in ogni caso meglio essere informati.
Ecco l’esempio illuminante. Un lavoratore ha una causa aperta con una assicurazione per un danno subito e inoltra domanda di invalidità all’Inail prima che la causa si sia conclusa. L’Inail riconosce, supponiamo il 50% di invalidità e, immediatamente avanza una richiesta di rimborso da parte dell’assicurazione coinvolta nel sinistro. L’ente comincia ed erogare l’invalidità ma, a causa conclusa, incamera gran parte della cifra rimborsata dall’assicurazione. Non bastasse, succede spessissimo che al successivo controllo medico la percentuale di invalidità venga ridotta di un 10 o 20% con relativa riduzione dell’ammontare della pensione.
Insomma una truffa in piena regola, una delle tante del Bel Paese.
Quindi, molta attenzione, se abbiamo una causa per risarcimento in corso, prima di tutto concludere la causa e incassare il rimborso e solo dopo avere in tasca i nostri soldi fare l’eventuale richiesta di invalidità
Tornando alla nostra Socia la situazione è semplicemente drammatica. Reddito azzerato, salute malandata e la prospettiva di dover trovare i soldi per curarsi e non rischiare di finire su di una sedia a rotelle.
Ma, secondo diversi nostri politici, lo Stato italiano non abbandona mai nessuno dei suoi cittadini.
Cordiali saluti

Armando Rinaldi –  vicepresidente di Atdal

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