Roma, 14 dicembre: cos’è veramente accaduto? Cronaca e significato di una cruciale fiammata di Piemme

Per capire cosa di enorme sia realmente accaduto a Roma martedì 14 dicembre, occorre tornare a martedì 30 novembre. Il 30/11 è stata infatti la prova generale del 14/12.Quel giorno, il 30/11, il movimento studentesco universitario romano, sulla carta egemonizzato dai Disobbedienti (i quali, non dimentichiamolo, da alcuni mesi sono in sodalizio con Sel di Vendola, e che dal mese di Ottobre hanno dato vita con la FIOM alla rete «Uniti contro la crisi» (vedi l’Appello costitutivo), porta in piazza decine di migliaia di studenti per protestare contro la “riforma” Gelmini.

L’indicazione che danno i capi dei Disobbedienti, indicazione concordata con pezzi del ceto politico della sinistra istituzionale e sindacale) è quella di recarsi sotto il Parlamento, proprio mentre si vota la “riforma”. Un assedio della camera dei Deputati tutto virtuale, infatti non succede nulla di grave. La stessa presenza delle forze di polizia è scarsa, e drappelli di manifestanti vengono fatti giungere fin dentro l’androne del Senato stesso.

La partecipazione a quella manifestazione fu enorme. Al di là delle più rosee aspettative, a dimostrazione che la rabbia della gioventù neo-proletaria, cresciuta sottotraccia da un decennio almeno, da impercettibile comincia a quagliare in vera e propria protesta. Siccome il grosso dei dimostranti non voleva solo fare mucchio, da spettatore alla sceneggiata promossa dai disobbedienti, questo grosso, inopinatamente, spontaneamente, ha lasciato i protagonisti della scenda del finto assalto al Palazzo, e se n’è andato in corteo per il centro della città, di fatto occupandola.

Due i fatti avvenuti: il primo una grande partecipazione, il secondo, che la gran parte degli studenti non ha voluto seguire come pecore quelli che pensavano di essere alla “guida” del movimento romano.

Il 14 è successo questo, ma su una scala di ampiezza e di radicalità decisamente più ampia e devastante.

La manifestazione del 14/12 è stata promossa dalla rete «Uniti contro la crisi». Qual’era il vero obbiettivo dei promotori? Dietro allo slogan di “assediare il potere” si voleva in verità fare solo una rumorosa sfilata, che si sarebbe dovuta concludere tranquillamente a Piazza del Popolo. La loro recondita speranza? Festeggiare in piazza, in diretta, la “sfiducia” a Berlusconi, quindi la sua caduta. Infatti, a parte l’attacco alla sede della Protezione civile nulla di serio era accaduto fino all’ingresso in Piazza del Popolo.

Tuttavia, come deve ammettere lo stesso il manifesto, l’attacco alla sede della Protezione civile mette in mostra un fatto “sorprendente”: il manipolo di assalitori viene riaccolto nel corteo da cui si era staccato, da scroscianti applausi e grida di giubilo. Un segnale di quello che avverrà poco dopo, quando dopo l’una si viene a sapere che Berlusconi, la Fiducia, l’ha invece ottenuta.

Quando arriva la “triste” notizia la piazza lascia esplodere la sua rabbia, lasciando con un palmo di naso gli architetti della rete «Uniti contro la crisi». I Disobbedienti invitano alla calma, dal camion annunciano che si svolgerà l’assemblea, leggi i comizi dei soliti noti. La piazza se ne infischia. In migliaia cominciano ad imboccare via del Corso, ovvero vogliono dirigersi verso il Parlamento. La polizia viene colta impreparata, forse perché, come da accordi coi promotori, la cosa doveva finire lì, con un happening per la caduta del governo. I Disobbedienti, «Uniti contro la crisi» hanno toppato, hanno creduto alle informazioni di PD e Sel che davano per assolutamente certa la vittoria della Mozione di Sfiducia. E così vengono colti del tutto impreparati dall’esplosione di rabbia della piazza, non ci un manipolo di black bloc, che non si sono visti, semplicemente perché non c’erano.

Mentre scoppiamo i primi tafferugli il grosso del corteo non era infatti nemmeno entrato in Piazza del Popolo. Mentre i più coraggiosi, in migliaia, tentano lo sfondamento in Via del Corso, Via del babbuino, e in Via di Ripetta, riuscendo a fare diverse centinaia di metri, le decine di migliaia che stavano affluendo in piazza, non scappano, non abbandonano il terreno, premono anzi, dando forza ai più combattivi.

Di qui i tafferugli, la guerriglia, durata alcune ore, fatta di battaglie campali, spesso vinte dai dimostranti, in gran parte giovani, giovani senza appartenenza politica, senza adeguata preparazione agli scontri. Non la perizia ma il numero ha fatto la loro forza, e l’evidente simpatia e sostegno del grosso della manifestazione.

A cosa dunque abbiamo assistito a Roma il 14 dicembre? Allo scoppio spontaneo della rabbia della gioventù neo-proletaria, al fatto che i promotori sono stati scavalcati in maniera oserei dire spettacolare.

Oggi giornali e TV, all’inizio, hanno cominciato con la solita litania dei “provocatori” che hanno guastato una pacifica manifestazione. Poi hanno dovuto correggere il tiro, hanno dovuto ammettere, un po’ tutti, che si è trattato di un’altra cosa, di un’enorme rivolta giovanile. Non un manipolo di violenti addestrati allo scontro, ma migliaia e migliaia di giovani, spesso giovanissimi, politicamente inesperti e non intruppati dietro ad alcuna sigla.

La casta, il potere, tutti i politicanti, nella loro autistica autoreferenzialità, si sono dati all’esecrazione, gridando allo scandalo per “l’inaudita violenza”. Altri, rasentando il ridicolo hanno parlato di “infiltrazioni”. Pur di negare la realtà, hanno riesumato il complottismo, parlando di poliziotti in borghese che avrebbero provocato “il casino”. E’ triste vedere che bel web, anche siti di certo non amici del potere, siano caduti in questa trappola. Si vede che non c’erano, e si vede quanto siano distanti dalla rabbia sociale che monta. E che è solo all’inizio.

Non basta una fiammata a cambiare il corso delle cose. Ma la fiammata del 14/12 lascerà una traccia indelebile. E’ il segno che stiamo entrando in una una fase, e che non ci si entra tranquillamente, ma per strappi e fratturazioni, sociali e politiche. Questa fiammata è il segno che il risveglio sociale, tanto atteso, è in corso, avanza sotto i nostri occhi. Guai alle classi dominanti chi non vogliono prenderne atto. Guai a chi si agita per cambiare la realtà e pretende di rappresentare un’alternativa, e tenta di fare finta di niente.

Quello che si sta faticosamente mettendo in movimento non è solo rabbia, contiene incipiente l’alternativa futura. E, rispondendo a chi in questo blog si chiedeva “dove stavate compagni operai?” (vero è che il plotone della FIOM, il 14 /12 a Roma erano poco più di un centinaio), vorrei rispondere: abbia un po’ di pazienza, non sono lontani i tempi in cui anche milioni di lavoratori scenderanno in piazza e smetteranno di piagnucolare. Sempre sono i giovani i primi a protestare, ad indicare la strada.

E questo è il fatto nuovo, come ad Atene, Parigi, Dublino e Londra, anche a Roma questa strada è stata indicata. Non sarà questo potere putrido a potere fermare ciò che si sta mettendo in moto.

da Rivoluzione Democratica
16 dicembre 2010

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