Questa volta è diverso, questa volta si può vincere. Editoriale di Ateneinrivolta

E’ questo l’umore che si respira fra gli studenti e le studentesse nei cortei, nelle facoltà nelle assemblee. Si percepisce la consapevolezza di avere determinato l’esplosione di un clima conflittuale in questo paese, nell’autunno che più di tante altre volte ne avrebbe avuto bisogno visti i provvedimenti e le debolezze del governo. La riforma è slittata, per l’ennesima volta, anche se stavolta il rinvio sembra essere stato determinato non solo dagli intrighi e i giochi politici interni alla maggioranza, ma anche da un clima di opposizione sociale al governo Berlusconi che dopo la manifestazione della Fiom del 16 ottobre sembrava sopito e che qualche migliaio di studenti ha fatto riesplodere.
Allora forse bastava poco, bastava opporsi, realmente, ai progetti di un governo agonizzante.
Il consenso diffuso che si respira intorno alle mobilitazioni studentesche lo dimostra.

Ma la forza di questi giorni non è data solo dalle debolezze del governo. La determinazione studentesca è frutto della consapevolezza che con questa riforma si compie un processo di regressione e dequalificazione dell’università pubblica diventata di massa anche grazie alle lotte studentesche, ma che si vuole definanziare, assoggettare alle esigenze di Confindustria, rendere ingranaggio fondamentale dei processi di selezione e precarizzazione di un’intera generazione.

I tre anni di crisi economica hanno mostrato il Re nudo! I processi di privatizzazione degli ultimi decenni dimostrano che, quando la ricerca del profitto è il criterio di gestione di servizi e diritti collettivi, non solo viene meno la democrazia, ma è difficilmente dimostrabile la tanto decantata efficienza del libero mercato e dei privati. Le spinte di partecipazione e le richieste di democrazia che vengono dalla società (il movimento per l’acqua pubblica lo dimostra), sono ormai patrimonio anche delle mobilitazioni studentesche!

Fuori i privati dall’università, quindi, ma non solo: la battaglia ideologica scatenata dai Ministri Brunetta e Gelmini sulla meritocrazia può dirsi persa! Difficile sostenere fondi per il merito e prestiti d’onore accanto agli spaventosi tagli al diritto allo studio e al definanziamento totale degli atenei!
Studiando poi le statistiche sui diplomati e laureati in Italia, salta all’occhio un sistema formativo in cui la selezione (un tempo chiamata di classe) è il meccanismo principale.
Più del 60% dei diplomati neanche si iscrive e fra gli studenti della specialistica è quasi impossibile trovare figli di non laureati…
Quale meritocrazia in un simile sistema di disuguaglianze?

Guardando al resto del mondo, assistiamo a rivolte studentesche tanto inaspettate quanto radicali, e la determinazione cresce! Negli Usa e in Inghilterra, dove simili sistemi di “sostegno economico agli studenti” sono la norma da decenni, un’intera generazione non intende più sopportare il peso di ricatti economici che la costringono a una vita di precarietà (si calcola che negli Usa i laureati abbiano in media 600 dollari di debiti con lo stato per i prestiti d’onore).
Assistere alle rivolte studentesche inglesi contro i vertiginosi aumenti delle tasse, in un paese considerato ormai pacificato socialmente 30 anni fa, accresce la rabbia e la voglia di lottare!

E poi la ricerca di base che scomparirà dagli atenei, l’impossibilità di immaginarsi un futuro lavorativo dentro l’accademia, l’ansia di chi tenta la via dell’insegnamento con la consapevolezza che le prime supplenze arriveranno a 35 anni…come non percepire questa riforma come l’atto finale di una guerra scatenata decenni fa contro l’istruzione pubblica, di qualità e accessibile a tutti?

Questi sono gli elementi che rafforzano la rabbia e la determinazione degli studenti, che non intendono chiudersi nelle loro facoltà o girare a vuoto per le città, ma circondano, assediano, assaltano i palazzi del potere, quelli in cui si decide il destino di tutti e tutte noi, e dai quali da decenni siamo tutti e tutte esclusi/e!

Siamo entrati al Senato, almeno ci abbiamo provato, era la prima volta che accadeva in Italia e abbiamo messo veramente paura a un’intera classe politica!
Ci siamo ripresi i simboli di questo paese, quelli della “cartolina Italia”, souvenir di un paese allo sbando, occupandoli per qualche ora, facendoli nostri, di tutti gli studenti e le studentesse che non hanno alternative alla rivolta se vogliono invertire una tendenza già scritta e riprendersi in mano il proprio futuro!

Martedì 30 novembre sarà la nostra rivolta a vincere! Bloccheremo il Ddl Gelmini!

da www.AteneinRivolta.it     27 novembre 2010

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