Email per Natale di un compagno della Sinistra Antagonista

Il problema oggi non è la radicalizzazione dello scontro ma l’assenza dello scontro associato alla mancanza di volontà di estenderlo.
E la CGIL facendo questo, rinuncia al suo ruolo e questo certamente, senza alcun dubbio, porta alla sconfitta e neppure crea le premesse future di un rilancio.
Le dichiarazioni della Camusso agli studenti, che non ci sono le condizioni per uno sciopero generale o frasi demagogiche come "Costruiremo un percorso insieme" (dove sono stati fino ad ora?), e la "normalizzazione" in atto al suo interno di isolare la minoranza e demandare tutto al segretario svuotando totalmente i sindacati di categoria hanno dietro l’angolo proprio la sconfitta.
Una sconfitta derivante da una lotta non velleitaria è da mettere sempre nel conto, ma è stata sempre la premessa di un rilancio successivo. Ma una sconfitta che si profila per assenza di lotte cancella totalmente il sindacato da un possibile rilancio, sia perché cambia natura diventando un organo burocratico e collaborazionista, sia perché nessuno più gli darà credibilità.
Lo stesso discorso vale per il PD, che ormai spero al più presto si spacchi e si divida, perché non rappresenta alcun futuro per la sinistra e continua a determinare confusione e illusione.
L’intervista su Repubblica a Chiamparino, una delle stelle del PD, sugli studenti è veramente chiarificatrice.
Egli dice che gli studenti esprimono disagio, la condizione che accomuna studenti, ricercatori e giovani in cerca di lavoro è uno dei limiti allo sviluppo della nostra società. Disagio? Limiti allo sviluppo della nostra società?
Dicono che non possono studiare, che sono espulsi dalla scuola, che la famiglia non può sostenerli a vita, che non trovano lavoro di qualsiasi natura, che se anche lo trovano oltre a essere completamente dequalificato, non è pagato, è intermittente, che saranno da qui per tutta la loro vita pensione compresa, un problema sociale perché non possono farcela ad arrivare a fine mese, ecc, ecc.
Ma quali limiti allo sviluppo, perché alla classe politica e imprenditoriale interessa lo sviluppo della società o ottenere privilegi e arricchirsi? A loro questa società va benissimo!
Evidentemente Chiamparino non conosce i dati sulla disoccupazione:
Tasso disoccupazione all’ 8,7%. Quello giovanile (18-24 anni) al 24,7% con punte del 36% delle donne al Sud.
Totale precari nelle università al 2009 è 57,8 %.
Senza tener conto degli scoraggiati e dei cassaintegrati (reddito senza lavoro).
E’ proprio un disagio giovanile!!
 
Sempre nella stessa intervista si afferma che "Se il movimento vuole un futuro dica basta a violenza e vecchi slogan" e " La questione centrale riguarda quelle che una volta si chiamavano le forme di lotta. E’ un punto decisivo…" e "Certo, la strada di chi oggi è salito al Quirinale, ha incontrato il presidente Napolitano e ha presentato civilmente un elenco di richieste e di problemi che la riforma in discussione in Parlamento provoca [la riforma è stata approvata con l’astensione di UDC e API futuri alleati del PD]. Questa, quella del dialogo e del confronto, è la strada ……"
Insomma sono i metodi di lotta che impediscono il consenso, di raggiungere gli obiettivi,  non interessi precisi di azzerare la scuola, regalarla per quel che rimane ai privati mentre la classe politica è solo in attesa di confrontarsi.
E’ veramente incredibile il livello politico culturale di questa sinistra.
Questo è il vero fallimento della politica e del sindacato e non è sicuramente lo scontro sociale radicale oramai assente in Italia dagli anni ’80.
Per questo pagheremo un prezzo ben più alto di quello che stiamo pagando oggi.
Ciò che dice Mario è possibile solo se si procede all’azzeramento di fatto della nostra classe politica e sindacale, ma con quale la sostituiamo senza rischiare una ulteriore involuzione della nostra democrazia?
Allora il lavoro da fare non può più partire dai partiti attuali ma rivolgersi direttamente alle persone, associazioni, alle piccole imprese, ecc. I partiti, se vogliono, possono accodarsi, confrontarsi, ma non dettare più legge.
Spero che il percorso con Pisapia si sviluppi in questa direzione.
 
Vincenzo    23/12/2010

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