ISTAT: sempre più bambini poveri tra i clochard ora ci sono i licenziati, di Luca Attanasio

La morte di Devid a Bologna non è che una punta d’iceberg di un fenomeno in preoccupante aumento. I minori italiani che vivono in condizioni di povertà sono 1.756.000. I volontari che portano cibi caldi ai senza dimora incontrano sempre più spesso mamme e papà senza lavoro

ROMA – Il piccolo Devid, morto di stenti ad appena 23 giorni di vita, lo scorso 5 gennaio a Bologna, in Italia ha un numero incredibile di “fratellini” che vivono in un profondo, drammatico disagio. E se giustamente un’intera nazione si ferma a riflettere commossa sulla storia straziante della famiglia Berghi, il Paese dovrebbe ugualmente meditare di fronte a dati tragici che coinvolgono i minori in tutta Italia.

I numeri. Le statistiche fresche di stampa riguardanti i bambini italiani ci consegnano una fotografia impietosa dello stato sociale dei nostri piccoli. L’Istat ci dice che ben 1.756.000 minori vivono in condizione di povertà relativa, il 22% della popolazione minorenne. Mentre il rapporto della Commissione sulla povertà e l’esclusione sociale, biennio 2009/2010, dopo aver presentato il pesante dato di oltre 3 milioni di persone in povertà assoluta – il cui reddito, cioè, non raggiunge la soglia minima di sussistenza (5,2% della popolazione totale) – spiega che di queste ben 650.000 sono minori.

I nuovi clochard. Insomma, il tessuto sociale italiano sta drasticamente mutando. Cambia anche la vecchia tipologia del classico clochard: i servizi sociali che si occupano dei senza fissa dimora o i volontari che distribuiscono pasti caldi o coperte si trovano sempre di più davanti a mamme, papà licenziati. E tanti bambini.

Le malattie della povertà. L’allarme lo lanciano all’unisono Codacons e Istituto malattie
della povertà (Inmp) San Gallicano, di Roma.

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